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Giovedi, 17 Maggio 2012

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Un ambulatorio e un concorso a premi per disintossicarsi da Facebook



     

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In origine i bambini e gli adolescenti giocavano all’aria aperta senza bisogno di altro che la loro fantasia.
Poi arrivò la tecnologia, il benessere e il consumismo e le abitudini degli individui cominciarono a cambiare: i videogiochi, prima con i bambini e

successivamente con gli adulti diventarono non soltanto un modo per rilassarsi ma , addirittura, generarono una vera e propria patologia.

Ad oggi, gli individui a prescindere dall’età sono diventati “network addicted”, vale a dire totalmente dipendenti da internet e dalle porte che questa rete globale può aprire.

Non si esce più ma ci si incontra a casa, non soltanto per chi, timido cerca l’anima gemella ma anche per chiamare gli amici, raccontare la propria vita, scambiare le fotografie, comunicare eventi, insomma, siamo diventati tutti individui virtuali e il timore è che la nostra “second life” diventi non quella che ci costruiamo nel profilo del pc – o del cellulare – ma quella che quotidianamente viviamo in carne e ossa.

Ed è questa la linea rossa che non dovrebbe mai essere superata, quel punto in cui, il semplice piacere di condividere la propria vita con gli amici diventa, invece, una dipendenza dal web.

Per far fronte a queste problematiche il Policlinico Universitario "Agostino Gemelli" ha aperto a Roma un ambulatorio dedicato all'Internet Addiction Disorder (IAD) e, tradotto nella nostra lingua, altro non è che il Disordine da Dipendenza da Internet. Un luogo in curare i disturbi patologici quelli, cioè, che provocano un comportamento ossessivo verso il web. Il centro è stato creato all’interno del Day hospital psichiatrico nel quale vengono curate anche altre dipendenze, come quelle dal gioco d'azzardo, alcol e droghe. Gli ambulatori sono stati accomunati poiché l’utilizzo patologico e ossessivo di internet provoca sintomi fisici molto simili a quelli manifestati dai soggetti in crisi di astinenza da stupefacenti. Il malessere, spiega Federico Tonioni - coordinatore dell'associazione 'La Promessa', che collabora all'attività -, si trasforma in ansia, depressione e paura di perdere il controllo di ciò che accade in internet.

In collaborazione con Netdepindenza, l'agenzia d'informazione nazionale sulle problematiche legate agli eccessi di vita digitale, è stata lanciata una curiosa iniziativa: è risaputo, infatti, che la miglior cura è la prevenzione e allora, perché non cercare di evitare di raggiungere livelli critici aiutando il soggetto a liberarsi da solo da questo potente strumento mediatico?

Enzo di Frenna, presidente dell’agenzia ha lanciato dal suo blog – canale in apparenza paradossale per liberare i soggetti da tale patologia ma, al contempo funzionale per raggiungere i “dipendenti digitali”- un concorso rivolto a chi possiede un account su facebook. Il premio in palio è un soggiorno in un agriturismo e il vincitore sarà quello che avrà eliminato più amici dalla sua bacheca. Per dimostrare la corretta modalità basta scattate la foto del numero degli amici che appare alla sinistra del proprio profilo, prima e dopo averli eliminarti.

Ciò che appare un gioco o una semplice selezione dei contatti non utilizzati, così come comunemente si fa quando la rubrica del cellulare è piena, è in realtà, una cura efficace che permette di “contenere” il numero dei contatti su face book a quelli realmente utilizzati e con i quali il soggetto ha un vero legame di conoscenza e amicizia.

Certo, fatta la legge trovato l’inganno: i soggetti dopo aver cancellato i contatti per partecipare al concorso – e, quindi, dopo essersi “disintossicati” - non dovrebbero, conclusa la selezione, ricominciare a chiedere amicizie virtuali in modo ossessivo!

 Per coloro che ne avessero bisogno l’'ambulatorio è attivo dal lunedì al venerdì dalle 9,30 alle 13,30. La terapia prevede tre fasi: un colloquio iniziale, incontri successivi per individuare la psicopatologia sottostante, eventualmente contenuta con un'appropriata terapia farmacologia, e l'inserimento progressivo in gruppi di riabilitazione.

 


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