A pochi giorni dalla conclusione del vertice informale Ue - Usa sulla sicurezza, tenutosi a Toledo tra i 27 Ministri degli Interni europei, nonché guidata dal Presidente UE di turno, Alfredo Rubalcada , emergono due linee d’azione contrapposte in relazione all’adozione dei c.d. “body scanner”, quei
dispositivi che consentono la scansione del corpo, finalizzata alla prevenzione di attentati terroristici. L’una, improntata alla prudenza, fa capo all’Unione Europea ed è stata espressa dal Ministro degli Interni spagnolo (Rubalcada); l’altra mette al primo posto l’incolumità dei viaggiatori, anche “a sacrificio” della libertà personale alla salute e alla privacy, e vede schierata in prima fila l’Italia.
Così, in un contesto di “incertezza” da parte dell’Ue, che attende l’esito di un rapporto della Commissione Europea atto a verificare l’efficacia di tale strumento e le ripercussioni sulla salute umana, nonché sul godimento dei diritti alla privacy e alla dignità personale, l’Italia mostra una netta propensione all’istallazione dei “body scanner”, ricavando le proprie certezze da una comparazione tra diritti. In altri termini, poiché il diritto a non morire per mano di una qualsivoglia organizzazione terroristica, è di gran lunga più importante del diritto alla privacy, allora è quest’ultimo che va sacrificato.
Il punto, allora, è se abbia “ragione” l’inquilino del Viminale, o il “resto” dei Paesi europei, e quali siano i “pro” e i “contro” da appurare.
Ebbene, sembra assodato che oggi più di prima – dall’undici settembre fino all’ultimo attentato del 25 dicembre sul volo Amsterdam-Ditroit - la questione della sicurezza mondiale richieda soluzioni forti e rassicuranti, come quelle che potrebbero offrire gli strumenti di scansione del corpo, ma bisognerà usarli con cautela, soprattutto nei confronti di viaggiatori abituali, come hostess, piloti, ma anche imprenditori che lavorano facendo la spola tra un aeroporto e un altro, perché sottoporre il loro corpo all’esposizione continua di raggi X, potrebbe essere dannoso alla loro salute.
Altra questione è quella relativa alla effettiva efficacia dei dispositivi . I dubbi appaiono legittimi se si fa riferimento a un altro strumento di sicurezza aeroportuale, usato in America per rilevare la presenza di esplosivo: il “puffer”, una sorta di cabina che, attraversata, capta qualsiasi traccia di esplosivo. O perlomeno dovrebbe, perché in realtà in molti casi non l’ha fatto, tanto da essere ritirata dagli aeroporti americani.
La stessa inefficacia potrebbe caratterizzare i “body Scanner”. Così, infatti, si è espresso un esperto di sicurezza come Bruce Schneier : “Saranno un flop”, perché “Queste macchine non vedranno cose nascoste dentro il corpo umano; né esplosivi a bassa densità, o sparsi finemente”.
Per avere delle risposte più chiare bisognerà attendere le sperimentazioni. Nel frattempo, si potrebbe semplicemente sostenere che se questi strumenti di sicurezza non costituiranno, con ogni probabilità, la “panacea” di tutti i problemi di sicurezza, certamente, rappresenteranno un leit motiv in grado di costituire una nuova lobby: quella dei produttori di body scanner, che premeranno sui Governi di tutto il mondo mossi da una logica affaristica, più che improntata alla soluzione della questione della sicurezza !
A cura di Enza Guagenti

















