Nel corso della presentazione dell’Osservatorio del Tagliacarne per la Provincia di Caltanissetta si è svolta una tavola rotonda moderata dal Direttore del Giornale di Sicilia, Giovanni Pepi e alla quale hanno preso parte
Marco Venturi, Assessore Regionale alle Attività Produttive (nella foto); Mario Centorrino, Assessore alla Formazione e al Lavoro Regione Sicilia in rappresentanza del Presidente Raffaele Lombardo,Claudio Barone, Segretario Generale UIL Sicilia, Maurizio Bernava, Segretario Generale CISL Sicilia, Giovanni Felice, Presidente Confesercenti Sicilia, Tarcisio Sberna, Presidente Confartigianato in rappresentanza di Filippo Ribisi,Presidente regionale Presidente, Carmelo Guerrieri, Presidente CIA Sicilia, Nino Salerno, Direttore Confindustria Palermo in rappresentanza di Ivanhoe Lo Bello, Presidente regionale.
Il lavoro, infatti, deve essere considerato come un’esigenza etica che deve essere difesa, valorizzata e da considerare come il pilastro di un’economia che cresce. E’ vero, infatti, che la crisi è stata indotta da meccanismi di carattere finanziario ma non bisogna dimenticare che sono cambiati anche gli assi economici: la Sicilia deve tornare ad essere il fulcro dell’economia nel Mediterraneo così come era nel passato. E’ nella consapevolezza di tutti che nel 2013 finiranno i fondi europei e, tutti i relatori, hanno concordato nella necessità di agire “bene e subito” per garantire il futuro dell’isola. “La centralità – afferma Giovanni Felice – deve essere conquistata con azioni concrete e non barricandosi dietro un posizionamento geografico”. Non bisogna, infatti, parlare di possibilità che, al condizionale, si “potrebbero” adottare ma assumere un carattere imperativo di “obbligo ad agire” per il bene della collettività. Istituzioni pubbliche e organizzazioni private adesso devono ragionare su patti reali in concertazione con i produttori locali, cercare un mercato di sbocco reale e che consenta alle aziende di competere e crescere.
L’Assessore alla Formazione e al Lavoro, Mario Centorrino, ha sottolineato che la spesa della regione è strettamente correlata all’economia privata. “Sono incoraggianti – prosegue – i suggerimenti dei sindacati che mettono in luce le criticità del territorio” e, in riferimento ai fondi europei l’assessore denuncia il fatto che “i privati non osno riusciti a dare il contributo auspicato. I finanziamenti UE sono stati poco utilizzati e soprattutto dalle PMI che, in realtà, erano le vere destinatarie dei progetti”. L’assessore non nasconde il fatto che una delle cause possano essere stati gli eccessivi adempimenti burocratici e una pessima comunicazione tra soggetti pubblici e privati ma “Lombardo ha creato un Governo con 5 tecnici; per la Sicilia è un’innovazione che si auspica diventi un valore aggiunto”.
Condivide la posizione anche Nino Salerno, direttore di Confindustria: “Dobbiamo essere attrattivi da protagonisti e non da coloni e dice bene l’assessore Venturi quando afferma che l’immobilismo crea disoccupazione e frena lo sviluppo”. E’ necessario, infatti, imparare ad attrarre gli investimenti e soffocare la fuga dei cervelli.
Produrre, quindi, ma anche saper gestire le proprie risorse poiché, Carmelo Guerrieri sottolinea che non serve a nulla produrre per il comparto agricolo il doppio del PIL nazionale se poi non si hanno le capacità di trasformare le risorse con una piattaforma industriale: “Bisogna liberarsi dal limite di fare imprese attraverso la politica e utilizzare la politica come centro di dibattito per far sentire i nostri bisogni e interessi”.
Ciò che le imprese chiedono al Governo Siciliano, in realtà, è semplicemente quello di “lasciargli fare il proprio mestiere”, liberarli dagli immobilismi burocratici che al Sud, molto più che in altre regioni, pesa a volte in modo eccessivo. Gli imprenditori, a prescindere dal settore di appartenenza, non chiedono assistenzialismo ma proposte per lo sviluppo.
I lavori sono stati conclusi dall’Assessore alle attività produttive Marco Venturi che ribadisce la necessità di creare sviluppo attraverso uno spostamento dei fondi dal pubblico al privato e aiutare gli imprenditori a crescere da soli: “I contributi a fondo perduto – continua – sono una droga per la crescita economica della nostra regione e ha lasciato molti cadaveri in tutte le province. Il risultato è stato quello di produrre tanti lavoratori disoccupati che, però, non possono essere assorbiti dalla Regione”; questa soluzione, infatti, porterebbe o il collasso dell’ente pubblico o lo sperpero di risorse che potrebbero meglio essere utilizzate per progetti di sviluppo. “In Sicilia – conclude l’Assessore – non si vedono i fondi spesi provenienti dall’Europa perché sono stati parcellizzati da una logica clientelare. La politica, al pari delle imprese, deve cambiare la propria visione e affrontare una logica di mercato lontana dalla visione clientelare”.


















