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G20: accordo raggiunto sugli indicatori di squilibri



     

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Ha portato i suoi frutti, dopo ore di duro lavoro, il G20, grazie al quale è stato finalmente raggiunto un accordo sulla scelta degli indicatori da monitorare. Scopo ultimo, la riduzione degli squilibri economici e finanziari: livello del debito, deficit pubblico e risparmio privato, nei rapporti interni; saldo delle partite correnti,

con la sterilizzazione parziale delle riserve valutarie, in quelli con l’estero. In pratica, i redditi e i trasferimenti netti di capitale, separando il saldo del commercio estero, le merci, dal resto delle partite correnti, costituite da servizi, redditi e trasferimenti. Tale è il compromesso raggiunto tra i Paesi emergenti e le cosiddette economie avanzate, mentre ad essi si aggiungono il livello del tasso di cambio nominale ed effettivo delle valute. Si ritiene soddisfatto Olli Rehn, commissario europeo degli Affari Economici, che dichiara: «È stato fatto un passo avanti decisivo». Meno incoraggiante, invece, il risultato riforma del sistema monetario internazionale. «Non è una cosa che si fa in un giorno, ci riuniremo ancora per discuterne», ha commentato Christine Lagarde, Ministro delle Finanze della Francia. Giulio Tremonti, Ministro dell’Economia, non dimostra intanto alcuna perplessità per il mancato accordo sui candidati alla presidenza del Bce, della successione a Jean Claude Trichet all'Eurotower. Tra i favoriti, il governatore della Banca d’Italia, Mario Righi. «Sulla sua candidatura si è espresso il presidente del Consiglio e io condivido la sua posizione. Ma oggi - ha sottolineato Tremonti - non se n'è parlato e non era il modo e il tempo. Quando arriverà il momento si aprirà la discussione». In definitiva,  il Ministro dell’Economia appare soddisfatto, come si evince dalle sue parole conclusive : «Parigi val bene una messa. Il G20 che si è appena concluso è stato di ordinario lavoro. È passata la tesi giusta». Tra gli indicatori degli squilibri, interessante è, a suo avviso, la scelta di ricomprendere anche il debito privato, oltre quello pubblico, proposta dal modello italiano, replicabile anche in Europa. Volendo analizzare il valore di tale G20, bisogna andare a ritroso nel tempo: Pechino avrebbe inserito solo il saldo della bilancia commerciale, diversamente, invece, dai vari Paesi avanzati. In tal modo, i Paesi emergenti non rivaluteranno le loro valute ma vi sarà un controllo ferreo e vigile, al fine di evitare un’eccessiva volatilità dei tassi di cambio, terreno minato di ogni politica economica, considerandone il livello effettivo e reale. Sul tema della riforma del sistema monetario, dunque, il G20 si è riproposto di tornarci ad aprile. Piena adozione, inoltre, del piano Basilea 3, mediante la messa a punto dei nuovi requisiti patrimoniali. Ancora da discutere invece la regolamentazione dei gruppi bancari di rilevanza sistemica, cioé di quelle banche che se in crisi possono scuotere le fondamenta del sistema finanziario internazionale. Secondo il Financial Stability Board, presieduto dal governatore della Banca di Italia, Mario Draghi, della Banca dei Regolamenti Internazionali e del Fondo Monetario Internazionale saranno attuate altre proposte. Grazie alla collaborazione delle authority delle Borse, saranno inoltre controllate le transazioni dei prodotti finanziari che avvengono al di fuori dei mercati regolamentati. Infine, sullo scottante tema del prezzo delle materie prime, è da combattere “l’eccessiva volatilità”, mentre si auspica una regolamentazione delle borse merci al fine di migliorare ''la trasparenza e combattere gli abusi di mercato'', soprattutto sui prezzi futures. Soddisfatti pienamente i Paesi emergenti, produttori di materie prime.
Un G20, insomma, che come un bilancio d’esercizio ben equilibrato, sia sempre in pareggio tra risultati ottenuti ed obiettivi da raggiungere tra coloro che hanno già un’economia forte e solida e coloro che, invece, si battono per ottenerla e consolidarla.

Lidia Ianuario


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