La Protezione Civile ha decretato la fine dell’allarme rosso nella zona di Genova pesantemente colpita dall’alluvione, via Fareggiano, poiché il “presunto” tappo nell’omonimo torrente non sembrerebbe più un problema preoccupante. E mentre riprendono i lavori di sgombero della via, il popolo di via Fareggiano urla la sua disperazione e rabbia nei confronti del Sindaco, Marta Vincenzi, giunta sui luoghi della tragedia per verificarne di persona la situazione.
Nella disperazione e nel dramma inesorabile che ieri ha colpito Genova e le sue zone, la gente, alla vista del Sindaco, ha iniziato ad urlarle: "Vergogna, vergogna, vattene a casa, dimissioni". E ancora:"Qui non sei su facebook - hanno incalzato - qui siamo nel tempo reale".
Nella zona di via Fereggiano la contestazione al sindaco Marta Vincenzi ha avuto un carattere unitario e unanime, e a tra il dolore e il pianto si è potuto sentire: "Perché ha lasciato le scuole aperte?". "Qui sono morti dei miei amici, perche?". "Voi lo sapevate che questo è un posto a rischio, ma non avete fatto niente, non avete fatto niente". E' dovuta intervenire la polizia e improvvisare lì per lì un cordone di sicurezza in modo tale che il Sindaco potesse proseguire il suo sopralluogo, durante il quale ha risposto anche ai cittadini: "Non è vero, non è vero che non abbiamo fatto niente". Ha incalzato così il Sindaco, che invece del silenzio ha preferito rispondere. E sempre protetta dal cordone degli agenti, ha sbuffato: "Abbiamo ripulito il Bisagno, abbiamo speso sei milioni sul Fereggiano. Non potete dire che non abbiamo fatto niente. Faremo tutto ciò che potremo per aiutarvi, ma non abbiamo colpe. Se non quella di non aver spiegato meglio cosa significa allerta 2".
E nel triste giorno della stima dei danni, la Procura di Genova apre un fascicolo sulle sei vittime dell'alluvione del capoluogo ligure. La vicenda sarebbe seguita dal sostituto procuratore Stefano Puppo, che attende le relazioni delle forze di polizia per valutare i fatti. Secondo la Procura si tratterebbe di un atto dovuto quando ci sono decessi per cause di morte non accertate, e per ora non esiste alcuna ipotesi di reato, essendo quest’ultima formulabile solo a fatti verificati.
Intanto, tra fascicoli, disperazione e rabbia, i cittadini proseguono coi lavori di rimozione di auto accatastate e macerie tramite l’utilizzo di pale, di ruspe, in un andi e rivieni di mezzi di soccorso per lo spurgo di seminterrati e cantine. Fango, urla e lutto, simbolo di un’ennesima tragedia, tutta italiana: negozi devastati, alcuni completamente distrutti, poche le cose risparmiate dalla furia delle acque e del fango, e come se tanto orrore non fosse bastato per inginocchiare un popolo che dignitosamente si rialza, piangendo i suoi morti, su Genova é ripreso a piovere.
Anche il cardinale Bagnasco ha visitato di persona il quartiere colpito ieri dall'alluvione, e incontrando alcuni cittadini ha detto loro: "Siate forti, è come l'alluvione del '70. Il dolore e' grande, ma ora è il momento di rimboccarsi le maniche".
Ma se i cittadini di Genova urlano di disperazione, la terra e il territorio non fanno di meno, urlano pietà, e i geologi avvertono: "C'é bisogno urgente di pianificare con la natura e non contro la natura" . Secondo Gian Vito Graziano , Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi, occorre subito “attivare dei presidi territoriali e fare prevenzione a tutto campo 365 giorni l'anno”. "In Italia ormai i bollettini meteo sono diventati bollettini di guerra, dobbiamo essere pronti a combattere contro il nemico che è il dissesto idrogeologico, è un'emergenza nazionale - ha sottolineato Graziano - L'autunno è iniziato con i tragici eventi alluvionali del salernitano, di Roma, ancora della Campania, della Liguria, della Toscana e nuovamente in Liguria, nell'arco di 20 giorni abbiamo avuto frane, alluvioni, morti, centinaia di sfollati e danni per milioni di euro".
Il Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi ha poi terminato con un monito: "Non bisogna perdere più tempo. Così come furono considerate emergenze quella dei rifiuti a Napoli e quella dell'acqua in Sicilia , credo che anche questa debba essere considerata una vera emergenza nazionale".
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GENOVA, DOPO IL DISASTRO
Sonia Bonvini












