Il Ministro dell’Interno Roberto Maroni, magistrati e alte cariche delle forze dell’ordine: c’erano tutti quest’oggi a Palermo alla commemorazione in ricordo di Carlo Alberto Dalla Chiesa. Il Presidente
della Repubblica, seppur non fisicamente, non ha voluto mancare a questo importante appuntamento e ha inviato un messaggio al Prefetto del capoluogo siciliano. Nella lettera Napolitano ricorda Dalla Chiesa come un “servitore dello Stato di grande rigore civile e morale che da alto ufficiale e da prefetto della Repubblica pose costante impegno nell'azione di contrasto al terrorismo e alla mafia. Le sue capacità, il suo coraggio e la sua determinazione lo resero punto di riferimento della comunità nazionale, ma anche obiettivo della delinquenza mafiosa che ne eseguì l'omicidio con modalità spietate nell'intento di provocare un diffuso stato di intimidazione”.
Sono passati 28 anni da quando, nel 1982, è stato ucciso il generale con la moglie Emanuela Setti Carraro e l'agente di scorta Domenico Russo ma l’Italia sente ancora il bisogno di ricordare un uomo che ha sacrificato la sua vita per degli ideali di onestà e di legalità. A seguito del tragico omicidio in Italia si è diffuso lo stesso desiderio di giustizia e democrazia che per anni avevano fomentato il generale.
Un impegno costante, quello che bisogna avere per combattere la criminalità organizzata così come ha ricordato il Ministro Maroni: “Contro la mafia non servono leggi speciali, ma l'attività quotidiana di tutte le istituzioni”.
Esempi del passato ma anche del presente e non potrebbero essere più calzanti oggi a seguito delle intimidazioni che ha ricevuto il Presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti.
Non poteva certo mancare l’intervento di Rita Borsellino, politico ma soprattutto sorella di quel tanto amato “Paolo” che anni dopo avrebbe fatto la stessa fine del Generale Dalla Chiesa. Il messaggio che la Borsellino ha voluto lanciare è stato proprio quello di non abbandonare chi intende combattere qualsiasi forma di mafia o attività criminale, non lasciare soli prefetti o associazioni che si battono contro le ingiustizie e non ripetere più l’errore clamoroso fatto nel 1982 quando, in 100 giorni, è stato ucciso un simbolo della lotta a Cosa Nostra.
Ed è proprio con questo intento che nel pomeriggio il Ministro dell’Interno si è recato a Reggio Calabria per un vertice eccezionale per discutere sulla questione delle ‘ndrangheta poiché “la nostra attenzione verso le mafie – conclude Maroni - è e sarà massima fino a quando la mafia non sarà sconfitta". Negli ultimi 24 mesi sono stati arrestati 26 latitanti pericolosi, un risultato certamente soddisfacente ma che non deve indurre a “sedersi sugli allori" ma, anzi, a guardare avanti al prossimo obiettivo: l’arresto del boss Matteo Messina Denaro.
A cura di Marcella Sardo


















