Anche al Senato la crisi incalza, soprattutto al ristorante dove, a causa forse degli aumenti, gli affari sono andati velocemente a picco e una parte del personale è stato licenziato.
La Gemeaz Cusin infatti, la società che gestisce in appalto il ristorante, la buvette e la tabaccheria del Senato, ha inviato 9 lettere di licenziamento a carico di una parte del personale.
Ieri, i camerieri hanno protestato occupando simbolicamente la bouvette, poi alle 19.30 il servizio è ripreso. Uno dei camerieri ha spiegato: “Ci siamo barricati nel ristorante e ci resteremo finché non avremo delle risposte: il 20 sono arrivate 9 lettere di licenziamento (6 camerieri, 2 cuochi e 1 addetto alla tabaccheria)”.
Della situazione sono subito venuti a conoscenza i questori di palazzo Madama, il presidente Renato Schifani e il direttore della società.
L'aumento dei prezzi alla Casta miete, dunque, le prime vittime: i dipendenti.
La variazione del listino prezzi è stata decisa dai questori dopo la pubblicazione, nei mesi scorsi, del menù a buon mercato di palazzo Madama. Infatti i costi dei lauti pranzi di Senatori e loro ospiti, ovvero di ogni singola pietanza servita, gravavano per l’87% sui contribuenti: ricorderete certamente che un risottino al filetto di rombo e fiori di zucca costava ben 3 euro e 34 centesimi, e una succulenta bistecca di manzo, ben 2 e 68. Senatori e relativi ospiti contribuivano solo per il 13,3% dei costi. In quei tempi di vacche grasse, i tavoli erano tutti occupati, e i camerieri molto indaffarati, tra un cambio di posate d'argento e un filetto di bue a 5 euro e 53.
Ma poi, è arrivata la crisi, accompagnata anche dalle numerose polemiche sui privilegi di Casta e affini, e così, i clienti di spicco hanno cominciato a disertare il ristorante. Il motivo? L'aumento dei prezzi: dal 13,3% del costo per le pietanze meno pregiate, si è passati al 50%, davvero troppo per chi ha dei “miseri stipendi!”.
La ditta appaltatrice Gemeaz Cusin ha fatto sapere che "A seguito della decisione assunta dal collegio dei senatori questori, con la quale sono state sensibilmente incrementate le quote percentuali a carico degli utenti del servizio, si è verificata una eccezionale diminuzione dell'attività del ristorante dei senatori, sia con riguardo all'affluenza, ridottasi di oltre il 50%, sia con riferimento ai quantitativi di pasti somministrati, ridottasi per il numero di pietanze, sia con riguardo alla tipologia di pasti di tipologia superiore e pregiata la cui incidenza è diventata marginale, mentre in precedenza la pressoché totalità dei pasti serviti appartenevano a tali tipologie". Alla luce dei fatti, e secondo quanto riferito dagli stessi dipendenti, la ditta Gemeaz Cusin avrebbe anche deciso di ritirarsi dall’erogazione del servizio e contestualmente cominciare col licenziamento di 9 dipendenti, anche perché i pochi commensali rimasti, sembrerebbero tutti a dieta ferrea: riso in bianco, pasta in bianco, e al massimo una insalatina.
L'aumento improvviso dei prezzi ha così provocato numerose “Onorevoli diete”, dai senatori ai giornalisti parlamentari, e un sensibile crollo del fatturato.
Un crollo che si accompagna alle paure più recondite che un periodo di recessione può infliggere a chi teme perdite economiche preoccupanti ai fini del personale sostentamento quotidiano: possibile taglio delle indennità, riduzione della diaria, senza dimenticare il contributo per il portaborse che, se verrà eliminato, inciderà (?), o peggio ancora se i vitalizi seguiranno la strada del sistema contributivo. Insomma perché i camerieri licenziati dovrebbero scioperare se alla fine la Casta perde tutto questo? Davvero raccapricciante, soprattutto se si ascolta l'onorevole del Pdl Mario Pepe, che arrabbiato afferma: “Ridurre deputati e senatori alla fame vuol dire rendere il parlamento schiavo dei poteri forti”, ha affermato a Monica Guerzoni del Corriere della Sera.
E intanto, ristorante che vai, Senatore che trovi, infatti fuori dal Palazzo gli incassi sono un boom, senza scordare che, a breve, mentre i camerieri finiranno licenziati o in cassa integrazione, a Palazzo faranno il loro ingresso 7 nuovi assunti: nuovi dirigenti con nuovi stipendi, che compenseranno più che abbondantemente, il risparmio ristoro. Una partita quasi in pareggio, per 7 dirigenti assunti se ne vanno 9 dipendenti alberghieri, niente male, non c’è che dire.
Angelo Cicolani, questore del Pdl, ha reso noto che “I dipendenti sappiano che cercheremo di aiutarli in tutti i modi: abbiamo subito convocato l’azienda per capire le sue intenzioni e ci vedremo domani mattina”, poi prosegue “Il Consiglio di presidenza ha dato mandato ai questori di rescindere il contratto con la Gemeaz Cusin e fare una nuova gara, che sarà pronta fra tre o quattro mesi». Ovviamente ci sarà un clausola di solidarietà, perché chi subentrerà abbia l’obbligo di assumere il personale già presente". Il questore, però, sottolinea che “siccome stiamo individuando delle modalità di erogazione del servizio meno costose (ad esempio passeremo dal servizio al tavolo al servizio a buffet), non so se la clausola riuscirà ad essere valida per tutti. Anche se magari si possono individuare nuovi servizi in cui ricolocarli, per esempio non sostituendo persone in pensione dal Senato...”.
E mentre a Palazzo si attende il futuro, i lavoratori intanto, si preoccupano del presente.
S.B.














