Domenica, 5 Febbraio 2012

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Intervista a Riccardo Paterni: i valori del rugby applicati all’azienda


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Intervista a Riccardo Paterni: i valori del rugby applicati all’aziendaNel corso del convegno “Formazione Esperenziale: dal campo all’azienda” abbiamo intervistato il Relatore Riccardo Paterni, fondatore di Professione Lavoro, coordinatore di SaperePerFare.it co-autore del libro

Rugby dal Campo all’Azienda. Oltre il semplice fare squadra”.

I valori del Rugby applicati all’azienda, un’analogia curiosa, ci spiega da dove è nata?
L’analogia è nata dal fatto che le aziende devono essere sempre più concrete e ricche di sostanza e, questo sport, mette in evidenza questi aspetti. Spesso il rugby viene identificato come uno sport violento ma, chi lo conosce bene sa che la vittoria si costruisce con strategie pianificate in precedenza e con un buon lavoro di squadra.

Strategia goal oriented e spirito di gruppo innanzi tutto ma spesso nello sport si vedono casi in cui non si raggiunge l’obiettivo perché, nonostante i suggerimenti dell’allenatore, i giocatori vogliono “essere protagonisti”. Cosa suggerirebbe a un manager che vuole avere successo ma non riesce a guidare i propri dipendenti?
Questo è un aspetto centrale sia nell’azienda che nel rugby. E’ risaputo che l’egoismo e il protagonismo di un soggetto porta, talvolta a un esito disastroso per l’azienda. Il Rugby non è uno sport che evidenzia il protagonismo del singolo ma per definizione questo sport si vince “a squadra” e bisogna guardare il mondo di un’organizzazione aziendale sana proprio in questo senso. E’ fondamentale allontanare gli aspetti egoistici in un’azienda per assumere quelli altruisti per approfittare della diversità culturale e professionale a vantaggio dell’azienda.

Cosa intende dire quando parla di “dipendenza - indipendenza – interdipendenza”?
Questo è un aspetto che bisogna mettere in evidenza perché troppo spesso nelle aziende non si dà spazio alle persone e lasciarle libere di diventare autonome. Si tratta, in questo caso, di un rapporto di “dipendenza” che limita le possibilità di sviluppo dell’azienda. Si parla di “indipendenza”, invece, quando si porta il soggetto ad agire da solo, come un professionista che si specializza nel proprio campo. Al tempo stesso questo non basta perché l’azienda deve portare il proprio capitale umano a interagire in un rapporto di “interdipendenza” al fine di mettere insieme valori, saperi e competenze utili allo sviluppo dell’organizzazione della quale fanno parte. Le aziende devono lavorare in modo fluido e interconnesso, solo in questo modo potranno gestire situazioni complesse e, al tempo stesso, ottimizzare le risorse.

Quanto, secondo lei nel panorama italiano l’imprenditore è consapevole del proprio capitale umano e lo sfrutta al meglio?
Gli imprenditori spesso non sono consapevoli del capitale umano, vedono i propri dipendenti come “persone” e non come individui da valorizzare e sfruttare per le finalità dell’azienda. In realtà bisogna parlare di “risorsa” umana bensì di capitale da sfruttare sia come singola individualità sia come membro di un gruppo e per questo lo sport come il rugby con le sue leggi, strategie e valori etici può essere utile per acquisire un’esperienza utile da poter applicare in azienda per vedere il capitale umano come elemento di sviluppo aziendale.

Guarda la video intervista

A cura di Marcella Sardo

 


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