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Manovra Monti: fuga in Svizzera di chi teme stretta fiscale e incertezza



     

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Manovra Monti: fuga in Svizzera di chi teme stretta fiscale e incertezza Una discreta fetta di italiani benestanti fugge oltreconfine, in Svizzera, come ultima estrema soluzione per scappare da un'Italia sull'orlo del tracollo economico.


Trasferimento di capitali, e in taluni casi anche di famiglia. Una fuga incominciata durante la crisi del governo Berlusconi, proseguita dopo l’altalenante spread e oggi intensificata dal rigore del governo Monti. In una intervista alla radio svizzera la presidente della federazione di fiduciari del Canton Ticino, Cristina Maderni ha affermato: "Quelli che hanno grossi capitali, intere famiglie, stanno cercando di piazzare i propri beni in posti sicuri e in qualcosa che duri nel tempo". La Maderni ha poi aggiunto che: "Noi fiduciari siamo stati interpellati, per valutare se c'è la possibilità di un trasferimento totale di alcune famiglie", inoltre, ha sottolineato la presidente dei fiduciari ticinesi "il fenomeno è sempre esistito ma è vero che, in questi ultimi mesi, abbiamo assistito a un'accelerazione delle richieste di questo tipo". Una vera e propria fuga dall’Italia, con persone e famiglie munite di sostanzioso patrimonio che chiudono la loro attività imprenditoriale e si trasferiscono in Svizzera. Si tratterebbe maggiormente di persone tra i 40 e i 50 anni, lavoratori autonomi e imprenditori, che hanno, nella maggior parte dei casi, una residenza svizzera e, magari, anche dei soldi già oltralpe.
Secondo Giancarlo Cervino, del Centre for International Fiscal Studies di Lugano, questo fenomeno si è sviluppato maggiormente nell’ultimo anno e mezzo, e chi fugge lo fa perché "è angosciato dall'insicurezza esistente, oggi, in Italia e nel resto dell'Europa" e, quindi, cerca posti sicuri, anti crisi, come la Svizzera "dove la stabilità economica e politica e la forza della moneta sono tali, da trasformarsi in una sorta di polizza sulla vita".

Il tanto proclamato “ dia chi ha di più, in tempi di austerità” forse, non s'ha da fare, direbbe il Manzoni, perché il dare di più è qualcosa che spaventa e terrorizza, tanto da alimentare ancor di più anche il risvolto illegale, con esportazioni oltre frontiera di soldi, denaro contante trasferito da istituti di credito e agenzie finanziarie. E così, continua l’imbroglio al fisco italiano, mentre le banche svizzere si leccano i baffi, sorridendo in barba alla crisi europea.
Sorrisi comunque pacati, visto che se L’Ue dovesse collassare, e di conseguenza l’euro, anche il paradiso svizzero ne risentirebbe pesantemente. Infatti in Svizzera, nonostante la chiusura attiva dei conti, il vento della crisi inizia a farsi sentire tanto che sono previsti aumenti di tasse, con un 2012 che presenterà un Pil non superiore allo 0,5% dicono le stime.
E sempre dal 2012 le autorità elvetiche pensano di introdurre anche un'imposta di successione del 20%, sui beni superiori ai due milioni di franchi. Al solo pensiero, una fluida corsa al notaio è già iniziata, con moltissimi benestanti che trasferiscono i propri patrimoni agli eredi per evitare la stangata elvetica.
Insomma, fuggi di qua e fuggi di là, sempre una manovra sbarra la strada ed i poveri espatriati devono proprio sudare e ingegnarsi di tutto per non pagare, constatando così che di questi tempi di paradisi fiscali ce ne sono sempre meno.
Anche i prezzi di vendita degli appartamenti, a Lugano e dell'Engadina sono cresciuti enormemente, al metro quadro vanno dai 10 mila euro in su, sino ai 40 mila di Zurigo, con sincere preoccupazioni di esplosione di una bolla immobiliare.

S.B.


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