World Wide Web, luogo virtuale condiviso da milioni di persone che interagiscono e si scambiano contenuti multimediali. Questo è il presupposto che sta alla base di un’idea vincente, quella di You Tube, nata soltanto nel 2005 ma che immediatamente si è trasformato in uno strumento incredibile di
condivisione gratuita. E’ proprio quest’ultima caratteristica che proprio non è accettata dalla SIAE, società italiana degli autori ed etitori che, adesso, propone che in caso di trailer siano pagati i diritti d’autore.
Un conto “salato” (450 euro a trimestre per un totale di 1800 euro annuali con la limitazione di pubblicare solo 30 trailer complessivi) che dovrebbe essere pagato dai siti di informazione (qual è CorriereInformazione.it) e le sale cinematografie per avere la possibilità di mostrare le anticipazioni dei film in uscita.
La notizia ha naturalmente destato scalpore e contrarietà poiché si tratta di pagare per “fare pubblicità” a film che, se ritenuti accattivanti, saranno acquistati dagli utenti (in dvd o visti direttamente al cinema) e, quindi, porterebbero un guadagno successivo alla stessa SIAE.
La questione sarebbe nata come “conseguenza” di un accordo con Agis nel quale si prevedeva che le sale cinematografiche pagassero per poter mostrare i trailer ma, questo, comportava una discriminazione tra chi aveva il diritto di pubblicare gratuitamente (i siti web) e chi, invece, doveva pagare (i cinema).
La concessione di soli 30 trailer in contemporanea sul sito, però, comporterebbe la crisi dei siti dedicati al cinema e alle imminenti uscite e, paradosso, comporterebbe la visione soltanto tramite i siti internet stranieri (nei quali la SIAE non ha alcun diritto).
Chiedere i soldi a tutti è una mossa vincente? E in aggiunta, se i giornali online decidessero di non mandare più in rete i trailer come si invoglierebbero i potenziali spettatori ad andare a vedere la pellicola? L’accordo sarebbe veramente economicamente conveniente?
Marcella Sardo












