Forse a ben vedere la manovra varata dall’esecutivo di Mario Monti non è così ambiziosa come si vuol far credere: 20 miliardi di euro al netto di quanto reinvestito per la crescita che non rappresenta che qualcosa in più dell’1% del Pil.
Di ambizioso ci sono solo le riforme a lungo termine come la liberalizzazione dei servizi, il contrasto dell’evasione fiscale e l’eliminazione delle baby pensioni e, partendo dal presupposto che la approvino senza problemi, la riforma sul mercato del lavoro. Indubbiamente queste riforme renderanno l’Italia più sana e robusta nel lungo periodo, ma senza creare un grande impatto nel breve periodo.Tenendo presente che per il prossimo anno, il rapporto fra debito e Pil crescerà, per scendere poi lentamente negli anni a seguire, sempre e comunque se l’Italia terrà fede al suo piano, forse una manovra più incisiva, che prendesse più in considerazione patrimoniale e un’accelerazione sulle privatizzazioni, avrebbe portato a risultati più immediati, perché dette misure avrebbero potuto portare il livello del debito pubblico indubbiamente sotto il 100% del Pil.
Tuttavia, le privatizzazioni sembrano essere, come la patrimoniale del resto, le grandi assenti nella manovra dal Governo Monti: non c’è traccia di almeno una privatizzazione che possa bilanciare imposte e tagli. Infatti in Italia le privatizzazioni sono considerate un sacrificio attuabile solo in situazioni drammatiche, per nulla considerate una strategia per la crescita, uno stimolo per l'economia che apporti linfa nuova in monopolio pubblico, con l'iniziativa privata oltre al vincolo della concorrenza.
Purtroppo l’esecutivo tecnico a guida Monti si è lasciato sfuggire un’occasione eccellente di nuova cultura politica italiana ed anche economica: compensare il piatto della bilancia dei pesanti effetti recessivi di tasse e imposte con una nuova proposta, che avrebbe anche favorito l'efficienza e l’eliminazione dei costi sia politici sia economici della corruzione imperante nelle aziende pubbliche. Ne è un esempio lampante Enav, che in questi mesi ha riempito pagine e pagine di cronaca per i fenomeni di corruzione verificati. Non si capisce perché un servizio di grande importanza come il controllo del traffico aereo non possa essere affidabile se gestito da un privato azionista e non dal solo Stato. Se analizziamo invece la società per il trattamento dei dati fiscali, la Sogei, anche qui vien spontaneo domandarsi perché la privacy possa essere garantita solo se gli operatori che vi hanno accesso sono dipendenti dello stato invece che di un'impresa privata. Un dipendente privato risponderebbe penalmente e civilmente in caso di violazioni delle norme e regole, mentre la Pubblica amministrazione forse no. In Inghilterra infatti, da moltissimi anni, il trattamento dati fisco è affidato in outsourcing a società private e specializzate in merito.
E per quanto concerne le Poste? Privatizzarle, sia per i cittadini italiani sia per quelli stranieri, indubbiamente sarebbe un glorioso segnale di cambiamento. Le poste occupano non solo settori di consegna lettere, il settore bancario, ora stanno entrando anche in altri settori privati come la telefonia fissa e mobile facendo da pubblica concorrenza ai privati. Una netta contraddizione: un'azienda che pur essendo pubblica, agisce in settori privatizzati.
Tutti settori di partecipazioni statali che dovrebbero appartenere al passato, ma che purtroppo continuano ad esistere come nel passato: moltissime aziende che non hanno attività centrali, ma che comunque tolgono spazio all'iniziativa privata, al mercato. Perché allora l’esecutivo Monti non si mette all’opera inventariando tutte quelle aziende minori che potrebbero tranquillamente essere vendute? Sarebbe questa un’azione lungimirante, investitori nazionali e stranieri che apporterebbero liquidità investendo in attività industriali italiane, e questo basterebbe anche a non far versare lacrime ai nuovi ministri ( vedi Fornero), servirebbe a non lanciare grida disperate e appelli per acquistare il nostro stesso debito pubblico. Acquisti di azioni vere, reali, eliminando tutte quelle obbligazioni poco chiare emesse da società ombra che contengono alchimie d’ogni sorta: dagli immobili alle partecipazioni dei comuni e dello stato. Il Governo Monti fin ora ha attuato manovre già viste negli anni passati, tutto rimane com’era, direzioni già sperimentate, come Irap, costi dei politici, pensioni, etc. Il vero passo verso il cambiamento ancora non c’è stato, quello stesso passo che stupirebbe con un nuovo vento di sincero ottimismo, il mercato.
S.B.












