Il ministro per la Cooperazione internazionale e l'Integrazione, Andrea Riccardi (in foto), dopo la protesta circa le interpretazioni date alle sue dichiarazioni circa la possibilità di dare un tetto stabile alla comunità Rom, tiene a precisare che “Come ministro dico che la situazione dei Rom non è delle più brillanti, come cittadino mi sono vergognato della loro condizione in Italia. Dobbiamo agire per il superamento dei campi rom”.
“Ci sono fondi europei utilizzati solo al 10%” ha spiegato Andrea Riccardi, sollecitando l’elaborazione di una strategia nazionale per affrontare la questione delle comunità rom e sinti presenti nel nostro Paese.
Il ministro Riccardi ha comunque ribadito che “il suo ministero non ha competenze particolari sulla questione dei rom e sinti”, aggiungendo che il dicastero “deve essere ancora fondato”.
“Sono amico fin da ragazzo dei rom e dei sinti – ha continuato Riccardi – e sono convinto che in Italia non possa continuare una situazione come quella attuale. Bisogna promuovere una giusta e degna evoluzione di questa situazione”. Ma vorremo chiedere al ministro se prima di essere amico dei rom e dei sinti sia, dalla sua carica istituzionale, amico degli italiani.
Insomma quella del neo ministro sembra una presa di posizione personale, che seppur nelle buone intenzioni, rischia di divenire una “bomba” visto che a quanto pare Riccardi sembra non conoscere a fondo la realtà della situazione italiana. Sì, perché c’è moltissima gente italiana che ancora non riesce ad integrarsi e lo Stato sembra essere latitante; perché molti non arrivano a fine mese soprattutto dopo la manovra “lacrime e sangue” varata dal governo Monti; perché sconosce che in Italia il fenomeno del razzismo non esiste perché per antonomasia è un Paese dedito all’accoglienza (vedi i nostri connazionali lampedusani); perché se è giusto garantire un futuro a coloro che stanno peggio di noi, è anche corretto e forse primario pensare a chi ha le radici nel nostro Paese.
No, questo non vuol dire essere tacciati come “razzisti” o persone che istigano alla violenza, ma vuol dire amare la propria Nazione e avere a cuore quelle situazioni che spesso vengono abbandonate e relegate in secondo piano rispetto alle emergenze dei numerosi Rom e Sinti presenti in Italia.
Se la proposta del ministro Riccardi è quella di usufruire dei fondi europei, giustificando così il “costo-zero” per lo Stato, ci si chiede se quei fondi invece non possano essere destinati alle tantissime emergenze che vivono i nostri connazionali.
Non è “razzismo”, è solo avere maggiormente a cuore la Nazione e suoi cittadini; chi pensa che l’Italia sia tale, allora ne fa un uso strumentale e disfattista rispetto ad un problema che sicuramente non può essere risolto a parole e spot.
Di questo comunque bisogna dare atto al ministro che forse conosce la realtà e dunque la sua è più una presa di posizione personale che altro. Infatti in una intervista rilasciata all’Unità tiene a precisare che “spetta alla politica (e a chi, in particolare, il Parlamento e il governo ha affidato l'incarico di occuparsi di integrazione), lavorare con lena, senza illusioni ma con ottimismo, per ridurre le distanze, avvicinare le diversità, comporre le diverse esigenze”. “Non ci si può dividere – evidenzia ancora Riccardi - tra filo-immigrati e anti-immigrati, tra difensori degli italiani e paladini degli stranieri. Posto così, il problema diventa ideologico e dunque irrisolvibile. E per giunta fonte di esasperazione e di rischi”.
“E' un momento – conclude il ministro – invece in cui serve ragionare, pacatamente, intorno alle soluzioni dei problemi. Ci si può dividere, legittimamente, su quali politiche adottare. Bisogna però incominciare a discutere non sull'esistenza del problema, che è un grande tema globale che va molto oltre le nostre piccole frontiere; ma serve concentrarci tutti, responsabilmente, sul modo di risolverlo: una questione di metodo, che però consente di fare passi da gigante verso la soluzione delle questioni. Insieme ce la si può fare. E' proprio in questa direzione che intendo lavorare nei prossimi mesi”.
Francescochristian Schembri
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