Durante il comizio della Lega Nord tenutosi nella giornata di Ferragosto, a Ponte di Legno, Umberto Bossi non ha lesinato di esprimere insoliti “complimenti folkloristici”, prima al suo stesso alleato di Governo, il ministro Brunetta e poi anche al premio Nobel, Rita Levi Montalcini.
Bossi ha sparato a raffica, ed il primo ad essere colpito è stato proprio Brunetta, che è stato apostrofato come “Nano di Venezia”. Ma non è finita qui perché Bossi ha poi invitato, molto educatamente, lo stesso Brunetta a ” Non rompere i coglioni”. Ancora una volta la classe politica italiana da il meglio di sé con espressioni davvero istituzionali e ammirevoli verrebbe da dire.
Poi la mira di Bossi cambia direzione, e punta su Rita Levi Montalcini, che è stata offesa, senza un minimo ripensamento, se non fosse altro che per l’età, dal Senatur che ha detto: "Quando si ha bisogno, ci si regge con i voti che si può trovare, meglio Scilipoti di quella scienziata".
Ma le colorate espressioni di Bossi, segno di mancanza di responsabilità, oltre che volgarità, si sono attirate innumerevoli critiche, da ogni parte e indubbiamente bipartisan: da destra, da sinistra e dal centro. La prima ad indignarsi è stata Anna Cinzia Bonifrisco, del Pdl, componente dell’Ufficio di presidenza del Senato, che ha dichiarato: “Le parole di Bossi sono incivili”.
Poi la Bonifrisco ha sottolineato che lo sproloquio del Senatur è causato in parte dal disagio psicofisico dello stesso Bossi, e lo invita a fare delle scuse.
In contemporanea alle dichiarazioni della Bonifrisco, arrivano quelle degli esponenti dell’Idv, che tramite il capogruppo alla Camera, Massimo Donadi,.fanno sapere: "Esprimiamo solidarietà al ministro Brunetta, vittima della volgare e incivile aggressione verbale di Bossi e ci rammarichiamo per il fatto che nessuno, neanche tra i suoi colleghi abbia sentito il bisogno di fare altrettanto".
A questo punto, arriva solerte la dichiarazione di Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera, che dichiara: "A dir la verità la tesi di un intervento sulle pensioni non era solo del ministro Brunetta e della Banca d'Italia, ma anche di alcuni di noi ed ha fatto parte della legittima dialettica che ha caratterizzato l'elaborazione della manovra".
Pd e Udc fanno anche loro quadrato in difesa del ministro Brunetta e tramite una nota pubblica affermano: "Tante volte non abbiamo condiviso le iniziative e i modi del ministro Brunetta e, soprattutto, abbiamo censurato le molte riforme annunciate sulla carta e mai realizzate. Tuttavia, non possiamo accettare il linguaggio utilizzato nei suoi confronti da Bossi". La dichiarazione è stata fatta dal centrista Mauro Libe', il quale poi ha aggiunto: "Offese e frasi boccaccesche non si addicono a un membro del Governo, soprattutto in un momento come questo, in cui tutto il Paese deve essere unito e gli occhi del Mondo ci guardano con attenzione. Bossi si renda conto che con i suoi comportamenti danneggia l'Italia".
Poi è la volta della governatrice del Lazio Renata Polverini che afferma, rivolgendosi alla Lega: "Cattivo gusto che sembra non avere limiti". La Polverini inoltre aggiunge: ”Al ministro e alla professoressa va la mia solidarietà e stima, insieme alla condanna di un linguaggio che non fa onore alla politica e a chi per di più ricopre incarichi di governo. Il dissenso e' legittimo ma non deve scivolare nell'insulto e nella volgarità di cui ormai la Lega sembra non saper fare a meno".
Nicola Zingaretti, presidente della Provincia di Roma definisce "Inaccettabili gli insulti con i quali il leader della Lega ha apostrofato il suo collega di Governo, Renato Brunetta. Sono sicuro – prosegue Zingaretti - che Rita Levi Montalcini non si curerà assolutamente delle parole di Bossi, tuttavia a nome della Provincia di Roma voglio ugualmente rinnovarle la stima e l'affetto di tutti i nostri concittadini".
Vannino Chiti, vicepresidente del Senato, difende il premio Nobel dai "Volgari attacchi" e prosegue affermando che: "Quando la Lega e' in difficoltà il suo leader, Umberto Bossi, sferra colpi in ogni direzione pur di distrarre l'attenzione dai veri problemi che non riesce ad affrontare. Anche l'attacco al ministro Brunetta e' una vergogna ulteriore segno di una lotta intestina che si sta svolgendo all'interno del governo e che ci rende deboli e inaffidabili agli occhi dell'opinione pubblica europea. L'Italia ha bisogno di coesione, di responsabilità e di credibilità: l'attuale governo non e' in grado di garantirle".
Insomma caos politico e delirio imperante a parte, a Ponte di Legno si è visto un Umberto Bossi polemico che, oltre agli insulti, non ne ha risparmiate nemmeno al centocinquantesimo anniversario dell’unificazione d’Italia. Il leader del Carroccio ha esclamato dal palco: “L’Italia è finita”! Poi ha proseguito affermando: “L’Italia che produce, quella del Nord, quella che chiamano Padania, andrebbe alla grande se non avesse alle caviglie le catene dell’altra Italia, quella che ozia e che campa di elemosina, la Terronia, insomma”.
Al suo popolo Bossi spiega che le misure drastiche contenute nella manovra erano inevitabili, pena lo stop dei servizi pubblici essenziali, come pensioni e sanità, poi dichiara che ai tagli alle pensioni chiesti dalla Bce, preferisce i tagli ai comuni: “Io ho avuto un problema di coscienza. Salvo i poveracci che non hanno niente da mangiare o i comuni? I comuni alla fine se la cavano. Ai comuni abbiamo anticipato il federalismo fiscale, e quindi il comune se vuole può far pagare la tassa di scopo per le infrastrutture”.
E come se non bastasse, il Senatur, come una sibilla, profetizza: “E’ arrivata la fine dell’Italia. se Tremonti non vende titoli di Stato italiani all’Estero, non si pagheranno più le pensioni e si dovranno chiudere gli ospedali. Il Paese sta cambiando, però secondo me è troppo tardi per evitare l’arrivo della Padania. La Padania può salvarci”.
Sonia Bonvini
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