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Giovedi, 17 Maggio 2012

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Pari opportunità? Iniziamo dal genere femminile nei termini e modulistica



     

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I Comitati Pari Opportunità dell' ARPAT, del Comune di Firenze e dell’Università di Firenze hanno avviato un curioso studio in riferimento alla modulistica e alle comunicazioni che vengono redatte dai loro Enti. Il tema in oggetto era “l’utilizzo del genere femminile”.

I valori che spingono la società a interagire e trovare punti di contatto e integrazione, ormai da molto tempo diventano sempre più accentuati ma, la modulistica, invece, pare rimasta indietro di parecchi decenni e utilizza, quasi costantemente, la declinazione al maschile anche se la referente è donna. Sembra strano a dirsi ma se ci si sofferma sull’articolo “la” appena scritto accanto al termine “referente”, si noterà che non è così usuale trovarlo scritto!

Tale aspetto mostra come, l’accettazione della donna non soltanto nelle posizioni di vertice nel mondo del lavoro ma anche, scendendo qualche gradino, nella vita sociale di tutti i giorni è ancora culturalmente rifiutata.

I risultati della ricerca sono stati esposti durante una conferenza tenuta da Sonia Cantoni, direttrice ARPAT, Marina Capponi, Consigliera Regionale di Parità della Toscana, Chiara Zamboni, docente di Filosofia e teoria dei linguaggi all’Università di Verona, Cecilia Robustelli, docente di Linguistica Italiana all’Università di Modena e Reggio Emilia e collaboratrice dell’Accademia della Crusca

Ciò che bisogna puntualizzare, in riferimento alla lingua italiana rispetto ad altre lingue straniere come il tedesco, è che non esiste il neutro: i nomi sono al maschile o al femminile. Per utilizzare una metafora potremmo dire che la modulistica degli enti, siano essi pubblici o privati, possono essere monocolore – solo con i termini maschili – o multicolori – inglobando anche le donne -.

Come incentivare una donna ad aspirare ad un posto di dirigenza se non esiste nemmeno “l’appellativo” per il suo ruolo? Avvocato o Avvocatessa? Presidente o Presidentessa? E se, invece, sceglie di fare il Dirigente o il Docente? Risolviamo semplicemente cambiando l’articolo come ha fatto Emma Marcegaglia? Si dovrebbe dire che si tratta di sfumature sottili che non cambiano la sostanza, ma i comitati delle pari opportunità, costantemente combattono quelle che, per molti, sono considerate semplicemente “sfumature” ma che per poche, invece, non lo sono.

Il cambiamento culturale orientato al rispetto, alla valorizzazione e alla visibilità delle donne e al riconoscimento di piena parità deve passare anche attraverso un’uguale considerazione al genere femminile e maschile. Il collegamento tra il linguaggio e le discriminazioni indirette e gli stereotipi di genere, in realtà, non sono così distanti; promuovere iniziative di sensibilizzazione su questi temi, in realtà, già aiuta a cambiare la mentalità.

E’ improponibile trovare un’armonizzazione totale che annulli totalmente il problema ma, se il parlamento Europeo, con la direttiva 2006/54/CE si è posto la questione, allora vuol dire che ci troviamo di fronte a un problema sociale che deve essere risolto con la sensibilità e il supporto della linguistica e della sociologia della comunicazione di massa.

Scarica la DIRETTIVA 2006/54/CE del Parlamento Europeo
Scarica le raccomandazioni di Alma Sabatini, Presidenza del Consiglio dei Ministri e Commissione Nazionale per la Parità e le Pari Opportunità tra uomo e donna, 1987

 


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