Nell’arco dell’anno c’è capitato spesso di sentire che per governare servono e contano i numeri; ebbene, da ieri, quei numeri rischiano di travolgere, pericolosamente, la situazione in essere. Il Governo di Silvio Berlusconi ha già perso alla Camera la maggioranza assoluta, perché sia Ida D'Ippolito, sia Alessio Bonciani, hanno lasciato il Pdl per passare al gruppo di Casini, l'Udc. La D’Ippolito ha riferito che: “ La mia è stata una scelta dolorosa, ma inevitabile. Così non si poteva andare avanti. Il governo è al capolinea. La maggioranza è allo sbando”, e Bonciani invece è stato chiamato da Alfano perché ripensasse a quell’addio, ma a nulla è servito, e il parlamentare ha affermato che: “ la mia sofferenza è antica, e me ne vado senza intavolare nessuna trattativa”.
E così, i numeri dell’attuale maggioranza scendono da 316 a 314 voti. Tuttavia il numero è solo indicativo, perché non documenta il reale stato di malessere in atto nella maggioranza. In effetti, sembrano essere consistenti quelli che ora sono pronti a votare no o, in alternativa, ad astenersi. Ora il banco di prova sarà il voto sul rendiconto previsto alla Camera per venerdì, poi a seguire toccherà al maxi emendamento alla legge di stabilità, quello promesso a Merkel e Sarkozy.
Gli abbandoni di D’Ippolito e Bonciani, seguono i cambi di stanza, già avvenuti, di Santo Versace e di Roberto Antonione; poi Mimmo Scilipoti ieri ha dichiarato, lasciando non poco sgomento: “ Potrei votare la fiducia o non votarla”.
Anche Stracquadanio e Bertolini sembrano essere in procinto di salutare il Cavaliere e Pippo Gianni, del Pid, ha affermato pubblicamente alla radio che: “All’80 per cento voto contro la misura sul decreto anti-crisi”. Senza dimenticare gli ex finiani tornati in breve all’area berlusconiana, Ronchi, Urso, Scalia, Buonfiglio, che ora hanno deciso di avere una propria posizione autonoma, Fare Italia, e partecipare in maniera articolata e autonoma all’attuale fase politica del governo.
Il Transatlantico sembra essere piombato nel caos primordiale: Gava prende il caffè con Verdini ma nonostante il corteggiamento, lo scissionista non cede a nessuna lusinga, mentre Francesco Storace, tramite Facebook dichiara: “Quei deputati che in queste ore cambiano partito mentre Berlusconi è a Cannes per l’Italia, meriterebbero di essere fucilati alla schiena”, e il Pd inorridito dichiara: “Parole gravissime”.
E in questo caos, brodo quasi “primordiale”, il gioco politico tra i due schieramenti non sembra sortire alcuna soluzione, restano comunque, due schieramenti deboli, nessuno conosce il da farsi, se e quanto reggeranno entrambi. Silvio Berlusconi sembra indebolito, vede i numeri che scendono, ma tiene duro, è determinato a mantenere la sua carica, intenzionato a battagliare sino all’ultimo.
Anche Alfano, che ha da sempre sfoggiato un sorriso fiducioso, oggi non convince più, anzi la sua voce sembra far trapelare una certa paura, quando afferma: “ abbiamo i numeri, andremo avanti fino al 2013”, non è più convincente.
E se la maggioranza s’indebolisce, le opposizioni non sembrano più forti. Sia Bersani, sia Casini, parlando di un probabile governo di transizione non sembrano sicuri di riuscire a fornire al Paese un’alternativa del tutto credibile.
Chi fugge dalla maggioranza teme le elezioni anticipate, ha il timore di perdere tutto, e così abbandona il leader da sempre amato, che potrebbe, come ultimo atto disperato, trascinarli alle urne. I “dissidenti” oggi, cercano un altro mezzo sicuro, un esecutivo tecnico o un premier di centrodestra che non sia però Berlusconi. Insomma cercano di tutto, ma non le elezioni anticipate. Tuttavia né Pd e nemmeno "Terzo polo" possono dare alcuna garanzia, forse un posto nella lista, se si andrà a votare, ma nessun approdo a un esecutivo stabile. All’orizzonte dunque, nessuna maggioranza di “ larghe intese”, Berlusconi resta barricato, chiuso: “ O il mio governo o si va alle urne”, e nel centrosinistra, sotto lo strato delle acque di superficie, si agitano gravi difficoltà, tumulti, anche se nessuno lo dice.
Vendola e Di Pietro si fronteggiano, il primo è contrario ai governi tecnici, il secondo invece no, e quindi per Bersani si profilerebbe, in queste condizioni, un anno al massimo di governo tecnico, “europeo”, avendo all'opposizione Vendola e Di Pietro.
In definitiva, l’attuale governo si scioglie come neve, ma quello di transizione stenta a sbucare, resta così una situazione di crisi, oltre al rischio, sempre più reale, di elezioni anticipate. Ma il Cavaliere potrebbe ancora una volta essere salvato, e in particolare da sei radicali, sui quali il Premier lavora già da qualche tempo.
Sonia Bonvini












