L’uragano della crisi sui debiti pubblici non sembra placarsi, e dopo aver bussato alle porte di Sarkozy ora bussa alle porte tedesche.
Infatti ieri la solida e intransigente economia della Merkel ha sofferto parecchio in un’asta di titoli di Stato. I forti Bund tedeschi invece che andare a ruba, sono rimasti per lo più invenduti.
Il tracollo è stato così evidente che la Bundesbank, che generalmente è impassibile sugli acquisti dei titoli di Stato in affanno dei paesi periferici da parte di Bce, senza ritegno alcuno, ha fatto una gran raccolta dei Bund rimasti invenduti. Tuttavia l’azione intrapresa non ha evitato che gli occhi di diversi analisti si puntassero sulla florida Berlino, per poi, non solo definire l'asta "un disastro", ma strillare anche, a pieni polmoni, che il contagio della crisi sui debiti è oramai diffuso dalla periferia sino al centro più resistente di Eurolandia: un chiaro messaggio di sfiducia in tutta la zona euro. Berlino doveva piazzare circa 6 miliardi di euro ma è riuscita a piazzarne solo 3,6 miliardi di cui 2,4 miliardi inoculati dalla Bundesbank, provocando così anche il balzo in rialzo dei rendimenti dei Bund già in circolazione: chiudono al 2,15% contro l'1,92% in apertura. Nonostante non sia la prima volta che un’asta di titoli tedeschi vada in sofferenza, già sei delle ultime otto non hanno coperto l'intero ammontare offerto, quella di ieri è indubbiamente senza precedenti.
Secondo alcuni analisti, sembrerebbe che gli investitori non siano più interessati ai rendimenti dei Bund decennali che la Germania sta offrendo, e che ora hanno uno spread + 21 punti base sui Treasuries americani e per la prima volta dal 2009 offrono un rendimento superiore a quello dei titoli di Stato inglesi. Gli investitori dunque, cercano un rifugio contro la crisi delle periferie dell’Eurozona, fuori dall'Unione monetaria, poiché si sono convinti che la crisi stia ormai intaccando il centro della zona dell'euro e dubitano anche della sopravvivenza stessa dell'Unione monetaria.
Analisti o meno, le autorità tedesche si sono subito fatte avanti per minimizzare l’accaduto, e hanno attribuito il pessimo esito dell'asta al nervosismo dei mercati. effettivamente la Germania, che ha recentemente aumentato le sue entrate fiscali, non ha problemi di finanziamento. Secondo Martin Blessing, presidente di Commerzbank, ci sarebbe stato una sorta di “sciopero dei compratori” sui titoli pubblici dell'Eurozona.
Secondo David Beers, invece, dell'agenzia di rating Standard and Poor's: “È evidente che c'è una pressione al rialzo sui rendimenti tedeschi e questo potrebbe modificare la percezione della crisi in Germania”.
Comunque sia, la sirena d’allarme si è già propagata e potrebbe anche svegliare Berlino di colpo, inducendolo così a valutare l’ipotesi di interventi antri crisi comuni. Ma la cancelliera merkel continua a non sentire, ad essere intransigente, e a tal proposito eieri ha ribadito il suo fermo no circa il rafforzamento del ruolo della Bce. Ed è un fermo no anche agli eurobond, se prima non si fanno regole di bilancio più rigorose, afferma la Merkel.
Sul tema degli eurobond, e su quello inerente una ipotetica Bce "prestatore di ultima istanza", ritorna a premere oggi la Francia, con il ministro delle Finanze Francois Baroin, ma Draghi ha respinto per due volte queste pressioni, sottolineando che i governi devono fare quanto promesso sulle nuove misure anti crisi. Non c’è dubbio che per frenare la sfiducia dei mercati bisogna rimettere in ordine i conti pubblici e riformare l'economia, ma forse quest’azione, da sola, potrebbe non bastare.
Le riforme nazionali, necessarie, hanno mostrato di non essere sufficienti da sole ad arrestare la crisi, perché la sfiducia oramai, non riguarda più un solo Paese, ma l'intera zona euro, a causa di un difetto costitutivo dell’euro, pensano i mercati stessi. La Bce, a differenza di tutti gli altri Paesi avanzati, non agisce da prestatore di ultima istanza, può offrire liquidità alle banche sofferenti, ma non può farlo nei confronti degli Stati dell'euro. Questo ruolo a metà di Bce mette a serio rischio un Paese che ha un alto debito pubblico, perchè diventa succube degli andamenti umorali dei mercati. E se si innesca poi, anche un meccanismo di sfiducia, quello stesso debito diventa intollerabile.
S.B.
Vedi anche:Incontro tra Monti, Merkel e Sarkozy oggi a Strasburgo












