Il nuovo esecutivo a guida Mario Monti si è insediato ma borse e mercati non sembrano placarsi e, dopo un inizio che sembrava di buon auspicio, i titoli italiani cadono nuovamente e lo spread tocca 500 punti base.
La fiducia degli investitori verso l’Italia sembra non placarsi, nemmeno dopo la nomina di Monti, segno che il vortice della crisi, nel quale sta girando l’Italia ma non solo, è più abissale di quello che sembra e non si risolverà, forse, con il mero cambio di Governo. Molti anni dovranno passare prima che l'Italia recuperi il terreno di credibilità perso sui mercati e non lo recupererà senza una massiccia e profonda revisione dell'odierna struttura politica e finanziaria dell'Ue.
Francia e Germania solo poco tempo fa attuavano delle vere e proprie manovre sottobanco per rendere la crisi finanziaria dell'Italia ancora più grave, sperando così, di salvare le proprie economie.
Intanto nei mercati si diffondeva, e nemmeno troppo piano, la voce che i titoli di stato europei, un tempo sicuri, erano diventati i nuovi titoli spazzatura. Alla voce diffusa fece seguito l’azione delle banche, in particolare quelle di Germania e Francia, che molto attivamente iniziarono a svendere al ribasso i titoli di stato di Italia e Grecia, foraggiando la fobia dei mercati e senza sostenere e aiutare, come sarebbe stato invece ovvio, la tenuta dei paesi dell'Unione Europea.
In questo modo, le banche italiane, già in difficoltà, non sono riuscite a partecipare, pienamente, al rilancio della crescita economica, tanto sperata, per l'Italia. L’atteggiamento avuto da Francia e Germania evidenzia bene come nell'Unione Europea prevalgono le ragioni specifiche delle singole Nazioni, in special modo Francia e Germania. Le stesse, invece di allearsi con altri Paesi membri dell’Unione e in difficoltà, preferiscono creare il panico nei mercati senza attuare la benché minima azione di sostegno solidale, svendendo il debito sovrano degli alleati e membri della loro stessa Unione.
“Mors tua vita mea”, direbbero i latini, e infatti, nel mezzo di questo caos più totale, le grandi banche d'affari internazionali come Goldman Sachs, che fanno il loro mestiere, sono diventate l’arbitro della sorte politica italiana, acquistando e vendendo rapidamente titoli di stato italiani e facendo salire e scendere lo spread come sull’altalena di un parco giochi, in base alle vicissitudini, giornaliere, dello scenario politico italiano.
Ma l’ingerenza e l’intromissione senza limiti di Goldman Sachs e delle altre banche d'affari in Italia è stato primariamente favorito dal comportamento disdicevole di Francia e Germania: hanno preferito tutelare la tenuta dei propri conti pubblici invece di proteggere i paesi dell'Unione Europea, lasciando scoperti, sotto attacchi di vera speculazione internazionale, Grecia, Spagna, Portogallo, Italia e Irlanda.
IL POSSIBILE POST SCENARIO. Se un piccolo Paese, vedi Grecia, dovesse abbandonare la valuta comune, l’euro, i rischi non preoccuperebbero poi più di tanto. Ma, oggi, se le cose non cambiano, Paesi come Portogallo, Irlanda, Spagna e soprattutto Italia potrebbero fare da compagni alla Grecia.
Forse sarebbe preferibile tornare alle valute nazionali di un tempo, dato che ci sono molte differenze tra Italia, Spagna e Grecia, comparabili a quelle tra Germania e Francia. Se poi aggiungiamo l'Austria, con i suoi titoli, il cui spread è salito a 180 punti sopra il Bund tedesco e poi il Belgio, con 310 punti, e i nuovi differenziali di rendimento dell'Olanda, a 64 punti e della Finlandia a 72 punti, Paesi più virtuosi della Germania, non si capisce come mai gli investitori abbiano così tanta fiducia nel Bund tedesco. Forse i mercati necessitano di sicurezza e rifugio per la liquidità, ma, se fosse solo un problema legato alla liquidità, uno spread di 25 centesimi sarebbe adeguato. A pensar male si fa peccato, ma siccome ci si azzecca quasi sempre direbbe qualcuno, sembrerebbe che i mercati stiano agendo per separare i destini della Germania da quelli degli altri membri Europei.
Jean Claude Juncker, presidente dell'Eurogruppo ha detto: “Penso che il livello del debito tedesco sia motivo di preoccupazioni." Aggiungendo poi: “La Germania ha un debito più alto della Spagna, ma al riguardo nessuno a Berlino vuole rendersene conto".
Parole che inducono a dire che Jean Claude Juncker forse ha ragione, anche perché il debito tedesco è all'86% del Pil, e quello della Spagna al 66%.
In netta controcorrente potremmo dire che la soluzione migliore sarebbe quella dell'uscita della Germania dall'euro almeno così, si ridurrebbe la fuga di capitali, anche se questa soluzione resta la peggiore delle possibili. L’uscita di un Paese membro dall'euro comporterebbe incalcolabili conseguenze economiche e finanziarie ma rappresenterebbe, soprattutto, il fallimento dell'Europa.
A questo punto la strada da seguire è quella di una maggiore integrazione fiscale tra i Paesi europei con un organismo economico comunitario, e cioè ampliare i poteri statutari della banca centrale.
Tuttavia oggi, la banca centrale europea, BCE, appare debole, chiusa nel suo rigore e il suo statuto non assicura l'acquisto di titoli di stato invenduti come prestatore di ultima istanza. Anche questo è motivo di incertezza sui mercati inoltre, così facendo, BCE alimenta la corsa alla speculazione, che oggi prende di mira non solo i titoli di stato italiani ma anche quelli spagnoli e francesi, a causa della loro vulnerabilità.
Il Wall Street Journal di New York riportava stamane: “Se la stessa banca centrale europea BCE mostra riluttanza nell'acquisto di titoli di stato dei paesi dell'Unione Europea, perché li considera un investimento troppo rischioso, come possono gli operatori stranieri fidarsi ed acquistare titoli senza pretendere in cambio un elevato rendimento?”
E’ tutta la politica europea che deve agire adesso, soprattutto quella di Francia e Germania, cambiando la struttura della BCE e dando un sostegno maggiore all’euro oltre che ai paesi dell'Unione Europea. Se così non fosse, qualunque riforma nazionale, taglio o rigore per il rilancio dell'economia rischia di essere vano, perché tutti i fondi recuperati con sforzo ingente dai paesi più virtuosi verranno usati per ripagare gli enormi interessi sul debito, oltre che a coprire i costi della debolezza finanziaria dell'Ue.
Quello che conta oggi, è dare il via ad un’azione quanto più veloce possibile, per non permettere che l’Italia diventi con certezza assoluta insolvente, con i politici europei, e i tedeschi in prima linea, che sostituiscano l’immobilismo permeante della Bce, con interventi di largo respiro.
Intanto, l’attacco ai titoli di stato francese, è un paradosso dirlo, il cui spread nei confronti dei bund tedeschi è salito, potrebbe favorire l'Italia: ora anche Sarkozy dovrà muoversi, e potrebbe cominciare proprio con il fare pressione sulla Germania della Merkel, in modo da attuare il cambiamento delle attuali norme in materia di finanza e politica monetaria.
Sonia Bonvini












