Mario Monti, Presidente di un Consiglio dei Ministri e Ministro dell’economia, spiega la manovra economica agli italiani nel corso di una puntata di Porta a Porta; Elsa Fornero, Ministro del Welfare, si commuove alla presentazione del Decreto 201 del 2011 (il c.d.
Decreto Monti), i partiti non perdono occasione per avere visibilità ed esprimere il proprio sostegno o contrasto al nuovo esecutivo tecnico; i sindacati dei lavoratori protestano contro la riforma pensionistica e le novità normative per il mondo del lavoro.
In tutta questa “confusione mediatica”, però, non sfugge un dato importante: che a pagare sono i (molti) cittadini a vantaggio di (pochi) super ricchi che riescono – tramite l’illegale evasione o scorciatoie – a rimanere esenti dalle “super tasse”. In questa determinazione della casta, però, c’è chi non dimentica di sottolineare che sono incluse tutte le confessioni religiose.
La vicenda
Il precedente Governo Berlusconi, prima di abolire definitivamente l’ICI, aveva esentato le attività religiose dal pagamento di tale tassa (D.L. 504/1992); un privilegio che ai molti atei appare “ingiusto” ma che ad altri, invece, appare come un “principio di libertà e di sussidiarietà che interessa tutti quei soggetti che svolgono una funzione pubblica”.
La reintroduzione dell’Imposta sulla prima casa (che presto sarà convertita in IMU) continua ad esonerare tali congregazioni religiose esentandole dal “pesante fardello” che ne deriverebbe.
In un paese come quello Italiano che ingloba al suo interno lo Stato del Vaticano nel quale si espleta il potere temporale del Papa e della Chiesa Cattolica, tale esenzione non poteva che destare forti polemiche e fratture all’interno degli stessi partiti. Destra e sinistra, in questa vicenda, sono scomparse per far posto a chi “è credente” e chi, invece, non lo è; chi intende preservare il denaro per garantire maggiori servizi a chi ne ha bisogno e chi, invece, ritiene che anche la Chiesa cattolica “tiri acqua al proprio mulino” sfruttando attività a scopo di lucro camuffandole come “recupero crediti” per attività benefiche o auto mantenimento.
Mario Monti ha risposto alla domanda semplicemente con un “è un problema che non ci eravamo posti” ed ecco che sono fioccati commenti a favore o contro l’eventuale abolizione di tale norma.
A FAVORE dell’esenzione
La Chiesa cattolica non è una “mosca bianca” all’interno del quadro normativo italiano poiché nel Decreto Monti sono state incluse (se proprietarie dell'immobile e non affittuarie) anche tutte le associazioni, partiti o circoli ricreativi che, addirittura, richiedono al fruitore una quota associativa una tantum o prima di entrare e godere dei servizi.
Perché dunque puntare il dito solo contro la Chiesa Cattolica e non contro altre associazioni a scopo umanitario o, addirittura, che professano un’ideologia e stile di vita molto differente da quello del Vaticano?
Perché attaccare il Clero e non Arcigay?
Il problema, dunque, è l’oggetto della questione e non il soggetto chiamato in causa: non si tratta di “far fare sacrifici ai preti” bensì di perseguire il bene pubblico attraverso delle istituzioni religiose come rete capillare fortemente insediata nel territorio e dotata di forte influenza positiva.
Renato Farina, esponente del Pdl, definisce la “tassazione degli immobili tipo oratori e bar o campi di calcetto, dico a titolo di esempio, sarebbe - avverte - un salasso per le opere sociali che oggi garantiscono servizi altrimenti irraggiungibili per molti, e aiuto indispensabile alla coesione sociale”.
CONTRO l’esenzione
Sono state già avviate delle raccolte di firme da parte di quegli individui che ritengono questa deroga non equa. Nell’esenzione, infatti, non si annoverano esclusivamente gli immobili “oratori” o assistenziali, vale a dire quelli vocati alla preghiera, alla vita dei religiosi o al benessere dei cittadini bensì anche quelli inerenti a strutture ricettive o attività commerciali. Gli oppositori di tale privilegio tende a sottolineare come a un’identica situazione (un’attività con scopo di lucro) vi sia una disparità di trattamento tra un cittadino “laico” e un “religioso”.
Tra gli esponenti politici che sono intervenuti per illustrare le reali sfumature di questa vicenda si cita l’intervento di Daniele Capezzone, portavoce Pdl che, pur dichiarandosi contrario all’introduzione dell’ICI, professa un’equità di trattamento per tutti gli italiani. “Da laico e da liberale – ha dichiarato - ritengo che non sia giustificabile un trattamento fiscale differenziato e privilegiato tra immobili destinati a utilizzi simili (che so, strutture ricettive, di bed and breakfast, ecc.) in relazione al fatto che siano posseduti da un ente ecclesiastico o invece da un normale cittadino. In un momento di grandi sacrifici per le famiglie italiane, mi pare difficile spiegare che queste strutture ecclesiastiche debbano continuare a godere di un trattamento fiscale privilegiato”.
L’intervento si conclude con un invito alla Chiesa per “compiere un passo di ragionevolezza e di buon senso, nella discussione pubblica che inevitabilmente si è aperta e proseguirà”.
I commenti della community di Facebook
Non poteva certo mancare la mobilitazione tramite i social network ed ecco che su Facebook spunta una pagina intitolata “Vaticano pagaci tu la manovra economica” e i pareri, inutile dirlo, si perdono tra chi è a favore e chi, invece, contrario. Eccone alcuni esempi:
“La demagogia la fanno i preti i vescovi e cardinali. Incassano cifre assurde e pretendono di non pagare? Ma il Credo della Chiesa non è tutt'altro? Pensassero ai preti pedofili...”
“Seee.. ed i regali solidali? Io ho l'orologio di Emergency.. tutto il mondo dell'associazionismo laico e cattolico si regge anche con attività commerciali.. siete pietosi! State dandoci la zappa sui piedi da soli! Fate schifo!”
“Io non voglio pagare scuole cattoliche, o valdesi, o arabe, chi ci vuole andare SE LE PAGA COME IN TUTTO ILO MONDO. Se ci lascxiano tutte le tasse dovute il comune farà scuole e asili a iosa, invece diamo i soldi alle parrocchie togliendoli alla comunità tutta. E' disgustoso e antidemocratico !!! MONTI non credevo proprio che ti abbassassi a mettere la tua faccia su questa porcheria di manovra salvaladri !!!!!!!!”
“E poi vuoi veramente che tutte le onlus da Emergency a Medici senza Frontiere alle associazioni per i diversamente abili, presenti nello stato italiano paghino l'ici quando fanno già fatica ad esistere e ad operare con i pochi fondi che hanno?”.
I commenti delle associazioni
Alcuni commenti lasciati dagli utenti di Facebook, però, necessitano di alcuni chiarimenti onde evitare di "puntare il dito" contro alcune associazioni che non pagano l'ICI non per godimento di un "benefit di categoria" bensì per adempimento a differenti normative di materia fiscale.
Emergency, ha tenuto a sottolineare due aspetti fondamentali: “prima cosa – ha spiegato l'organizzazione con una nota inviata alla redazione - le Onlus non sono tenute a pagare l'ici solo per le sedi istituzionali e non per quelle utilizzate per fini commerciali come invece avviene per la Chiesa. Seconda cosa, le sedi istituzionali di Roma e Milano di Emergency sono in affitto e perciò l'ici è tenuto a pagarla il proprietario e non l'inquilino”.
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Marcella Sardo












