Mercoledi, 23 Maggio 2012

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Quale sarà il futuro delle attività prima curate dall'ICE?



     

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Lettera aperta al Presidente del Consiglio Mario Monti, al Ministro allo sviluppo economico Corrado Passera e agli esponenti dei gruppi politici del Parlamento da parte dei rappresentanti UIL PA ICE, Giovanni Gismondi e Caterina La Boccetta e UIL PA,  Enrico Matteo Ponti.
L'argomento in questione riguarda il futuro dell'ICE e le attività ad esso connesso.

Esimi Presidente del Consiglio e Ministro dello Sviluppo Economico,
Onorevoli Senatori e Deputati,

all’art. 22, commi 6, 7, 8, 9 del Decreto in oggetto si provvede alla costituzione di un nuovo soggetto, al posto dell’ICE, denominato ICE - Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese.

Il 6 luglio l’ICE era stato soppresso. L’Ente era stato da tutti giudicato riformabile ma non da sopprimere, come invece è stato inopportunamente fatto con la manovra di luglio scorso. Errore riconosciuto da tutti, in primis dagli stessi autori, tanto che nei mesi trascorsi imprese, associazioni imprenditoriali e la stessa politica avevano chiesto che si ponesse rimedio al danno fatto alle imprese, togliendo loro il supporto pubblico all’internazionalizzazione del sistema Paese.

Peraltro, fra i paradossi di questo Paese, poco dopo la sua chiusura, l’ICE, a seguito dell’analisi effettuata dalla C.I.V.I.T, si posizionava al primo posto rispetto a tutte le altre Amministrazioni Pubbliche e gli si riconosceva l’elevata qualità della strategia adottata nel piano della performance, dal punto di vista della completezza, comprensibilità e in particolare della adeguatezza a quelle che sono le esigenze di internazionalizzazione espresse dalle PMI italiane!

Non a caso, dall’assise degli imprenditori riuniti in occasione degli Stati Generali del Commercio Estero, tenutasi alla fine di ottobre, erano state chiaramente avanzate alla Politica due precise richieste:

• la costituzione di un nuovo soggetto, che continuasse a garantire pienamente il sostegno pubblico a favore del sistema produttivo nazionale e quindi alle nostre aziende nei processi di export e di internazionalizzazione;
• assicurare, nelle more della realizzazione di tale progetto, il pieno svolgimento di tutte le attività già in capo all’ICE, al fine di non creare ulteriori danni alle imprese.

Avevamo sperato, non lo nascondiamo, che il nuovo Governo, guidato da Tecnici, avrebbe sull’argomento ragionato con la dovuta massima attenzione e consapevolezza, scevro dai laccioli della politica, al fine di arrivare ad una vera riforma di tutto il comparto dell’internazionalizzazione e alla costituzione di un nuovo soggetto attrezzato per competere con le realtà presenti negli altri Paesi e rispondere al meglio alle esigenze delle imprese.

Abbiamo dovuto invece constatare dalla lettura dell’articolato, peraltro inserito in fretta e furia basandosi su una precedente versione, peggiorata, che la decisione di questo Governo è distante anni luce dalla realtà e non risponde alla aspettative; altro che proclami che affermano “abbiamo ricostituito l’ICE”.

Da un ente che solo nel 2010, tanto per citare qualche dato, ha infatti organizzato centinaia di iniziative promozionali e di formazione in svariati settori merceologici, fornito migliaia di servizi di assistenza e consulenza specializzati, con il decreto che ci si prepara a presentare al Senato si prevede di far nascere un’agenzia con ruolo, funzioni (ad esempio non è più prevista la Formazione, tra i fiori all’occhiello del soppresso ICE) e risorse assolutamente insufficienti a garantire al Sistema Paese un efficiente strumento pubblico di sostegno all’internazionalizzazione.

Leggendo il testo e ragionando con attenzione, ciò appare evidente.

La nuova Agenzia viene costituita con un dotazione organica (che non vuol dire unità effettive che lavorano) di massimo 300 unità di personale trasferito dall’ex ICE, da individuare mediante una valutazione comparativa per titoli!

In proposito, appare del tutto singolare che in un provvedimento normativo di così largo respiro, come il Decreto “Salva Italia”, si pensi di fissare un dato così importante senza nessuna preventiva e dettagliata comparazione con le numerose funzioni e la mission che dovrebbe svolgere il nuovo soggetto.

Se, poi, si volessero addurre presunte ragioni connesse a risparmi della spesa pubblica con l’istituzione di un organismo più “snello” dell’ex ICE, anche in questo caso le perplessità permangono forti, visto che non sono prevedibili effettive riduzioni di costi considerando che il contratto di riferimento è previsto sia uguale per tutti (personale trasferito all’Agenzia e personale trasferito al Ministero) e il personale trasferito al Ministero verrebbe comunque pagato per svolgere altre funzioni rispetto a quelle di propria competenza: è incomprensibile.

Le uniche riduzioni, effettive, sarebbero quindi quelle relative alla qualità e alla quantità delle prestazioni fornibili alle imprese a causa del dimezzamento e conseguente diversa collocazione di personale altamente professionalizzato, con evidenti penalizzazioni in un settore così specialistico come quello del commercio estero.

Altra valutazione: prendendo a riferimento il numero di 300 unità di cui al Comma 6, artt. 24 e 26-sexies lett. a, considerando che circa 100 persone di ruolo sono in servizio in questo momento presso la rete estera, 15 presso l’ufficio di Milano, presso la sede di Roma ne rimarrebbero 185 circa. Pur in considerazione di una situazione virtuosa, che è propria dell’Istituto, circa il 20% del personale è quotidianamente non presente per missioni, ferie, malattie, ecc.: come può pensare chi ha scritto questa norma che si possa far funzionare quotidianamente, nella migliore delle ipotesi, la nuova struttura con solo 130-140 persone?

Il destino poi delle reti della costituenda agenzia è assolutamente fumoso per quanto riguarda la rete estera e chiaramente perentorio per quanto concerne la rete Italia, dove invece sarebbe essenziale realizzare integrazioni logistiche o nuove realtà miste, tipo centri regionali per l’internazionalizzazione e/o SPRINT; è sul territorio che si incontrano, si aiutano e si fidelizzano le aziende.
Dovrebbe essere quindi il CdA della nuova Agenzia a determinare le forme e le strutture della presenza dell'Agenzia nelle Regioni, anche attraverso la stipula di apposite convenzioni.

Questo dimostra quanto la politica è lontana dalla concretezza e dalla realtà dei problemi.

Non a caso tutti i gruppi politici dell’arco parlamentare (PD e IdV in primis), che si erano detti assolutamente d’accordo sulle considerazioni esposte nel presente testo, si sono tirati indietro, non hanno presentato uno straccio di emendamento e non hanno mosso un dito per cambiare le cose!

Istituire, quindi, una nuova struttura che deve servire a colmare il vuoto creato dalla cancellazione dell’ex ICE, con un limitato e predeterminato numero di persone senza avere effettuato una approfondita analisi delle attività e delle necessità, potrebbe causare un ulteriore danno al Paese, in quanto l’Agenzia sarebbe molto probabilmente nell’impossibilità di svolgere correttamente le funzioni che l’ICE metteva a disposizione delle imprese e delle quali oggi le stesse imprese reclamano il mantenimento.
Occorrerebbe invece valutare adeguatamente le attività ed i compiti da realizzare e solo successivamente, con strumenti diversi dalla legge ordinaria, che per sua natura è di complessa modificabilità, decidere la dotazione organica.

Si sta quindi per compiere l’ennesimo madornale errore, in un momento il cui le esportazioni rappresentano l’unica vera possibilità di incremento del PIL.

Si vuole convincere l’opinione pubblica, le imprese, la politica e i media che si sta per costituire un’agenzia snella e flessibile ma così non è.

Occorre, a parere di questa Organizzazione Sindacale, fare una ulteriore riflessione: si guarda all’Europa solo quando fa comodo citarla?
Perché mentre gli altri paesi rafforzano le loro Trade Promotion Organization (i dati comparativi sono facilmente consultabili), in Italia la si soffoca?

Ciò di cui il Paese ha invece bisogno è un’Agenzia pubblica, non economica, che possa correttamente, compiutamente, efficacemente, prontamente rispondere alle esigenze delle imprese, specie quelle piccole e medie, che ancor più oggi, in questo momento critico, hanno bisogno vitale di avviare, proseguire e consolidare processi di internazionalizzazione.

Alleghiamo, ad ogni buon fine, tre emendamenti che riteniamo essenziali, almeno per far partire la nuova Agenzia.

Grazie dell’attenzione.


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lorenzo  - ingegnere |12-01-2012 16:00:56
era ora che quacuno rappresentasse la verità-a proprosito i 107 giovani vincitori di concorso -che fine faranno?
grazie