Terza prova per gli esami di stato 2010; oggi gli studenti italiani si cimenteranno nel famoso “quizzone”. La prova, inserita nel 1999 con la riforma per conseguire la maturità, è caratterizzata da
domande che la commissione d’esame elabora sulla base del programma svolto dalla classe.
Manca, come è stato per la prima e seconda prova d’esame, la direttiva ministeriale.
Le modalità di svolgimento possono essere di tre tipologie e quella più idonea per gli studenti è quella indicata nel “documento del 15 maggio” elaborato dal collegio di classe. Si tratta di:
-domande a risposta aperta con un massimo di righe indicato (di solito sono da 4 a 8 righe). Sono in media 3 per ogni materia. Se la pochezza di spazio può a un primo impatto sembrare positiva per gli studenti che non devono ampliare eccessivamente il discorso da un altro punto di vista bisogna sottolineare che si tratta di domande mirate e molto più invasive di quelle che si potrebbero trovare nella seconda tipologia.
-domande a risposta aperta con una maggiore quantità di righe a disposizione (circa una ventina). In tal modo la risposta, basata su un argomento più ampio, richiederà ugualmente una buona capacità di sintesi ma avrà un’impostazione saggistica.
-domande a risposta chiusa. Si tratta, anche questa volta di un questionario che include più materie. Gli studenti, spesso, vorrebbero questa prova perché ritengono che sia più facile copiare o con un semplice gesto passare la risposta. In realtà non è sempre così; innanzi tutto perché alcune commissioni potrebbero decidere di cambiare l’ordine delle domande o delle risposte in modo da rendere più difficoltoso il passaggio e, anche in solitudine, non sempre è così facile da approcciare. Le risposte, infatti, sono generalmente caratterizzate secondo lo schema: “1 completamente sbagliata, 1 giusta, 1 simile o probabile”. In questo modo è facile trarre in errore anche lo studente più preparato lasciando quasi al caso l’esito della prova. Anche l’uso eventuale di “bigini” acquistati o schemi preparati precedentemente a mano e inseriti in una cartucciera (non prendiamoci in giro, queste cose capitavano nel passato e continuano ad essere tramandate per generazioni) risulta molto difficile. Il tempo a disposizione, inoltre, è troppo scarso per permettere un’analisi completa dei “materiali” esterni a tutto ciò che riguarda la materia grigia.
E allora non bisogna far altro che augurare agli studenti un “in bocca al lupo” e augurare loro di avere ben studiato e saper svolgere il compito.
I punti a disposizione per questa prova, come per il tema e per la prova specialistica del corso, sono 15; un punteggio che può diventare fondamentale per gli allievi che aspirano a ottenere il bonus di 5 punti. Il ministero, infatti, ha previsto che gli studenti possono beneficiare di questo incremento solo se raggiungono almeno il punteggio di 70 come sommatoria di scritto e orale (escludendo, quindi, il credito formativo scolastico che hanno come base di partenza).
Le prossime generazioni in arrivo, però, non si devono “cullare” sulla comprensione di queste prove, il Ministro Gelmini, infatti, “promette” nuove riforme e un esame di stato che sia sempre più conforme con quello europeo… bisogna capire, adesso, se questo sarà per i giovani e per la loro preparazione scolastica un vantaggio oppure no.
A cura di Marcella Sardo

















