Fini dichiara pubblicamente il suo intento di restare all’interno del Pdl e non costituire nuovi gruppi autonomi sempre interni alla maggioranza. Il suo dissenso, che mai ha mirato a scissioni o voto anticipato, però, non deve
essere interpretata come una mancanza di carattere o di assenza di coraggio ma come un politico che si approccia con uno “spirito costruttivo, ma anche un minimo di dignità è doveroso”.
Gianfranco Fini invita Silvio Berlusconi, cofondatore del Partito della Libertà ad accettare il dissenso e ad andare avanti costruendo un partito che si faccia portatore degli interessi di tutti. Il Presidente della Camera sottolinea che il Pdl è un “progetto politico riuscito solo in parte”;
non si tratta, quindi, né di gelosia né di interessi nella costituzione dell’organigramma interno ma di un interesse esclusivamente orientato alla politica. “Non ho intenzione di togliere il disturbo e di stare zitto” ha precisato l’ex leader di Alleanza Nazionale durante una riunione coi suoi alleati più stretti ma è necessario riconsiderare il rapporto con la Lega.
Il Presidente della Camera ha rimesso in cima alle priorità le questioni del Mezzogiorno e della coesione sociale perché crede che questo sia strategico per lo sviluppo del paese e non c’entrano nulla le questioni passate con il Ministro Tremonti. Per quest’ultimo, anzi, Fini ha parole di grande stima “Tremonti è un ottimo ministro che ha fatto un ottimo lavoro, senza di lui oggi avremmo fatto la stessa fine della Grecia”.
Nessuna critica diretta, quindi, ma delle “proposte” che meritano di essere valutate con attenzione e coscienza. “ci sono delle fasi in cui ciascuno si deve guardare allo specchio e decidere se si e' disposti a rischiare per le proprie idee ed io questo lo sto facendo”.
Fiducia e solidarietà nell’operato di Fini è stato concretizzato in un documento che è stato firmato da 74 parlamentari - 41 deputati e 33 senatori – e il sindaco di Roma, Gianni Alemanno. Tra i primi a sottoscrivere il documento sono stati Maurizio Gasparri, Ignazio La Russa, Altero Matteoli e Giorgia Meloni.
Ciò che bisogna fare, ribadisce l’ex leader An è allontanare chi non ha interesse a portare avanti in modo costruttivo il partito e che, in questi giorni, ha “seminato zizzania” rilasciando dichiarazioni di presunte scissioni delle quali non si è mai discusso.
















