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Giovedi, 17 Maggio 2012

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Il teorema di Renzi e il Partito Democratico



     

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Il teorema di Renzi e il Partito DemocraticoIl riscaldarsi del clima politico dopo la spaccatura che si è verificata all’interno del Partito di maggioranza che governa il Paese, lascia presagire che, presto, i cittadini saranno nuovamente

chiamati alle urne.
A destra è chiaro e pacifico chi sarebbe il candidato leader, a sinistra la situazione non è chiara soprattutto non è certo chi sarebbe il candidato scelto. Meglio usare il condizionale perché non è certo che si vada poi effettivamente alle elezioni anticipate.
Si assiste a sinistra a una battaglia tra gli ipotetici candidati al fine di arrivare alle primarie in posizione di vantaggio. Non solo si nota una sottile competizione tra i vari candidati tradizionali, tutti a giocare a nascondersi e apparentemente d’accordo che il leader debba essere Bersani, ma una novità è rappresentata da Matteo Renzi, sindaco di Firenze, giovane rampante del Partito Democratico, che ha auspicato che tutta la vecchia dirigenza del Partito si faccia definitivamente da parte e si scelga un giovane che, partendo dalle proposte che interessino alla gente, possa essere un valido candidato per battere “nonno” Berlusconi. Sostiene Renzi che, in Europa, i capi di Governo sono tutti volti nuovi e di giovane età. I requisiti quindi si riassumono nel programma e nella scelta di un volto giovane, questa la ricetta per battere Berlusconi e quindi fuori i vecchi leader che fanno solo annoiare.
E’ difficile dire se questa sia la ricetta giusta. Certo è necessario che il leader della compagine di centro sinistra, che sarà scelto, sia in grado di scuotere le coscienze, sappia alimentare un sogno, una visione, una speranza.
Seguendo i dibattiti che si sono svolti in occasione della festa del Partito Democratico che si sta tenendo a Torino dal 29 agosto, sono stati molto ascoltati gli interventi di Serracchiani, Giuliano Amato, Pier Luigi Bersani, Franco Marini, Antonio Di Pietro, Livia Turco, Massimo D’Alema, Luigi Scalfaro, Michele Santoro.
La partecipazione è stata massiccia, soprattutto in occasione degli interventi di Di Pietro e Santoro; la presenza dei giovani è stata travolgente solo con Santoro. Il solo Franco Marini è stato diffusamente fischiato durante l’incontro con Di Pietro. La sorpresa è stata la reazione del pubblico agli interventi. Già detto per Marini, gli altri sono stati apprezzati, ma il popolo di centro sinistra si è in concreto infiammato non per gli interventi dei dirigenti del partito, bensì per Di Pietro, Scalfaro e Santoro, non appartenenti al Partito Democratico.
Di Pietro, Scalfaro e Santoro hanno parlato al cuore del popolo di centrosinistra, più di quanto non abbiano fatto gli altri. Giovani ?, certo no; il “giovane” Scalfaro dall’alto dei suoi novantadue anni ha scosso fino alla commozione un’intera platea che, alla fine, gli ha riservato un’ovazione. Non ha svolto il tema del Programma; ha parlato di Costituzione, eppure ha saputo risvegliare nel pubblico la passione per i valori fondanti della nostra Carta costituzionale: l’etica, la giustizia, il lavoro, la pace. E allora, il teorema Renzi? La verità, di là dalla constatazione che gli attuali leader non infiammano più, e qui ha ragione Renzi, è che il popolo di centrosinistra non accetta più il compromesso, la moderazione, non condivide la ricerca di alleanze allargate per porre in essere una compagine quanto più ampia possibile per battere il Capo del Governo. Il concetto della guerra di liberazione che, all’epoca vide insieme il diavolo e l’acqua Santa, pur di battere i tedeschi, che é evocato oggi per battere Berlusconi, non è condiviso. Vuole battersi con tutto il corpo, la passione e senza compromessi. Non fa questione di età anagrafica.
Sarebbe disposta, paradossalmente, anche a votare massicciamente per il Presidente Scalfaro, se dovesse essere scelto come candidato, poiché ha visto in Lui la capacità di suscitare le emozioni e interpretare completamente lo spirito che oggi anima il centro sinistra. Non importa se poi si dovesse ancora perdere le elezioni. Resterebbe la soddisfazione di essersi battuti fino in fondo, di aver speso energie, coraggio ed entusiasmo. E l’allargamento al Centro per ampliare la compagine? Meglio di no, Casini non convince, questa è la motivazione dei sonori fischi, riservati a Franco Marini.
Renzi ha ragione quando chiede che il leader sappia parlare al cuore, ma il popolo del Partito Democratico non fa differenza tra volti nuovi e giovani e volti già noti, chiede discontinuità, interventi decisi e voglia di battersi fino in fondo, senza compromessi tattici; i voti verranno senza necessità di allargare la compagine a chi mostra tentennamenti e comportamenti non ritenuti affidabili. Di Pietro, Scalfaro e Santoro hanno battuto questa pista e sono usciti dal palco, come EROI.

A cura di Rosario Bontempi



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