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Giovedi, 17 Maggio 2012

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Tremonti:il posto fisso come garanzia per la stabilità sociale



     

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Incuriosiscono le dichiarazioni rilasciate ieri, 19 ottobre, dal Ministro Giulio Tremonti, in occasione di un incontro organizzato dalla Banca popolare di Milano sul tema della partecipazione dei lavoratori all'azionariato delle imprese. Il Ministro “loda” il posto fisso ritenendolo una base per la stabilità sociale.

Pareri discordanti dai leader delle associazioni di categoria che tutelano i dipendenti: Guglielmo Epifani, leader della Cgil, a differenza degli altri due colleghi - più entusiasti per le dichiarazioni appena ascoltate -, rimanda il commento alle opinioni di Confindustria. Risposte secche anche da parte dei colleghi di partito del Ministro all’Economia che non ritengono “il posto fisso” un obiettivo che può essere raggiunto attraverso norme di legge: l’instabilità del mercato, infatti, porta le aziende a dei tagli, a una richiesta di mobilità o, ancora, di flessibilità oraria o stagionale. Il Ministro Renato Brunetta, che da qualche mese sta combattendo una battaglia contro la “non licenziabilità” dei dipendenti pubblici, ritiene che “la società dei salariati” è un elemento che ha connotato il secolo scorso ma che non è più applicabile: sono cambiate le regole del gioco e i lavoratori non possono che adeguarsi. Non bisogna, quindi, chiudere gli occhi e tornare al passato ma, al contrario, andare avanti e recuperare l’alleanza tra capitale e lavoro.

Coloro i quali hanno condiviso l’idea del Ministro all’Economica ritengono che la flessibilità, criterio importato con la globalizzazione, doveva comportare esclusivamente la “quantità” di lavoro e la sua distribuzione dell’arco della settimana ma, al contrario, ha modificato la “qualità” della vita e della prestazioni. Per oltre un decennio, invece, il sistema italiano ha “scarsamente” applicato alcuni principi della costituzione e ha favorito l’incremento del debito a discapito dei titoli di proprietà che, a oggi, sono in qualche modo controllati dal sistema bancario. L’affermazione di Tremonti, pertanto, può essere opportunamente commentata solo se si analizza il contesto di riferimento: negli Stati Uniti, ad esempio, vi è molta mobilità professionale e gli individui trovano assolutamente “normale” e “naturale” l’idea di poter cambiare il proprio lavoro ma, non bisogna dimenticare che nel continente americano i fondi pensione dipendono dall’andamento di Wall Street e se i titoli in borsa crollano allora sarà facile passare da una condizione agiata a una in cui si priva anche l’assistenza sanitaria. In Italia il tasso di occupazione è molto diverso e, il posto fisso, rappresenta sì un “valore” ma soltanto perché è difficile trovare dei contratti a tempo determinato o a progetto e, nel caso in cui si trovassero non è garantito un compenso analogo a quello ottenuto avendo “un 27 sicuro”. In questo caso, allora, è corretto affermare che il posto fisso diventa il progetto per costruire la propria vita, la famiglia e, perché no, accendersi un mutuo. Così come conferma Raffaele Bonanni, leader della Cisl, il precario o deve essere pagato di più e avere maggiori garanzie rispetto a chi ha il posto fisso; solo in questo modo si possono apprezzare i vantaggi del lavoro flessibile.

 


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