Il risparmio energetico sta diventando una voce sempre più importante nell'economia di un paese. Prova ne sia anche il recente Fondo europeo per l'efficienza energetica fondato sulla convinzione che la produzione di energia debba essere
qualitativamente diversa rispetto a quella sviluppata sino ad ora. Lo scenario a cui il Fondo guarda è quello del 20-20-20, ossia del 20% di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, del 20% di quota nell'utilizzo di fonti rinnovabili e, appunto, del 20% di miglioramento dell'efficienza energetica.
Oggi siamo ancora lontani da quest'ultimo obiettivo. Eppure esistono già tecnologie, italiane e non, in grado non solo di ottenere un simile risultato ma addirittura di superarlo ampiamente, con la conseguenza di rendere realistico l'accesso al Fondo europeo a fronte di un progetto credibile di risparmio energetico da parte innanzitutto di enti pubblici come i comuni.
L'attenzione al risparmio nel campo dell'energia emerge sempre più spesso in convegni e conferenze, ma non sempre alle parole seguono i fatti nonostante o appunto perché ad essere coinvolte siano le amministrazioni pubbliche che per definizione dovrebbero puntare sull'efficienza e sul miglioramento delle condizioni delle loro aree.
A tal proposito, occorre segnalare il convegno "Le città inteligenti" organizzato da un'azienda di Cattolica, Umpi, nel contesto più ampio della Fiera del levante di Bari, che da anni ormai rappresenta un avvenimento di portata nazionale anche per via di alcune novità destinate magari a passare inosservate all'inizio e che però si rivelano alla lunga vincenti. In questo caso Umpi lancia una sfida, e lo fa ora dal Sud, da quel Sud che spesso viene criticato e che pure osa talvolta l'impensabile, ossia osa fare i primi passi verso la direzione di una città, di un'area, di una regione "intelligenti", a partire appunto dalla lotta agli sprechi tramite la tecnologia. E' già successo - o sta succedendo - con città e paesi come Barletta, Melissano, San Giorgio Ionico, Ugento e Melpignano. Magari presto toccherà a Lecce, Brindisi, Taranto e Bari. La tecnologia utilizzata è quella chiamata Minos, un avanzatissimo software di telegestione dell'illuminazione pubblica applicabile a punti luce come lampioni e fari.
Le funzioni di Minos sono molteplici e non si limitano a un telecontrollo delle luce, potendo esso rendere un oggetto inerte come un lampione non solo molto più economico attraverso un monitoraggio costante dell'impianto e del flusso luminoso, ma anche un supporto intelligente che permette di attivare un'ampia gamma di servizi a valore aggiunto senza effettuare nuovi cablaggi. Ma rispetto al solo risparmio energetico, senza aggiungere dettagli circa funzioni come la videosorveglianza, la gestione di emergenze e i vari altri servizi che tale lampione "intelligente" garantisce (wi-fi, informazioni meteo e display informativi, ricarica batterie, ecc), occorre fornire alcune cifre. Secondo i calcoli dell'azienda, i risparmi sarebbero dell'ordine delle decine di milioni di euro per regioni delle dimensioni della Puglia (per l'esattezza 19.207.776 euro), della Campania (22.881.348), della Sicilia (25.379.886), ma anche dell'Emilia Romagna (22.240.806), del Veneto (19.988.304) e della Lombardia (35.963.676).
Fatti i debiti calcoli, ossia secondo le priezioni dei supertecnici dell'azienda partner di Telecom, volendo dividere l'Italia in tre parti, avremmo un Sud e Isole che andrebbe a risparmiare ogni anno 95.758.908 euro, un Centro Italia che risparmierebbe 57.500.310 euro e un Nord Italia capace di risparmiare ben 114.720.648 euro. Numeri importanti in tempo di crisi, avvalorati dai comunicati stampa di comuni come quello di Barletta secondo cui "in base ai dati appena resi disponibili dal Bar.S.A. si calcola che il risparmio energetico si è consolidato ad oltre il 32% ogni settimana". Dati ben superiori al 20% richiesto la''Europa e dal Fondo che eroga soldi. Dati che spingono ora il comune di Barletta a passare dall'impianto pilota al progetto di estendere il sistema Minos a tutta la città. Barletta è solo un esempio in vista di scenari più ampi: la regione intelligente - e non a caso al Convegno organizzato da Umpi parteciperà come relatore pure il Governatore della Puglia Vendola; ma anche - perché no? - la nazione intelligente - per chi non l'avesse calcolata, la somma delle suriportate cifre è di ben 267.979.866 euro.
Analogamente, si potrebbero fornire cifre circa la diminuzione del'inquinamento atmosferico e delle scorie emesse nell'aria dalle lampade guaste, nonché dell'inquinamento luminoso; una regione come la Puglia diminuirebbe le attuali 633.920 tonnellate di Co2 di ben 190.176 unità, mentre la Lombardia di 356.076 l'attuale 1.186.920. L'Italia intera diminuirebbe di 2.653.266 tonnellate le emissioni di Co2 dalle attuali 8.844.220. Un bel progresso, considerato che la diminuzione non riguarderebbe solo la Co2, e che lo scenario è quello del protocollo di Kyoto e del suo mercato, con tutte le conseguenze economiche del caso.
Il sistema Minos è compatibile con qualsiasi impianto di illuminazione esistente, e si può quindi applicare ad autostrade, tunnel, aeroporti, porti, stazioni ferroviarie e centri sportivi, e si presta benissimo all'illuminazione di palazzi e beni architettonici.
Per rimanere in Italia, e limitarci alle stazioni ferroviarie che già utilizzano questo sistema pluripremiato, basti citare quelle di Roma, Milano, Napoli, Torino, Genova, Bologna, Venezia e Bari. Tutti ottimi esempi di quanto tale sistema riesca effettivamente a fare, ma anche facili da concepire come luminose isole felici in città in cui il peso della crisi si fa sentire, e che quindi devono esse stesse puntare presto sul risparmio per salvaguardare gli standard odierni, ed anzi innalzarli.












