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Zanzara tigre: dal satellite una mappa delle zone a rischio



     

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Zanzara tigre: dal satellite una mappa delle zone a rischio Con l’estate, si sa, arrivano pure loro: le fastidiosissime zanzare che, nonostante i tanti rimedi, della nonna e non, qualcuna riesce sempre a scamparla e a nutrirsi del nostro sangue, per loro tanto prelibato, rendendo le nostre serate pruriginose e le nostre notti insonni. E non solo: da qualche anno, precisamente dagli anni ’90, si è diffusa in Italia e in Europa la zanzara tigre, famosa per essere operativa tutto il giorno e non solamente all’alba e al tramonto. Per niente timida e molto insistente, l’Aedes albopictus, originaria di zone tropicali e subtropicali,

punge e fugge molto velocemente.

Dal Trentino Alto Adige arriva un’interessante iniziativa a proposito dei “mosquito” tigrati: alcuni studiosi dell’Istituto Agrario di S. Michele all’Adige, la cui ricerca è stata pubblicata sulla rivista scientifica “PlosOne”, ha monitorato la zanzara tigre attraverso i satelliti con lo scopo di capire quali fossero le zone più adatte al loro annidamento e alla loro proliferazione. I risultati hanno evidenziato zone come la valle dell’Adige, la valle dei Laghi, la zona del lago d’Idro e la Valsugana meridionale dov’erano presenti le condizioni climatiche più favorevoli all’insetto appartenente alla famiglia Culicidae.

Grazie al rilevamento da parte dei satelliti della temperature del suolo delle zone sopracitate, i ricercatori hanno dato vita ad una sofisticata metodologia di analisi realizzando una mappa della distribuzione della zanzara sul territorio della regione, mappa che potrà tornare utile, per esempio, alle amministrazioni locali nell’ambito delle azioni di monitoraggio, controllo e prevenzione dell’avanzata dell’insetto “bianconero”. Inoltre, la zanzara tigre ha un limitato raggio d'azione (meno di 200 metri) e quindi i luoghi di deposizione delle uova sono vicini a dove si osservano le zanzare.

Tale metodo è applicabile anche per studiare altri insetti pericolosi per l’uomo come le zecche, basta conoscere i parametri climatici che ne regolano le esigenze ecologiche” hanno affermato gli studiosi dell’istituto agrario.

La zanzara tigre è lunga dai 2 ai 10 millimetri e i maschi, nonostante posseggano una morfologia molto simile, si contraddistinguono dalle femmine in quanto sono più piccoli di circa il 20%. Come tutte le specie di zanzare, le antenne dei maschi sono decisamente più folte rispetto a quelle delle femmine. I palpi mascellari dei maschi sono più lunghi delle loro proboscidi; invece i palpi mascellari delle femmine sono molto più corti.

Le uova delle zanzare tigre, che vengono deposte in piccoli contenitori con piccole quantità di acqua come vasi, sottovasi, fognature otturate, grondaie e recipienti di scarto, resistono alla siccità e possono sopravvivere finché il contenitore dove sono state deposte non si riempia nuovamente di acqua piovana.

FLL


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