Mercoledi, 23 Maggio 2012

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Istat, crolla ancora occupazione italiani, saliti solo stipendi di Palazzo Chigi



     

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Istat, crolla ancora occupazione italiani, saliti solo stipendi di Palazzo ChigiSale inesorabilmente il dato relativo agli italiani in cerca di un posto di lavoro: in soli tre anni, dal 2007 al 2010, è salita la percentuale di italiani in cerca di occupazione, con un aumento pari al 39,6%.

I dati analizzati riguardano tutte le fasce d'età. Un dato significativo, poiché difficilmente potranno sperare in un reinserimento lavorativo, riguarda la fascia centrale tra i 35 e i 54 anni, con +8,1%, pari a 63 mila disoccupati in più rispetto al precedente anno. I giovani al di sotto dei 30 anni, disoccupati, sono 834 mila, ovvero il 39,7% del totale. Per il terzo anno consecutivo aumentano le persone in cerca di occupazione: sono 2.102.000, 158.000 in più rispetto al 2009 (+8,1%). Il tasso di disoccupazione sale all'8,4% dal 7,8% del 2009, quello di inattività al 37,8%. Nel 2010, riferisce l'istituto, sono 22.872.000 gli occupati, 153.000 in meno dell'anno precedente. Nel complesso, il dato è la sintesi di una riduzione marcata della componente italiana, controbilanciata dall'aumento di quella straniera (+183.000 unità). La quota di lavoratori stranieri sul totale degli occupati raggiunge il 9,1% (8,2% nel 2009).
A diminuire sono esclusivamente gli occupati maschi, in particolare lavoratori dipendenti (-167.000 unità). La discesa coinvolge soprattutto l'occupazione permanente e a tempo pieno (285.000 in meno), in precedenza meno coinvolta dagli effetti negativi della crisi. L’attività economica diminuisce maggiormente nel settore degli addetti dell'industria con -4%, pari a 190.000 unità in meno, e delle costruzioni, con -0,7% pari a -14.000 unità.
Piccolo incremento invece nel terziario,con +0,2% pari a +35.000 unità, ma sono per lo più servizi domestici e di cura alle famiglie e alla persona.
Sale invece la domanda di lavoro nel settore agricolo, dove, per la prima volta dopo tre anni, si registra un +1,9% pari a 17.000 unità.

I dati Istat dipingono un ritratto spaventoso, un’Italia dove la famiglia è sempre più in crisi: si contrae la spesa delle famiglie, nel 2010 è aumentata di appena 11 euro rispetto al 2009 raggiungendo i 2.453 euro medi al mese (+0,5%). E' quanto rileva l'Istat spiegando che la spesa incorpora anche l'inflazione (+1,5% nell'anno). Dati che indicano consumi fermi, perché gli italiani stanno tirando pesantemente la cinghia. Continuano ad aumentare separazioni (+2,1%, per un totale di 54.456 nel 2009) e divorzi (+0,2%, pari a 85.945); nel 2009 per 1.000 matrimoni si contano 297 separazioni e 181 divorzi.
L’Italia è anche un Paese sempre più "anziano", con nascite che continuano a calare. Aumentano gli ultraottantenni, 6 su 100, e ci si sposa sempre meno (- 13 mila). Gli ultraottantenni sono ormai il 6% della popolazione. L'indice di vecchiaia (rapporto tra la popolazione con più di 65 anni e quella con meno di 15) raggiunge il valore di 144,5 a livello nazionale, al secondo posto dunque, nella graduatoria internazionale (dati 2009): la Germania, con un indice pari a 150,2, si conferma il paese con la struttura per età più "vecchia", seguito da Italia (144), Grecia (131,9) e Bulgaria (129,2).
La popolazione in Italia aumenta solo grazie agli stranieri: i nuovi nati italiani nel 2010 sono stati 483.862 mentre gli stranieri sono stati 78.082.

Sul fronte delle retribuzioni invece, sono i dipendenti di Palazzo Chigi quelli ad aver incassato l'aumento piu' corposo delle retribuzioni nel 2010. Secondo le tabelle Istat i dipendenti di Palazzo Chigi hanno visto aumentare la loro retribuzioni contrattuali del 15,2% (+9,9% la retribuzione oraria), lasciando uno stacco netto a tutte le altre categorie, pubbliche o private che siano.
Per i dipendenti della presidenza del consiglio l'anno scorso l'indice delle retribuzioni e' arrivato a quota 126,8.
Stilando una classifica degli aumenti di stipendio, in pole position si vedono i dipendenti di Palazzo Chigi, poi gli impiegati dei servizi a terra negli aeroporti con un +5,3% sul 2009, i giornalisti con un +4,7% che presentano un indice a 108,4 rispetto al valore 100 del 2005.
Sotto il 4% gli aumenti delle retribuzioni di portuali, impiegati nel settore delle tlc e nella ricerca (+3,7% per tutti). Per gli altri settori del pubblico impiego, invece, ad esempio nei ministeri, l'aumento tra il 2009 e il 2010 rilevato dall'Istat è stato solamente dello 0,7%, come anche nelle agenzie fiscali e nei monopoli. Per la pubblica istruzione l'aumento è stato dello 0,6%, per le forze dell'ordine 0,9%, mentre per i vigili del fuoco l'aumento delle retribuzioni non è andato oltre lo 0,4%.
L'Istat comunque precisa che, l’incremento del 15,2% delle retribuzioni annue per dipendente della Presidenza del Consiglio dei ministri, per il periodo 2009-2010, è dovuto a un innalzamento di due ore dell'orario di lavoro settimanale (da 36 a 38); uno spostamento di risorse economiche dalla retribuzione accessoria (per definizione esclusa dal campo di osservazione dell'indicatore) a quella contrattuale.

Il rapporto Istat rivela così una situazione italiana disastrata, e anche se, come dice il governo, l’Italia da un punto di vista economico non è morta, ovvero non ha avuto la stessa sorte della Grecia, sicuramente si trova in uno stato comatoso.Non si intravede ancora una ripresa dalla crisi economica e la crescita è tra le più basse d’Europa: molto debole rispetto alle percentuali di decrescita che subisce ancora il nostro Paese. Un italiano su quattro è a rischio povertà o esclusione sociale e lavorativa. Inoltre, la disoccupazione giovanile e le differenze di genere occupano il primo posto a livello europeo.

S.B.

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