Mercoledi, 23 Maggio 2012

Utenti online:  2233 visitatori online Trovaci su:

Liberalizzazioni: perché alla fine vincono sempre le corporazioni



     

E-mail Stampa PDF

Liberalizzazioni: perché alla fine vincono sempre le corporazioni“Piegheremo le lobby”, ha promesso ieri Monti, mentre Catricalà ribadisce oggi a Repubblica: “Basta con le brutte figure, a gennaio ripresentiamo tutto”. E certo è paradossale che proprio un capo del governo che è stato l’alfiere della libera concorrenza a Bruxelles e un sottosegretario alla presidenza che viene direttamente dall’Antitrust, si siano dovuti piegare alle richieste di tassisti e farmacisti.

Ma quello delle liberalizzazioni è un terreno scivolosissimo, in cui tra il dire e il fare più che il classico mare c’è di mezzo un vero e proprio oceano.
I mille rivoli di questa massa critica che rende vano ogni tentativo di riforma si chiamano lobby. Un’espressione che rischia però di essere travisata dal travestimento “anglosassone” del termine, che rimanda più all’esperienza statunitense che a quella nostrana. Per questo al nostro paese si adatta meglio la definizione di “corporazioni”, un termine che affonda le sue radici nel Medioevo, fu celebrato nel Fascismo ed è arrivato quasi indenne ai giorni nostri.

Non stupisce che il ministro Passera abbia definito “pazzesche” le resistenze incontrate al solo accennare al tema delle liberalizzazioni. Perché in Italia le corporazioni sono forti, agguerrite e con pochi scrupoli quando si tratta di difendere gli interessi dei rispettivi membri. E soprattutto, godono di ampie e rassicuranti sponde politiche proprio nelle aule di quel Parlamento che dovrebbe essere chiamato ad eliminare i tanti lacci e lacciuoli che imbrigliano un settore decisivo per l’economia.
Paradosso nel paradosso, le maggiori resistenze provengono proprio da quell’area politica che del liberalismo dovrebbe essere l’alfiere. Tant’è che proprio l’ex governo Berlusconi (che ieri si è tolto l’effimera soddisfazione di etichettare il nuovo premier come “disperato”) ha finito per annacquare quel poco che il precedente governo era riuscito a fare con le famose “lenzuolate” di Bersani. E Monti, dal canto suo, ha finito per vanificare quel pochissimo che lo stesso Berlusconi era stato costretto ad inserire nelle manovre agostane, scritte con la pistola di Bruxelles puntata dritto alle tempie.

La verità è che in questa partita destra e sinistra, come sempre più spesso succede, non c’entrano affatto. Perché in gioco c’è l’interesse dei consumatori, una categoria a cui in Italia si pensa sempre troppo poco, nonostante sia di fatto la più trasversale che ci sia. Sono loro, siamo noi, a pagare il prezzo dei privilegi concessi alle corporazioni. Affrontando spese maggiori per servizi di minore qualità e subendo scelte di parte che vengono spacciate per interessi generali.
E per di più evitando le sole riforme realizzabili a costo zero.

Negli ultimi 5 anni, grazie all’apertura alla vendita di farmaci da banco anche presso la grande distribuzione e le parafarmacie, gli italiani hanno risparmiato 1,6 miliardi di euro e sono stati creati oltre 7 mila posti di lavoro. Ma l’apertura ai farmaci di fascia C, come è noto, è di fatto saltata.
I tassisti italiani sono tra i più cari d’Europa, i meno numerosi e i meno efficienti. Eppure anche la loro mini-casta non si tocca.

Per spezzare questa torbida catena che ci consegna nelle mani di gruppi e gruppuscoli (ieri i farmacisti e i tassisti, oggi gli edicolanti, domani i benzinai, dopodomani i commercianti e così via) servirebbe un’iniziativa forte e di ampio sostegno parlamentare. Una manovra che facesse piazza pulita dell’abitudine tutta italiana di darla sempre vinta a chi fa la voce più grossa.
Ma l’Italia è pronta per voltare pagina?

Giuseppe De Marco

Vedi anche:
Liberalizzazioni: un’altra fumata nera. I taxi non si toccano
Farmaci di Fascia C: la lobby dei farmacisti contro quella della grande distribuzione

 


Vota su Wikio Condividi - Salva
Commenti
Scrivi il tuo commento
+/-
Commenta
Nome:
Email:
 
Titolo:
 
Inserisci il codice anti-spam che vedi nell'immagine.
Luca  - Incapaci... |22-01-2012 21:36:10
Ma lei sa cosa dice oppure parla a vanvera? I costi dei taxi italiani i più cari in Europa? Ritengo opportuno informarsi prima di parlare oppure parli di Topolino e Nonna Papera fa più bella figura....
Pino  - Cominciamo da voi... |22-01-2012 16:48:03
...giornali e giornalisti che campate alle spalle dei contribuenti coi soldi delle sovvenzioni statali e che in più siete ricattati da questo governicchio che vi impone di "fare i bravi" altrimenti vi chiude l'ossigeno.
e_c |22-01-2012 13:18:00
Scusate, ma, calcolatrice alla mano, 1,6 miliardi di risparmi diviso 58 milioni di cittadini italiani fa 27€ a testa... poi mi capita spesso di usare il taxi in Italia come all'estero e vi dirò che tutte queste differenze sui prezzi e sulla qualità del servizio non le ho mica viste. A NY conoscevo le strade e la lingua meglio del conducente. Ad Atene ho speso 40€ dall'aeroporto al Pireo ed ho rischiato la vita (170kmh con slalom tra gli autoarticolati e vista su incidente mortale). Le tariffe taxi ad Amsterdam sono folli. In Inghilterra, con l'eccezione del centro di Londra, capita sovente di farsi portare a spasso da individui col turbante su auto non propriamente decorose, diciamo... e no, non faccio il tassista.
Fabrizio Bartolomucci  - 25% di aumento per manager e dirigenti statali |16-12-2011 13:21:38
Spero di aver compreso male, ma nell'articolo in oggetto su Repubblica Catricalà comunica di aver aumentato gli stipendi dei dirigenti e manager statali del 25% per dire che l'aumento non si applica ai parlamentari. 25% di aumento? Mentre si diminuiscono le pensioni e si tassa la prima casa???