Lo Stato continua le trattative per non chiudere lo stabilimento di Termini Imerese (Palermo). Il Ministro Scajola conferma che ci sarebbero almeno 5 o 6 candidati disposti ad assumersi la gestione del compartimento industriale; i nomi si conosceranno soltanto il 5 febbraio a Roma all’incontro con
la Fiat e le parti sociali. Da indiscrezioni che sono trapelate pare che l’imprenditore Simone Cimino, presidente e amministratore delegato del fondo di private equity Cape Natixis, con altri partner internazionali – tra i quali il gruppo indiano Reva -, sia disposto ad occuparsi dello stabilimento che intende trasformare in un centro innovativo per la produzione di veicoli ecologici da commerciare anche al di fuori del territorio regionale e nazionale ma anche Nord Africa, Turchia, Francia e Spagna.
Una soluzione che può essere utile in tutte le zone attente alla qualità dell’aria. Un progetto di riqualificazione industriale è stato già presentato dall’a.d. Cimino a Giuseppe Tripoli, delegato del Ministero dello Sviluppo Economico per la questione “Termini Imerese”, ed è stato definito “Sunny car in a Sunny Region”. In previsione c’è l’utilizzo del fondo CAPE che è partecipato dalla Regione Siciliana, Cape Live, Unicredit, Natixis e Fondo europeo degli investimenti. Oltre alla produzione di vetture (2 e 4 ruote) elettriche, il gruppo prevede di avviare:
-sviluppo e soluzioni di mobilita' solare;
-costruzione e gestione di una rete per la produzione e la raccolta di energie rinnovabili.
Un progetto, quello auspicato dal gruppo diretto da Cimino, che andrà in porto a prescindere dall’acquisizione di Termini Imerese; nel caso in cui tale trattativa non andasse in porto, infatti, la produzione si sposterebbe nel versante catanese dove è insediato un distretto dell’elettronica.
I fondi per sono ingenti:
-Sunny Car Mobility Solution Company mette a disposizione 400 mln per produrre dalle 30 alle 60 mila vetture elettriche all’anno attingendo alla gamma indiana.
- Charging Infrastructure Company si occuperà di accumulo ed erogazione di energia solare investendo altri 400 mln per la creazione di 2 mila “Solar station” in tutta la Sicilia. Tali strutture serviranno all’utente per ricaricare il veicolo – non la batteria – con delle speciali carte.
Un piano di sviluppo della Sicilia e una garanzia per l’occupazione che provvederà a mantenere in servizio circa 3.500 lavoratori e, come precisa Cimino, “con un rapporto tra investimento e occupato di circa 267 mila euro per occupato, uno dei più bassi che si possano immaginare oggi nell'industria”.

















