Un altro attacco alla sede romana di Equitalia.
Dopo gli episodi di giovedì 8 dicembre, con un plico esplosivo recapitato al presidente della Deutsche Bank, e quello di venerdì 9 dicembre a Roma, dove un pacco bomba è esploso nelle mani del direttore, ferendolo e facendogli perdere una falange di un dito, oggi un'altra busta sospetta è stata rinvenuta nella sede di Equitalia a Roma. Il plico sospetto è stato intercettato da un operatore di Equitalia che ha visto fuoriuscire dal pacco una polvere nera. Allertato dal precedente attacco in cui era rimasto ferito il direttore generale, ha chiamato immediatamente il 113. La polvere, analizzata dagli artificieri, è risultata positiva, dunque il pacco avrebbe potuto anche esplodere. Gli artificieri hanno, però, disattivato l’ordigno senza farlo brillare. La busta bomba era indirizzata a Equitalia in modo generico, senza mittente e senza destinatario.
Mario Monti si è espresso ancora una volta sulla vicenda, condannando l’atto, e in una nota del portavoce si legge: "Il Presidente del Consiglio Mario Monti appresa la notizia della busta esplosiva intercettata oggi, e indirizzata nuovamente agli uffici di Equitalia, oltre che ringraziare le Forze dell'ordine per il loro tempestivo intervento, ha espresso la sua solidarietà al tutto il personale di Equitalia". "Il Presidente Monti ha infine condannato fermamente l'ennesimo atto criminale compiuto contro delle persone che compiono esclusivamente il loro dovere al servizio delle Istituzioni e del Paese".
L’attentato rappresenta sicuramente un atto di violenza da condannare senza alcuna remora, ma forse rappresenta anche quello che gli psicologi definiscono il "punto di rottura", un momento particolare o di stress estremo tra quello che poteva essere la pazienza di alcuni e l'esplosione di una rabbia e frustrazione generale. E una rottura, volontaria o meno, significa anche la perdita dell'equilibrio e dei punti fermi di riferimento, il "punto di rottura" crea uno scompiglio, ma gradualmente si può rimarginare a differenza del "punto di non ritorno" che, una volta oltrepassato, non c'è modo per tornare indietro. Dobbiamo quindi cercare di trovare delle nuove basi per un nuovo equilibrio, in modo tale che questo "punto di rottura" possa invertire la marcia, portando a una graduale risalita.
La storia è colma di eventi precisi che hanno lentamente innescato vere e proprie bombe di rabbia umana: il popolo, stanco di subire ingiustizie e vessazioni d’ogni sorta, alla fine irrompe e oltrepassa la linea di confine che delimita la pazienza dalla frustrazione collettiva.
Tuttavia, bisogna prestare allerta al fatto che, quando un popolo smette di condannare certi atti di violenza, allora siamo vicini a una fase triste e buia della democrazia.
Tutti noi oggi, invece che imbarbarire i dialoghi dovremmo fare in modo di convogliare la rabbia comune sulla strada comune di vere proposte costruttive, di rinnovamento, indirizzando cosi’ la frustrazione sociale verso qualcosa di positivo, un rinnovamento culturale nazionale, che annulli caste e privilegi di pochi, in favore di un’equità e giustizia comune.
S.B.
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