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Giovedi, 17 Maggio 2012

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Tremonti: nasce la Banca del Mezzogiorno



     

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E’ stato avviato il progetto ideato dal Ministro Giulio Tremonti e finalizzato alla realizzazione della “Banca del Mezzogiorno” (BdM). Dubbi e perplessità ancora permangono per la sua effettiva applicazione anche all’interno dello stesso Governo  e, nello specifico, del Ministro per gli Affari regionali, Raffale Fitto, e il Ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo.



Se da una parte l’istituzione di questa banca viene vista come un’occasione di crescita e di sviluppo del meridione, da un’altra parte bisogna capire quale sarà il rapporto regolamentare ed economico tra il nuovo istituto e i governi regionali del Mezzogiorno. Il rischio che si può verificare è quello di non risolvere i reali problemi del territorio e, al contempo, togliere risorse preziose per altri importanti interveni.
Secondo il Ministro Tremonti, però, tale provvedimento era necessario poiché il Sud è l’unica area italiana che non ha più banche proprie.  Tra le prerogative bisogna citare una politica del credito e dello sviluppo vicina e attenta alle esigenze degli operatori economici locali; la banca, insomma, deve essere un valido supporto soprattutto per le piccole e medie imprese che non riescono a dialogare efficacemente coi grandi colossi bancari. In una conferenza a Palazzo Chigi il Ministro Tremonti ha spiegato, a grandi linee il disegno organizzativo della BdM e, nella sua esemplificazione, non distingue l’impresa pubblica da quella privata e ritiene destinatari dei finanziamenti, senza alcuna differenza: “l’albergo che vuole ampliarsi, il Comune che vuole realizzare un centro congressi, l’esercente che vuole aprire una pizzeria”. Una corsia preferenziale, invece, sarà riservata, con apposite obbligazioni, alla realizzazione delle infrastrutture.
I punti fondamentali sui quali si orienterà la Banca del Mezzogiorno sono i seguenti:

-         I componenti dell’organo di sorveglianza e della direzione della banca non dovranno essere numericamente superiori a 15.  Il Ministro per lo Sviluppo Economico Claudio Scajola sarà il Presidente del comitato e i restanti membri – rappresentanti delle realtà bancarie e imprenditoriali locali e delle Poste - saranno scelti dal Ministero dell’Economia; I governatori regionali, pertanto, auspicano che tale scelta vada anche su soggetti che conoscano a fondo il territorio e le sue criticità, sappiano dialogare e avviare un coinvolgimento operativo con le Istituzioni pubbliche meridionali.

-         Non si tratterà di una banca pubblica; nella fase di start-up si assisterà a una compartecipazione di capitali privati e pubblici anche se i fondi statali non potranno superare il tetto del 50%. Lo stato, che entrerà con cinque milioni dovrà cedere la sua quota entro cinque anni. La scommessa lanciata, del resto, è che questo istituto sia capace di vivere indipendentemente dallo stato italiano.

-         Soci della BdM, al fianco dello stato dovranno essere le Banche, soprattutto quelle che già operano al sud; Sarà compito del comitato individuare i soci privati che entreranno a far parte della banca.

-         Presenza capillare nel territorio grazie alla “condivisione” della rete di sportelli già attiva del “Banco Posta”. Questi ultimi assumentranno un ruolo importante e che porterà la BdM a essere un istituto di secondo livello caratterizzato, cioè, da una struttura centrale e una rete affidata ad altri soggetti. Proprio per questo è stato previsto che un rappresentante delle poste farà parte del comitato promotore.

-        Emissione immediata dei “Sud-bond” di risparmio per la prima ricapitalizzazione per raggiungere un ammontare complessivo di un miliardo e mezzo. Le scadenze sono fisse,  previste al termine di 18 mesi e godranno di un regime fiscale agevolato solo del 5% - invece che la normale aliquota del 12,5%. Si pone, però, un investimento massimo di 100.000 euro.

-         Le obbligazioni o i certificati di deposito – emessi non solo dalla BdM ma anche da altri istituti di credito di qualsiasi Regione Italiana - saranno finalizzati esclusivamente a progetti economici di investimento per lo sviluppo del territorio. Tali “titoli di scopo” rievocano lo stesso principio adottato dalla Banca Etica.


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