All’inizio di marzo la Camera Alta del Parlamento indiano ha approvato un disegno di legge sulle cosiddette “quote rosa”, che prevede di alzare al 33% il numero di seggi riservati alle donne nella Camera Bassa e nelle
assemblee statali. La proposta, che era già stata avanzata senza successo nel 1996, ha scatenato le proteste dei Parlamentari, intimoriti da una possibile riduzione della preponderanza maschile in politica.
Hanno fatto discutere, inoltre, le dichiarazioni dell’esponente sciita del distretto indiano del Lucknow Maulana Syed Kalbe Jawwad, che ha espresso il suo parere sfavorevole sulla questione, consigliando alle donne musulmane di astenersi dalla politica e concentrarsi sulla famiglia. Quest’ultimo si è espresso dicendo che le donne musulmane “dovrebbero divenire madri di bravi leaders, invece di pensare a divenire esse stesse leaders”. Sul disegno di legge si è pronunciata anche l’istituzione islamica del Lucknow Nadwatul Ulema, emettendo una fatwa (ovvero l’interpretazione della Sharī’a sul tema) contro la partecipazione delle donne alla vita politica.
Il dibattito sulla proposta continua, anche se l’iter è ancora lungo: ci vorranno almeno altri due anni per l’effettiva conversione in legge, dato che, in caso di approvazione della Camera Bassa, il disegno di legge deve essere esaminato da ogni stato indiano, cosa che richiede circa un anno. È necessaria la ratifica da parte della metà degli stati (14 su 28) affinché possa divenire legge ad ogni effetto.
A cura di Interprofessional Network

















