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Lavoro, Cgia lancia un allarme: professioni dell'artigianato e dell'agricoltura a rischio estinzione



     

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Lavoro, molte professioni manuali dell'artigianato e dell'agricoltura rischiano l'estinzioneSecondo un rapporto della Cgia di Mestre sembrerebbe che, entro i prossimi 10 anni, una lunga lista di lavori che vanno dall’artigianato all’agricoltura sarebbero destinati all'estinzione.
Se un tale fenomeno dovesse verificarsi, si avrebbe una tragica conseguenza: la perdita di circa 385.000 posti di lavoro, con un rovinoso calo nei settori degli allevatori di bestiame nel settore zootecnico, in quello dei braccianti agricoli e in diversi mestieri artigiani come sarti e pellettieri, valigiai e borsettieri, muratori, carpentieri, lattonieri, falegnami, gli impagliatori, i carrozzieri, i meccanici delle auto, i saldatori, i tappezzieri, i dipintori, gli stuccatori, i ponteggiatori, i parchettisti, gli armaioli, orologiai e i riparatori di protesi dentali, i tipografi, gli stampatori offset, i rilegatori, i riparatori di radio e Tv, gli elettricisti, gli elettromeccanici, addetti alla tessitura e alla maglieria, i materassai e i posatori di pavimenti.


Insomma a ben vedere nessuno saprebbe più porre rimedio manuale ad un orlo di una gonna, ad un guasto del contatore, ad una vecchia cipolla di famiglia, ad un divano da rivestire e così via.
Il problema sembra sorgere dal cosiddetto ricambio generazionale, ovvero esaminando i suddetti settori a rischio, si nota che il rapporto tra gli occupati over 55 e le giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni dà 385.700 unità lavorative, esattamente i posti che potrebbero estinguersi da oggi a 10 anni a venire.
Il fenomeno, tuttavia, potrebbe essere compensato dai numerosi immigrati in arrivo che, almeno per ora, sembrano non disdegnare le professioni manuali e artigiane, e così, con il massiccio invecchiamento della popolazione, diventerà sempre più difficoltoso trovare una colf e/o badante che possa aiutarci nelle incombenze quotidiane ed occorrerà, per forza di cose, sperare almeno in un fluente flusso di immigrazione in arrivo.

Saperi, valori e cultura, che un tempo si tramandavano di padre in figlio, che si perderanno in meno di una generazione, così come si perderà il ricordo di una Nazione che nacque agricola, tramutò in industriale fino a vestirsi, oggi, di prevalenza terziaria. Ma la terra lancia il suo urlo disperato, e sembrano dimostrarlo anche le immani tragedie che la natura propina all’uomo, e chiede disperatamente di tornare ad uno stile di vita più sostenibile e naturale possibile, altrimenti, tutto ciò non potrà che incidere negativamente sulla produttività stessa del Paese e sull’Export che tanto caratterizzò il vero Made in Italy negli anni passati, basti pensare al settore tessile, fiore all’occhiello di noi italiani.
Ma a rischiare l'estinzione ci sono anche figure professionali più ''generiche'' come colf, domestiche, autisti, addetti alle pulizie, venditori ambulanti, e uscieri. Mancanza di ricambio generazionale e calo delle nascite sembrano esserne le cause principali, tanto che nel prossimo futuro si ridurrà ancora di più il numero dei giovani che entreranno nel mercato del lavoro. Ma vi è anche una terza causa, che incide man mano, negli anni, in maniera sempre maggiore: i giovani si avvicinano sempre meno alle professioni manuali.

Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia, sottolinea come il problema sia marcatamente culturale: “Bisogna rivalutare il lavoro manuale e le attività imprenditoriali che offrono queste opportunità. Per molti genitori – afferma – far intraprendere un mestiere al proprio figlio in un'azienda artigiana è l'ultimo dei pensieri. Si arriva a questa decisione solo se il giovane è reduce da un fallimento scolastico”. Ma allora come si può cambiare tendenza, invertire questo inesorabile processo di estinzione di tante nobili professioni? Sempre secondo Bortolussi, sembra difficile trovare soluzioni immediate, in tempi brevi, perché il vuoto culturale italiano riempie una forbice di almeno 30 anni. E mentre il tempo trascorre inesorabile, assottigliando sempre più saperi e professioni di un antico popolo, Bortolussi indica che, almeno in termini legislativi, qualcosa è cambiato: ”Attraverso le riforme della scuola avvenute in questi ultimi anni e, soprattutto, con il nuovo Testo unico sull'apprendistato approvato nel luglio scorso - conclude Bortolussi - qualche passo importante e' stato fatto. Ma non basta. Bisogna proprio avviare una vera e propria rivoluzione culturale per ridare dignità, valore sociale e un giusto riconoscimento economico a tutte quelle professioni dove il saper fare con le proprie mani costituisce una virtù aggiuntiva che rischiamo di perdere''.

Sonia Bonvini


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