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Giovedi, 17 Maggio 2012

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Poco tutelate a livello legislativo le donne che scelgono di essere imprenditrici e mamme



     

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Le leggi sulle pari opportunità, grazie anche alle “quote rosa” che per legge devono essere garantite, consentono alle donne di entrare nel mondo del lavoro e di avere determinate tutele che non sono messe in discussione; una di queste, ad esempio, è il periodo di astensione per maternità.

Sebbene tale opportunità è stata autorizzata anche per i padri, sono le “mamme” che, a tutt’oggi, riescono a ottenere più facilmente questi permessi di lavoro.

Su quanto detto nessuno ha da ridire, certo, le tutele ancora non hanno dei livelli ottimali ma, la lotta per i diritti delle donne ha portato ad avere, quantomeno, un livello accettabile. Tutt’altro discorso, invece, nel caso in cui si parli di una mamma che, di mestiere, fa l’imprenditrice. Se si affronta il tema dell’incremento delle aziende rosa bisogna “prendere di petto” gli elementi di fragilità ad esse connesse e adottare degli strumenti finanziari, siano essi nazionali o regionali, che vadano concretamente a risolvere il problema.

La tematica è stato ribadita da Rossella Sorini, Presidente C.N.A. Impresa Donna Arezzo, che afferma: “Le donne adottano sistemi di conciliazione tra lavoro e famiglia, ma la nascita dei figli resta un momento ancora critico per il mantenimento del lavoro. Una donna che lavora in proprio è meno tutelata delle lavoratrici dipendenti e la conciliazione dei ruoli talvolta rischia di pregiudicare la continuità della propria attività o di determinare la rinuncia a fare figli”.

La conciliazione dei due ruoli, professionale e quello, ben più antico, del “focolaio domestico” in Italia è molto più difficile e, per mantenerlo la donna deve affrontare un costo superiore rispetto alla medesima attività in altri paesi europei quali Svezia, Francia o Danimarca.

Un esempio in tal senso è lo scarsissimo sostegno che si ha con gli asili nido, insufficienti per garantire un servizio universale e quelli privati, talvolta, vanno al di sopra delle possibilità di spesa.

La soluzione, in realtà, è abbastanza semplice da ottenere ed eterogenea nelle azioni: occorre rendere flessibili i servizi, modulare gli orari per sostenere  le esigenze delle donne imprenditrici che hanno responsabilità di lavoro non facilmente delegabili o modulabili nel tempo da impiegare. Basterebbe, inoltre, affrontare il problema sociale come un fenomeno che riguarda la collettività e creare delle politiche pubbliche elaborate in concertazione con le parti sociali. E’ statisticamente provato che i paesi in cui tali servizi sono presenti e attivi sul territorio il tassi di fecondità sono più alti.
Il C.N.A. di Arezzo non si ferma all’analisi delle problematiche ma passa alla pratica proponendo di creare un sistema automatizzato e facilmente accessibile per la titolare d’impresa che sceglie di conciliare la vita familiare con il lavoro. La Sorini ipotizza varie azioni: “Un sistema di detrazione fiscale o credito d’imposta o voucher che sostenga la possibilità che il titolare d’impresa o suoi coadiuvanti, in caso di maternità, malattia, formazione, presenza di figli minori, disabili a carico ovvero anziani non autosufficienti possano essere sostituiti, in tutto o in parte, avvalendosi di soggetti in possesso dei necessari requisiti professionali”.

 


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