Prima l’allarme per l' esplosione, verosimilmente accidentale, di domenica 13 novembre in una delle possibili basi missilistiche della Guardia rivoluzionaria iraniana (secondo fonti d'intelligence Usa potrebbe anche essere stata un'azione di sabotaggio del Mossad), poi la notizia che l' AIEA (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica) ha reso di pubblico dominio un dossier nel quale si può rilevare come l’Iran starebbe lavorando ad un “sofisticato programma di energia nucleare”.
Il dossier AIEA sembrerebbe confermare alcuni sospetti che già da tempo aleggiavano sul regime guidato da Ahmadinejad, e Israele ha rilanciato l’allarme sui programmi nucleari di Teheran.
Ahmadinejad, Presidente Iraniano, in seguito alla diffusione AIEA, è corso a smentire, riferendo che l’Iran non lavora a nessun programma di armamento nucleare e che l’unico modo di rapportarsi del suo Paese all’Occidente è quello di un sano confronto culturale. Le smentite non hanno comunque tranquillizzato le diplomazie occidentali, in specie USA e Gran Bretagna, che hanno alzato toni e voce, in maniera anche dura.
Il Presidente americano Barak Obama si è detto sicuro che il mondo stavolta si troverà “unito contro il programma nucleare iraniano”, lasciando trapelare che il rapporto dell’ AIEA giustifica nuove sanzioni contro l’Iran, non escludendo formalmente neanche l’intervento militare: conferma questa direzione l’ultimatum del Segretario di Stato americano Hillary Clinton che ha intimato all’Iran di rispondere ufficialmente al massimo entro venerdì al rapporto dell’Agenzia. Anche il Ministro degli Esteri William Hague conferma che la Gran Bretagna stia seguendo la suddetta scia, quando afferma: “tutte le opzioni restano sul tavolo”.
Francia e Germania invece, sono contrarie ad ogni opzione di tipo militare, e più inclini ad ulteriori sanzioni economiche contro il regime di Teheran, ma sono contrarie a quest’ultima ipotesi Russia e Cina. Il ministro degli Esteri russo Lavrov ha smentito Obama sulla sostanziale unità d’intenti che ci sarebbe sulla questione iraniana.
Chi sembra avere una posizione più chiara, è Israele, che afferma di essere già pronto ad una opzione strategico -militare atta a colpire gli obiettivi sensibili iraniani.
Il ministro degli esteri del Lussemburgo Jean Asselborn ha detto che le conseguenze di un intervento militare contro l'Iran ''sarebbero devastanti'', escludendo così questa possibilità che ''non porterebbe a nulla''. La strada da seguire, anche secondo Asselborn, e' quella delle sanzioni e bisogna lavorare affinché Pechino e Mosca si convincano: ''Non posso immaginare che la Russia e la Cina abbiano un interesse al fatto che l'Iran disponga di una bomba atomica'', ha concluso Asselborn.
Alla luce di tutte queste dichiarazioni, emerge, chiaramente, che manca una politica estera comune da parte dell’Unione Europea, improntata alla ragionevolezza e moderazione. I sintomi della crisi si fanno sentire anche qui, la grave crisi economica che sta investendo gli stati dell’Ue sta portando ad una lenta e inesorabile perdita di autorevolezza politica a livello internazionale.
Sonia Bonvini












