Ancora polemiche e commenti per la vicenda interna al PdL. Dopo che Fini ha raccolto i suoi “fedelissimi” per spiegare le motivazioni del dissenso avanzato anche Berlusconi intende dire la sua.
Per gli sviluppi della questione bisognerà attendere la riunione della direzione del PdL che oggi si sta svolgendo all’auditorium della Conciliazione di Roma ma intanto la situazione, fino ad ora è diventata molto calda.
Il PdL, come ha tenuto più volte a precisare anche l’ex An, è un partito che nasce dal popolo e non aveva l’intenzione di accorpare più partiti ma di crearne uno nuovo con una comunione di intenti.
Berlusconi, quindi, auspica che non ci sia alcuna scissione ma di certo non riconoscerà che si sviluppo all’interno del partito una corrente interna che potrebbe destabilizzare tutto il sistema della maggioranza. Nei giorni scorsi, del resto, si è visto come le polemiche avanzate dalla discussione tra le due autorità politiche aveva acceso ipotesi di riconvocazione degli italiani al voto.
A buttare acqua sul fuoco ci si mette anche la Lega che riterrebbe necessario un nuovo voto in caso di scissione tra i Finiani e i Berlusconiani; agli italiani, in definitiva, si dovrebbe chiedere una riconferma della fiducia mostrata al premier. Ad essere messa in discussione, infatti, è la governabilità del paese; ciò su cui punta Fini, del resto, è una maggiore attenzione alla questione politiche del mezzogiorno e della coesione sociale.
Una coabitazione tra più correnti è, secondo il parere del premier, assolutamente impensabile e a tal proposito commenta: “Voi dite che Fini non vuole rompere, ma se io riconosco la sua minoranza mi ritrovo il Vietnam in Aula, con imboscate continue. Sotto c’è una manovra di palazzo e io non ci sto – e la minoranza, continua Berlusconi - si dovrà adeguare alla maggioranza, nel rispetto della disciplina di partito anche quando si vota in Aula”. Continua, quindi, il pugno di ferro e se Fini “sbandiererà” un documento che riporta in calce la firma di molti ministri ed esponenti politici allora anche Berlusconi produrrà il uso documento nel quale farà firmare dei principi inderogabili – tra i quali l’accettazione del programma del governo - che legittimano l’appartenenza al PdL. Un documento che il premier auspica sia firmato dall’intero partito, minoranza in dissenso compresa poiché l’obiettivo ultimo è ancora quello di non arrivare alla conta dei voti e alla scissione del partito. “Se non arriveranno risposte noi non sottoscriveremo nulla” tiene a precisare il Presidente della Camera che mal digerisce la nuova “sudditanza” alla Lega.
Dall’esterno la “guerra fredda” che si sta svolgendo all’interno del partito ricorda più una partita a carte durante la quale ogni giocatore tiene in mano il suo punto per scoprirlo solo se non potesse fare altrimenti.
A cura di Marcella Sardo

















