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Giovedi, 17 Maggio 2012

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Ddl intercettazioni: il PD invia una lettera al Presidente Fini



     

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Ddl intercettazioni: il PD invia una lettera al Presidente FiniIl Vice Segretario del Partito Democratico, Enrico Letta, annuncia battaglia alla Camera sul Ddl “intercettazioni” licenziato positivamente quale giorno fa al Senato.

Letta ha annunciato che il PD farà ogni possibile sforzo per cambiare il provvedimento alla Camera dei Deputati dichiarando come: “sarà un Vietnam per la maggioranza”.
In particolare i democratici hanno inviato al Presidente della Camera, Gianfranco Fini, e al Presidente della Commissione Giustizia, Giulia Buongiorno, una lettera affinché “non vengano soffocati i tempi del dibattito” in aula.
Il Partito Democratico “non accetterà alcuna forzatura” riguardo alla discussione del Ddl che approda alla Camera dopo il via libera del Senato: secondo il regolamento di Montecitorio, evidenzia Dario Franceschini (PD), il provvedimento non potrà essere discusso in aula prima del mese di settembre.

Fini – scrive Franceschini – distingua il suo ruolo politico dentro il Pdl e il suo ruolo di garanzia come presidente della Camera. Il disegno di legge è alla Camera in terza lettura; è stato 14 mesi a Montecitorio in prima lettura, un anno e 15 giorni al Senato, dove ha subito delle modifiche rilevanti che lo hanno peggiorato. Per esaminarlo occorrono i tempi regolamentari. In base al regolamento della Camera – scrive ancora Franceschini – il provvedimento non può arrivare in aula prima di settembre. Scriverò al presidente Fini e alla presidente Buongiorno chiedendo di evitare ogni forzatura e di rispettare gli articoli 24, 49 e 81 del Regolamento della Camera che assicurano precise garanzie; e cioè che il provvedimento stia due mesi in commissione; che ci sia il voto segreto, come è avvenuto in prima lettura; e che il contingentamento dei tempi possa avvenire dopo un mese di discussione. Sono evidenti - ha insistito il capogruppo del Pd - le esigenze di rispettare il regolamento; non si può soffocare il dibattito in commissione a giugno, per portare il provvedimento in Aula a luglio. Il calendario di giugno e quello trimestrale - conclude Franceschini - sono stati già approvati, e noi siamo contrari a cambiarlo; a questo punto lo può modificare solo una decisione monocratica del presidente Fini”.

A cura di Francescochristian Schembri


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