2011 agrodolce in casa Atalanta. La società bergamasca dopo una stagione trionfante nel campionato di Serie B si è ritrovata vicino al precipizio, complice lo scoppio del nuovo scandalo del calcio scommesse. Uno scandalo che, a distanza di 30 anni dal primo, presenta scenari ancora più inquietanti.
L’Atalanta viene coinvolta, ma solo indirettamente, perché i primi sospetti portano a Cristiano Doni. La procura di Cremona, titolare dell’inchiesta chiamata Last Best, vuole vederci chiaro e il sospetto che il capitano orobico faccia parte del giro degli scommettitori e dei presunti manipolatori delle gare di campionato e Coppa Italia, diventa più che una semplice ipotesi. Doni inizialmente viene ascoltato solo come persona informata dei fatti; Nicola Salvini, il Gip di Cremona e il procuratore capo, Roberto Di Martino, indagano in modo più approfondito per capire se anche la dirigenza atalantina fosse coinvolta o semplicemente a conoscenza di quanto stesse accadendo. In parallelo alla giustizia ordinaria inizia a muoversi quella sportiva che opera in modo diverso ai giudici ordinari. Il Procuratore federale Stefano Palazzi fa le sue richieste, la commissione disciplinare si pronuncia. L’Atalanta è condannata a sei punti di penalizzazione e lunga squalifica per il suo capitano, Cristiano Doni.
Purtroppo i guai per il centrocampista nerazzurro non finiscono: la stagione calcistica inizia e fortunatamente bene per la squadra bergamasca, Doni inizia a convivere con la squalifica, ma le indagini proseguono e la procura cremonese arriva a scoprire ulteriori particolari che porteranno all’arresto dello stesso Doni esattamente poco prima di Natale. Doni è solo un accusato, ma il centrocampista viene scaricato dalla società orobica; ora dovrà solo pensare a difendersi per dimostrare la sua innocenza e smontare il piano accusatorio. La sentenza del tribunale stabilirà la sua colpevolezza o innocenza. L’Atalanta come squadra e società, pensa solo ad andare avanti. La dirigenza, tramite il suo pool di avvocati, sta lavorando per tutelare la sua immagine e dimostrare che la società è completamente estranea ai fatti. Particolare che scongiurerebbe soprattutto nuove ripercussioni sul fronte sportivo. Un ipotetico coinvolgimento societario, ragionando per assurdo, significherebbe accusa per responsabilità diretta e condanna alla retrocessione d’ufficio in Serie B. Di questa situazione antipatica e imbarazzante creatasi né parla Marco Ferri, difensore atalantino, protagonista di un buon campionato: “Il caso scommesse? Dobbiamo pensarci il meno possibile". Purtroppo quelle che sono accadute sono brutte cose. Dispiace che si siano verificate ma credo che a tutti nella vita capiti di sbagliare. Noi ora dobbiamo solo badare a preparare al meglio le prossime partite sul campo, tenendo tutto il resto fuori. D'altronde per una squadra come la nostra che punta alla salvezza ogni punto è prezioso, vogliamo continuare a muovere la classifica”. "Guarda e passa", diceva un vecchio poeta nostrano; da oggi è il motto di casa Atalanta. In quel di Bergamo contano solo il campo e le vittorie. La salvezza è a portata di mano, un obiettivo che Colantuono e la sua troupe non vogliono farsi sfuggire.
Marco Chinicò













