Recentemente l’Italia ha annunciato di voler applicare una tassa sul lusso utilizzando i database delle assicurazioni. La Corte Europea, dopo aver attentamente analizzato la proposta italiana ha posto un veto ritenendo la procedura “un aiuto di stato”.
La giurisdizione comunitaria non è nuova di tali interdizioni per il nostro paese poiché già era intervenuta per abolire una tassa sul lusso che era stata varata in Sardegna. La normativa voluta dal Governo Soru prevedeva un ulteriore tributo per l’ormeggio delle barche da diporto, il transito degli aerei privati e l’imposta comunale di soggiorno.
La motivazione addotta è che “l’imposta regionale sullo scalo turistico di aeromobili e di imbarcazioni, che grava sui soggetti aventi domicilio fiscale al di fuori della Regione, è in contrasto con il principio della libera prestazione dei servizi e costituisce quindi un aiuto di stato”.
I promotori della norma che è stata abolita con la Finanziaria regionale 2009, sostengono che l’obiettivo non era quello di applicare una sovrattassa per i ricchi bensì un modo per tutelare e salvaguardare l’isola e devolvere il ricavato ad azioni per lo sviluppo regionale. Le critiche, in quel periodo, furono molto accese e videro la partecipazione di personaggi dello spettacolo, come ad esempio Flavio Briatore, che sottolineava il volume di soldi che già arrivava sull’isola proprio grazie al soggiorno di persone facoltose.
La vicenda, che è stata sollevata dopo l’approvazione della Finanziaria 2006, aveva avuto un seguito istituzionale e giuridico. Il ministro degli Affari Regionali, Linda Lanzillotta, nel 2007 aveva sottolineato che "le norme impugnate che introducono nuove imposte - o modificano la disciplina di imposte esistenti -, presentano numerosi profili di apparente illegittimità costituzionale". Il 13 febbraio 2008 la Corte Costituzionale aveva giudicato parzialmente illegittime le “tasse sul lusso” introdotte in Sardegna per la parte relativa agli immobili poiché "con l’introduzione dell’imposta sulle seconde case ad uso turistico e delle plusvalenze dei fabbricati adibiti a seconde case, la Regione sarda ha violato alcune norme dello Statuto e dei principi del sistema tributario dello Stato, mentre non vi è stata violazione della legge che ha modificato il Titolo V della seconda parte della Costituzione".
La decisione della Corte Europea è arrivata dopo la segnalazione che è stata avanzata dalla Corte costituzionale italiana il 21 aprile 2008 sulla base dell’impugnazione da parte del Governo della norma varata dalla giunta sarda.

















