A circa due anni dalla sua nascita, l’Apulia Film Commission (APC), “taglia il nastro” del “Cineporto” di Bari, il secondo in Italia (dopo Torino), nonché il primo del Sud. Si tratta di un luogo magico e reale allo stesso tempo, dove la realtà diventa sogno e i sogni sembrano realtà. E’ il Presidente della
fondazione AFC, Oscar Iarussi a spiegarne la funzione con alcune espressioni quali: “Un approdo per le produzioni cinematografiche e televisive che verranno in Puglia ed in particolare nel barese”, “Un porto del cinema”, ma anche “Un contenitore culturale per la città”
-Luogo fruibile dalle produzioni, che avranno a disposizione tutti quegli strumenti tecnici e organizzativi finalizzati alla realizzazione di un film, fatta eccezione per la fase delle “riprese”. Peraltro, come ha spiegato Silvio Maselli, direttore dell’APC, “la Fondazione ha già erogato servizi e finanziamenti al cinema italiano ed internazionale fin dal luglio 2007, ospitando da allora circa cento produzioni. Tra queste, ad esempio, spiccano “L’uomo nero” di Sergio Rubini, che per nove settimane ha girato a Lecce, o ancora, “Mine Vaganti” del grande Ferzan Ozpetek, ambientato nel Salento”.
-Spazio culturale aperto al pubblico.
La struttura, “ospitata” dalla Fiera del Levante, presenta una superficie di 1200 km, occupati da uffici di produzione, una sala casting, una sala costumi, un deposito per la realizzazione di scenografie. Una zona del “cineporto”, inoltre, comprende un cinema digitale dotato di 96 posti a sedere e una sala dedicata all’allestimento di mostre d’arte. Costo complessivo 597.000 euro, reperiti in parte tramite un Accordo di Programma Quadro curato dalla Regione Puglia di 400.000 euro, in parte “elargiti” dalla stessa Apulia Film Commission.
Il progetto attuato da quest’ultima con la costituzione del Cineporto, risulta essere encomiabile quanto alle finalità, non solo quelle esplicitate dalla stessa Fondazione, ma anche quella più profonda sottolineata dal Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola: “Questa è la nostra risposta alle barbarie di Rosarno. Tutti i lettori saranno a conoscenza di quella serie di fatti criminali di violenza posti in essere da alcuni cittadini di Rosarno, nei confronti di cittadini stranieri ivi residenti”. Rispetto a questi episodi, che pure non rappresentano il “normale” modo di comportarsi degli italiani, la risposta che si deve dare è la cultura, l’arte. Oggi più che mai si deve investire in questo settore, dotato di una grande “forza pedagogica” di formazione del Civis, termine col quale i latini si riferivano non solo al cittadino come appartenente ad un determinato spazio geografico, ma come cittadino che condivide con altri, anche stranieri, il godimento di una serie di diritti.
La Puglia oggi riscatta la sua immagine dallo stereotipo di inciviltà scaturito di recente dal “caso Rosarno”, riemergendo come terra meravigliosa dove i paesaggi tolgono il respiro, dove la gente è solare ed accogliente, dove la cultura è viva ed in fermento; Puglia come catalizzatore del “bello” e non più come specchio di intolleranza, brutalità e irragionevolezza!
A cura di Enza Guagenti
















