Diciamo subito che i più fortunati sono i dipendenti di Elica, un’azienda di Fabriano che produce cappe da cucina, e della modenese Tetra Pack Packaging Solution, un centro di ricerca sui sistemi di confezionamento della multinazionale svedese. Per gli altri rimane la consolazione di seguire le due capofila nella classifica o, nella maggior parte dei casi, la speranza di poterci entrare, un giorno, in quella classifica. Oltre, naturalmente, un po’ di legittima invidia per i loro più fortunati colleghi.
Sono loro infatti a potersi fregiare del titolo di dipendenti del miglior posto di lavoro italiano, rispettivamente per la sezione “Large Companies” (aziende con più di 850 dipendenti) e “Small and medium enterprises” (da 50 a 849 dipendenti).
La speciale top ten di cui parliamo, giunta quest’anno all’undicesima edizione e pubblicata sul Sole24Ore oggi in edicola, è stilata dal Great Place to Work Institute, una società di consulenza e ricerca nata negli Stati Uniti nel 1991 e diffusa oggi in 45 paesi.
Si tratta di una società che da più di vent’anni si occupa di selezionare gli ambienti di lavoro più soddisfacenti e gratificanti. Per farlo, i suoi ricercatori hanno messo a punto uno speciale questionario chiamato “trust index” che concorre a misurare, attraverso 59 domande, il livello di “fiducia, orgoglio e cameratismo” (sic!) all’interno dell’azienda. Con questo sistema la società ha raccolto oltre 2 milioni di questionari nel mondo, provenienti da 5.500 aziende che hanno aderito al progetto.
Per l’Italia sono state prese in considerazione oltre 100 aziende, per un totale di 33 mila dipendenti.
Nessuna pretesa di esaustività ovviamente, anche perché la selezione avviene sulla base delle auto-candidature delle aziende stesse.
Quello che ci si aspetta dall’analisi è più che altro verificare lo stato dell’arte di quella cultura che gli anglosassoni chiamano del “work-life balance”, a cui nel nostro paese ci si riferisce parlando di “conciliazione dei tempi di vita e di lavoro”.
Nidi aziendali, job sharing, orario flessibile, telelavoro. Questi alcuni dei temi caldi che in Italia ancora stentano ad affermarsi nonostante ormai le principali ricerche di settore concordino su un dato fondamentale: le aziende con un clima interno migliore sono anche quelle più redditizie e con performances produttive al di sopra della media. Naturale quindi che altrove si sia capito da tempo che puntare sul benessere interno non è un optional riservato a chi ha più risorse da investire.
Per fortuna, anche nel nostro paese qualcosa sta cambiando. Anche all’interno della cultura aziendale delle piccole e medie imprese (che continuano a rappresentare la stragrande maggioranza delle aziende del paese) si sta lentamente affermando un approccio più attento all’ambiente lavorativo, meno verticistico e più collaborativo. Un ambiente dove gli elementi migliori possano davvero emergere per selezione naturale e dove le buone idee sanno essere sviluppate indipendentemente da chi ne sia l’autore. Utopia? Non è detto. Almeno non per queste aziende: http://www.greatplacetowork.it/best/list-it.htm.
Giuseppe De Marco













