01 Agosto 2014
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Unità d'Italia e PA: sul sito del ministero la biografia di Paolino Taddei


            
     

Unità d'Italia e PA: sul sito del ministero la biografia di Paolino TaddeiIl profilo di Paolino Taddei è stato pubblicato oggi sul sito del Ministero per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione nell’ambito dell’iniziativa voluta dal ministro Renato Brunetta per ricordare, in occasione del centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia, i migliori 150 servitori dello Stato.


Uomini e donne che nel corso della storia unitaria del nostro Paese hanno dedicato la propria vita al servizio della collettività in tutti i rami della pubblica amministrazione: a livello centrale e a livello locale, nei ministeri e negli Enti, nelle varie articolazioni della magistratura e delle forze dell’ordine, nelle aule scolastiche e universitarie, nelle strutture sanitarie, nei musei e nelle istituzioni culturali.

Paolino Taddei nasce a Poggio a Caiano (Firenze) il 22 gennaio 1860. A ventitre anni si laurea in Giurisprudenza dell’Università di Pisa, quindi entra nell’amministrazione provinciale del Ministero dell’Interno e nel 1907 raggiunge il grado di ispettore generale. Prefetto di Ferrara (1910-1913), Perugia (1913-1914), Ancona (1914-1917) e Torino (1917-1922), ovunque si rivela abile mediatore nelle lotte sociali che vedono contrapposti gli imprenditori e i sindacati. In particolare, nel settembre 1920 organizza tra Giovanni Giolitti e il presidente della FIAT Giovanni Agnelli un incontro che si rivela determinante per far cessare l’occupazione delle fabbriche torinesi e dal quale scaturisce un accordo che garantisce migliori condizioni di lavoro per gli operai nonché sgravi fiscali e protezioni doganali agli imprenditori. Il 3 ottobre 1920 la sua opera viene premiata con la nomina a senatore del Regno. Di idee liberali, fedele e rigoroso garante delle istituzioni, nel difficile e turbolento dopoguerra s’impegna costantemente a difesa delle regole dello Stato di diritto. Se quindi da un lato combatte il movimento rivoluzionario in tutte le sue espressioni, dall’altro si adopera con vigore contro lo squadrismo fascista. Forse anche per questo nell’agosto 1922 viene scelto come ministro dell’Interno del secondo governo Facta (agosto-ottobre 1922). In accordo con il ministro guardasigilli Giulio Alessio tenta di bloccare l’illegalità fascista, proponendo il sistema dei controlli incrociati tra i due Ministeri ma senza conseguire i risultati auspicati. Si inimica così Benito Mussolini, che non manca di manifestargli pubblicamente la sua avversione. Nell’ottobre 1922 presenta le sue dimissioni in seguito al mancato accoglimento da parte del Governo della sua richiesta di scioglimento della milizia fascista. Viene però convinto a restare al suo posto dallo stesso Luigi Facta, che teme una crisi di governo proprio nel momento in cui sembrano concludersi le trattative Giolitti-Mussolini per un eventuale ritorno al potere del primo.

Gli avvenimenti prendono però un corso diverso e la marcia su Roma, un atto apertamente eversivo, segna uno spartiacque drammatico nella politica del Paese. Nel Consiglio dei ministri convocato d’urgenza alle 6 del mattino del 28 ottobre, sostiene la proclamazione dello stato d’assedio e provvede a stilare il documento da sottoporre alla firma del sovrano. Contemporaneamente invia a tutti i prefetti una circolare in cui preannuncia l’imminente firma del documento. In accordo poi con il ministro delle Poste Luigi Fulci, dispone l’introduzione della censura telefonica e telegrafica, ordina di tagliare i binari per interrompere le comunicazioni con Roma, dà precise disposizioni perché il decreto di proclamazione dello stato d’assedio (inviato a tutti i prefetti e pubblicato sui quotidiani) venga affisso sui muri della capitale, deserta e presidiata dalle mitragliatrici. Un suo ordine scritto, firmato anche da Facta, incarica il generale Emanuele Pugliese di provvedere alla difesa di Roma con tutti i mezzi disponibili, impedendo a ogni costo l’ingresso delle squadre fasciste nella città. Ma qualche ora dopo, profondamente disorientato nell’apprendere da Facta che il Re non ha firmato il decreto di proclamazione dello stato di assedio, deve suo malgrado revocare gli ordini impartiti. Viene naturalmente estromesso dal successivo governo Mussolini. Quasi come una sorta di buonuscita, il 29 ottobre 1922 viene nominato consigliere di Stato. Gli eventi drammatici di cui è stato protagonista e soprattutto il sentimento di impotenza per la fine dello Stato liberale in cui ha sempre creduto sono forse la causa dell’improvviso peggioramento delle sue condizioni di salute. Colpito da un grave attacco cardiaco, vive gli ultimi anni costantemente sorvegliato e non di rado minacciato. Muore a Firenze il 15 ottobre 1925.

La sintesi della sua biografia è tratta da un libro curato dal professor Guido Melis, massima autorità in materia di storia della Pubblica Amministrazione italiana, che si è avvalso di un nutrito gruppo di studiosi, della documentazione inviata dai Ministeri e del contributo volontario di funzionari e dirigenti di varie amministrazioni. Il volume è stato presentato nell’ambito del ForumPA e verrà distribuito al pubblico nel corso della mostra “La Macchina dello Stato” che si aprirà presso l’Archivio Centrale dello Stato. I personaggi trattati nel libro costituiscono il nucleo di partenza di una grande raccolta di testi, documenti, riferimenti bibliografici, immagini e filmati che si arricchirà nel tempo sino a formare un vero e proprio deposito di conoscenze, riferimenti e collegamenti sulla storia della Pubblica Amministrazione.

FS

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