Si è svolto a Bologna il X Forum della Piccola Industria di Confindustria Bologna che aveva come tema “(Ri)nati per esportare”. Un incontro organizzato come bilancio consuntivo di un anno difficile e ricco di insidie. La Piccola Industria, motore trainante dell’economia italiano deve
puntare sull’innovazione e sull’esportazione.
La scelta di puntare al mercato internazionale comporta un incremento degli investimenti finanziari, una riorganizzazione aziendale non soltanto nella produzione ma anche nella commercializzazione e trasferimento dei prodotti.
Una scelta che è stata fatta da molte piccole imprese precedentemente alla crisi e che ora, a causa dell’intermittente sostegno del settore bancario, rischia di diventare una scelta funesta. Il decennio tra il 1998 e il 2008 ha visto una crescita dell’export italiano di oltre il 50%. Gli imprenditori italiani, facendo una valutazione dei rischi, prima di avviare le procedure per l’internazionalizzazione, hanno puntato sui vantaggi che ne avrebbero potuto trarre: mercati più promettenti, diversificazione dei prodotti e mercati di sbocco e, ancora, riduzione del rischio. Una scelta che era pressoché necessaria data la bassa crescita della domanda dal mercato sia italiano sia europeo.
Puntare ai mercati internazionali e alle nuove economie, quindi, non dipende dalla crisi che stiamo vivendo ma da un’evoluzione nella struttura produttiva, status economico e stili di consumo che sono nate anche sotto la spinta delle politiche macroeconomiche degli USA.
Per raggiungere questo importante obiettivo è necessario, però, una politica strategica che nasca dalle piccole imprese, tessuto capillare e basilare dell’economia italiana e che, successivamente, sia condiviso dalle istituzioni pubbliche. Una mongolfiera è stata scelta come logo del convegno, un mezzo di trasporto capace di condurre l’economia nel futuro e garantire un benessere sociale. Questo sarà possibile se si abbassano i costi di gestione e si annulla ciò che gli imprenditori identificano come “burocrazia opprimente”, “fisco nemico e sospettoso che divora i margini” e costi energetici al di sopra della media dei concorrenti esteri.
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