Non accenna a spegnersi la polemica sull'esenzione dell'Ici in favore della Chiesa. Chi lamenta i favoritismi nei confronti della gerarchia ecclesiastica, chi parla di Casta e “ingiusto privilegio” o poca trasparenza. Dopo giorni di dibattiti sul tema, oggi, a gettare acqua sul fuoco ci prova il Cardinale Bagnasco, presidente della
Cei (Conferenza episcopale italiana).
La Chiesa paga le tasse- Il Cardinale non si spiega il perché di tanto accanimento nei confronti del clero, dal momento che la Chiesa non si è mai tirata indietro di fronte al pagamento delle tasse, e definisce come “inutili” le discussioni sulla opportunità di far pagare l'Imu (imposta municipale unica, ex Ici) sui beni non strettamente correlati al culto appartenenti al Clero. Motivo: “La Chiesa paga l'Ici”, come ha sottolineato il porporato nel corso di una intervista resa al Corriere della Sera. “Eventuali casi di elusione relativi a singoli enti, se provati, devono essere accertati - ha spiegato Bagnasco -, e sanzionati con rigore: nessuna copertura e' dovuta a che si sottrae al dovere di contribuire al benessere dei cittadini attraverso il pagamento delle imposte. Le tasse non sono un optional".
La solidarietà da tutelare- "Detto questo - ha proseguito - l'esenzione dall'Ici, per talune categorie di enti e di attività non e' un privilegio. E' il riconoscimento del valore sociale dell'attività che viene esentata e, cosa non secondaria, non riguarda solo la Chiesa ma anche altre confessioni religiose e una miriade di realtà non profit”. In altri termini, secondo il cardinale, va tutelata l'attività di solidarietà svolta dagli enti ecclesiastici, ma anche da associazioni senza scopo di lucro, perché un conto è il possesso di un bene adibito ad attività commerciale, che persegue il profitto, un altro è la proprietà destinata a iniziative di solidarietà come le mense della Caritas, per intenderci.
“Massima trasparenza”- Peraltro, a rafforzamento del suo intervento, il prelato ha invitato i “miscredenti” a leggere il quotidiano dei vescovi “Avvenire”, dove in questi giorni sono stati pubblicati i dati relativi al pagamento dell'Ici da parte di diocesi ed enti ecclesiastici, in modo da garantire trasparenza e mettere a tacere querelle “prive di fondamento”, come le ha definite lo stesso Bagnasco e “frutto di malafede o ignoranza”.
Enza C. Guagenti
Leggi anche: ICI tra chiesa e no profit: i pareri del FLI
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La Chiesa paga le tasse- Il Cardinale non si spiega il perché di tanto accanimento nei confronti del clero, dal momento che la Chiesa non si è mai tirata indietro di fronte al pagamento delle tasse, e definisce come “inutili” le discussioni sulla opportunità di far pagare l'Imu (imposta municipale unica, ex Ici) sui beni non strettamente correlati al culto appartenenti al Clero. Motivo: “La Chiesa paga l'Ici”, come ha sottolineato il porporato nel corso di una intervista resa al Corriere della Sera. “Eventuali casi di elusione relativi a singoli enti, se provati, devono essere accertati - ha spiegato Bagnasco -, e sanzionati con rigore: nessuna copertura e' dovuta a che si sottrae al dovere di contribuire al benessere dei cittadini attraverso il pagamento delle imposte. Le tasse non sono un optional".
La solidarietà da tutelare- "Detto questo - ha proseguito - l'esenzione dall'Ici, per talune categorie di enti e di attività non e' un privilegio. E' il riconoscimento del valore sociale dell'attività che viene esentata e, cosa non secondaria, non riguarda solo la Chiesa ma anche altre confessioni religiose e una miriade di realtà non profit”. In altri termini, secondo il cardinale, va tutelata l'attività di solidarietà svolta dagli enti ecclesiastici, ma anche da associazioni senza scopo di lucro, perché un conto è il possesso di un bene adibito ad attività commerciale, che persegue il profitto, un altro è la proprietà destinata a iniziative di solidarietà come le mense della Caritas, per intenderci.
“Massima trasparenza”- Peraltro, a rafforzamento del suo intervento, il prelato ha invitato i “miscredenti” a leggere il quotidiano dei vescovi “Avvenire”, dove in questi giorni sono stati pubblicati i dati relativi al pagamento dell'Ici da parte di diocesi ed enti ecclesiastici, in modo da garantire trasparenza e mettere a tacere querelle “prive di fondamento”, come le ha definite lo stesso Bagnasco e “frutto di malafede o ignoranza”.
Enza C. Guagenti
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