Martedi, 22 Maggio 2012

Utenti online:  1551 visitatori online Trovaci su:
 
Speciale Ballottaggi Amministrative 2012 - Risultati definitivi
Comuni con più di 100.000 abitanti
   

Borse asiatiche aprono in forte crescita, ma la Fed conferma allarme recessione



     

E-mail Stampa PDF

Borse asiatiche aprono in forte crescita, ma la Fed conferma allarme recessioneLa giornata di ieri per Wall Street, dopo un lunedì più che nero, è stata esultante, infatti ha chiuso sfiorando un +4%, e così, sulla scia americana, anche le borse asiatiche stamane hanno aperto con un netto e forte rialzo degli indici.
L'indice Nikkei 225 è tornato sopra i 9.000 punti, in rialzo dell'1,15%, Seoul è balzato a +4,22% in apertura, Hong Kong guadagna 3,79% e Shanghai 1,28%. Sydney ha segnato un +2,68% .


I mercati sembrano respirare dopo l’inesorabile e drastico pronunciamento della Fed, che resta ferma a guardare, ma comunque si è impegnata a fare tutto il possibile per garantire stabilità ai mercati finanziari, anche "mantenendo il programma di reinvestimento di titoli di stato". Solo ieri, la Fed aveva deciso di tenere i tassi fermi ai minimi storici "almeno fino alla metà del 2013" e con nessuna misura supplementare a sostegno dell'economia. A seguito di ciò, i mercati hanno ondeggiato, ma alla fine hanno chiuso in positivo. Infatti, a Wall Street il Dow Jones, prima era salito fino a un +2%, poi ha virato in negativo scendendo dell'1,6%, e alla fine ha recuperato chiudendo quasi con un rialzo del 4%.


Resta comunque preoccupante la diagnosi del presidente della Federal Reserve Ben Bernanke
, anche se Wall Street ha festeggiato, cancellando due terzi delle perdite del “lunedì nero”. La Borsa americana festeggia la prospettiva di un credito facile a perdita d’occhio, per altri due anni, una politica che in passato ha beneficiato il sistema finanziario senza ricadute sull’economia reale. Una parodia che ben evidenzia la netta separazione tra finanza ed economia reale a Wall Street. La Federal Reserve, ha emesso nel primo pomeriggio un comunicato che ha dato il via alla giostra dei mercati. La nota riportava che il tasso d’interesse sarà inchiodato a quota zero fino alla metà del 2013: una reale ammissione che fino a quella data non ci sarà una ripresa americana, altrimenti come si giustificherebbe un costo del denaro così particolarmente basso? La stessa misura fu attuata in emergenza all’apice della crisi del 2008. La banca centrale degli Stati Uniti ha dato conferma di quale sia il reale problema americano: la recessione. Una recessione che se ancora non completamente visibile agli occhi di tutti, resta comunque in agguato, molto prossima se non già certa. 

Pil a parte,cresciuto, solo di 0,8%, nel primo semestre i quest’anno, qualcosa di ben più significativo è indizio di una insalubre economia reale: occupazione, stipendi, consumi restano una conferma netta che la recessione del 2008 non è mai finita. Una contrazione che dal 2008 si è propagata per tre anni consecutivi e che durerà almeno altri due, secondo l’annuncio dato ieri dalla Fed.
Ma quanto annunciato dalla Fed non implica nessuna ricetta innovativa, c’è la sola promessa di un “tasso zero” da applicare per altri due anni che non lascia però intravedere prospettive serene. Questo minimo storico del costo del denaro è già in uso dal dicembre 2008, ma non ha portato a effetti positivi, i tassi sui mutui sono bassissimi, ma gli acquisti delle case sono in picchiata, soffrono nonostante il costo zero, con enormi quantità di case invendute, e se vendute invece, vengono poi pignorate, per finire poi a breve all’asta giudiziaria.
L’effetto di questa “bonaria” politica monetaria ha così causato un indebolimento dell’euro, infatti il dollaro ha avuto una buona rimonta sulla moneta europea, segnalando così un generale favore verso le esportazioni USA.
Dopo il comunicato della Federal Reserve con promesse da parte della banca centrale che è “preparata a usare strumenti aggiuntivi” per scongiurare una recessione, Wall Street attende fiduciosa l’innesto di liquidi, la cosiddetta “quantitative easing”, che avviene attraverso massicci acquisti di titoli di Stato sui mercati, e serve a inondare le banche di cash.

E così, mentre Wall Street festeggia e aspetta la sua pompata di liquidi come probabile guarigione, con la Fed che promette di fare tutto il possibile per garantire stabilità ai mercati finanziari, anche se per ora nessun provvedimento specifico, dopo la conclusione a fine giugno del programma di acquisto di titoli di stato da 600 miliardi di dollari, è stato varato, la ripresa americana è in sofferenza, non trova slancio, anzi "la crescita è stata considerevolmente più lenta rispetto alle previsioni". C'è il mercato del lavoro sempre più deteriorato e il tasso di disoccupazione è fortemente aumentato. La ripresa dunque "sarà in certa misura più lenta di quanto anticipato e la disoccupazione calerà in modo solo graduale",
Per ora, dopo le consultazioni con le controparti internazionali nel corso del fine settimana, e dopo la decisione di Standard & Poor's, la Fed ha preferito lasciare la prima mossa alla Banca Centrale Europea, e quest’ultima ha così aperto l'acquisto di bond italiani e spagnoli per evitare un inasprimento della crisi del debito.

LEGGI ANCHE Borse ancora in picchiata, aleggia l'ombra di una nuova recessione

Sonia Bonvini

 


Vota su Wikio Condividi - Salva
Commenti
Scrivi il tuo commento
+/-
Commenta
Nome:
Email:
 
Titolo:
 
Inserisci il codice anti-spam che vedi nell'immagine.