Avete finito le materie nel piano di studi universitari? Dovete soltanto scrivere la tesi e presentarvi alla discussione di laurea?Molti studenti – e non soltanto quelli che non mirano al 110 e lode – trovano la compilazione estremamente facile: basta andare in biblioteca o su internet,
cercare qualche pubblicazione pressoché sconosciuta o di un autore poco noto, copiare intere pagine facendo attenzione a intercalarle con le altre… e il gioco è fatto, chi mai potrà accorgersene? Meglio ancora se un amico o un parente – magari di un differente ateneo – per precauzione – è compiacente nel “prestarci” il CD con la tesi compilativa.
Un comportamento a dir poco scorretto e illegale.
Ma bisogna andare con ordine: la Corte di Cassazione della Terza sezione penale, trovatasi a decidere sulla liceità dell’annullamento di un diploma di laurea in caso di evidente caso di plagio, ha dovuto annullare la sentenza a causa di un’inesattezza nella procedura dei giudici.
Non per questo, però, il comportamento del laureando è considerato corretto: “la redazione di una tesi di laurea – si legge nella sentenza - contenente la mera trasposizione grafica di altro elaborati di diverso autore con alcune correzioni e l'aggiunta di minimi elementi di novità, senza alcun frutto di personale elaborazione o, comunque, di valutazione critica della fonte utilizzata, configura il reato punito dalla legge 475 del 1925".
“Galeotto fu l’avvento di internet”? No, perché i furbi esistevano già nel secolo scorso e nemmeno allora l’atteggiamento era tollerato da docenti e magistratura. La rete, infatti, “ha agevolato e velocizzato la ricerca di informazioni" e, al contempo, ha "favorito indirettamente anche il fenomeno del plagio”.
Scoperto il trucco, però, si è venuti ai ripari con lo sviluppo di specifici strumenti per il rilevamento di contenuti duplicati".
Attenzione, quindi, il “copia e incolla” è ancora bandito dagli atenei!
Marcella Sardo













