Mercoledi, 23 Maggio 2012

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Crisi che uccide: da Nord a Sud strage di imprenditori, oppressi da fisco e licenziamenti



     

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Crisi che uccide: da Nord a Sud strage di imprenditori, oppressi da fisco e licenziamenti Ancora morti o meglio ancora suicidi che hanno un’unica causa: la crisi.

Nella notte a cavallo tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012 quattro nuove vittime si inseriscono nel lungo elenco di morti per qualunquismo e denaro, per “Procurata crisi”. La crisi si porta così nella tomba un bagaglio di speranze, sogni disattesi, e perdite economiche. Tra le vendite stagnanti e il pressante fisco che, costringono a licenziare, gli imprenditori preferiscono morire.

I FATTI
. La notte del 31 dicembre scorso si è suicidato l’imprenditore catanese Roberto Manganaro, aveva 47 anni. L’uomo era titolare, assieme al fratello Giuseppe, di una concessionaria di moto attiva da oltre 30 anni a Catania, e la notte di capodanno ha preferito, ai festeggiamenti, una ingente dose di barbiturici e poi l’impiccagione. Secondo primi accertamenti l’imprenditore catanese soffriva da tempo di depressione che si è poi accentuata per i gravi problemi economici della sua azienda, depressione acuita in seguito per la costrizione di dover licenziare i suoi dipendenti, nonostante negli ultimi mesi avesse tentato di tutto per evitarlo, ricorrendo anche al part time. Gli inquirenti intervenuti sul posto la mattina del primo giorno dell’anno, non hanno trovato nemmeno un biglietto che spiegasse quel gesto disperato. Secondo indiscrezioni raccolte, la decisione di licenziare lo aveva molto provato, l’imprenditore aveva un forte legame con tutti i suoi dipendenti, li considerava come appartenenti alla propria famiglia. La grande folla che ha partecipato ai suoi funerali testimonia proprio questo. Ma forse indica anche lo stato di disperazione mista ad orgoglio che attanaglia, da Nord a Sud, senza distinzione di classe e ceto, il popolo italiano, piegato dalla crisi imperante e dal fisco.

Poche ore prima a Bari un anziano s’era buttato dal palazzo dove abitava perché impaurito dal fatto di non riuscire a pagare i 5000 euro che l’Inps gli chiedeva.
Temeva di perdere l’unica cosa che possedeva: la sua casa. L’anziano, titolare di una pensione di 700 euro mensili, composta da una pensione sociale di 450 euro, più altri 250 euro per aver lavorato alcuni anni all’estero, in Germania e Olanda, era aggredito dai debiti, e l’Inps ora, con una lettera, gli aveva comunicato di avergli corrisposto, per errori materiali nei calcoli, circa 5000 euro indebitamente: somma che doveva restituire con rate di 50 euro al mese. Il pensionato in preda alla disperazione s’è gettato dunque dal balcone per una cartella esattoriale.

Il 30 dicembre sera si è tolto la vita un ingegnere bolognese di 46 anni, Francesco Fabbri, contitolare della Silpa Costruzioni snc. E’ stato trovato semicarbonizzato nel suo ufficio a Idice di San Lazzaro. L’imprenditore, che non fumava, era sceso dal suo ufficio per chiedere un accendino, poi l’incendio, divampato dentro il suo ufficio e poi fuori. La scientifica dell’Arma dei carabinieri non ha trovato all’interno dell’ufficio tracce di combustibili né contenitori di benzina o liquidi infiammabili. Fabbri era a capo anche di un’altra impresa edile, la Piramide, in liquidazione dal 2007. Gli inquirenti, interrogando moglie e socio, hanno solo scoperto che l’uomo aveva un’ipoteca sulla casa che però era riuscito a cancellare. Ora vaglieranno carte e cellulare dell’imprenditore per capire se avesse gravi danni economici in azienda. Tuttavia gli agenti una cosa certa la sanno: la crisi economica miete come una falce le sue vittime, ovunque.

E ieri invece, a Montefiore dell’Aso, nelle Marche, si è impiccato in un magazzino un agricoltore di 54 anni. I parenti dicono che negli ultimi mesi era ossessionato dalla paura della crisi, dall’idea fissa di non uscire finanziariamente indenne dal 2012, anche se al momento pare non avesse seri problemi economici, ma solo paure.

Segnali allarmanti, che si aggiungono a quelli dei mesi passati, un ritratto di un paese che urla disperato, un malessere che dilaga ovunque, ma soprattutto al Sud, pesantemente colpito e quasi senza politiche economiche degne di tale nome. Ma purtroppo le innumerevoli morti e le avvisaglie di pesante malessere sociale non sono bastate a invertire rotta, perché purtroppo si continua solo ad aumentano tariffe e prezzi dell'energia, comportando solo una più ampia e potente esplosione della crisi economica.
Maurizio Pompili, responsabile del Servizio per la prevenzione del suicidio dell’ospedale S.Andrea di Roma, ha affermato: “Con l’aggravarsi della crisi economica sono aumentati i suicidi e i tentativi di suicidio A decidere di farla finita non sono tanto i disoccupati di lungo corso, quanto le persone che perdono il lavoro o sono costrette a chiudere piccole aziende di famiglia: i piccoli imprenditori sono particolarmente a rischio. a rischiare di più sono gli uomini, in media di 40-50 anni, ma abbiamo visto anche casi di 30enni, che perdono il posto o sono costretti a chiudere l’azienda di famiglia. Piccoli imprenditori, soprattutto del Nord-Est, che non riescono a superare la fine del progetto di una vita, e sono costretti a fare i conti con un fallimento vissuto come un’onta”.
A preferire “Sorella morte” non sono tanto i disoccupati da anni, ma maggiormente le persone che perdono il lavoro o sono costrette a chiudere piccole e medie aziende di famiglia: i piccoli imprenditori sono maggiormente a rischio. La regione più colpita dal fenomeno suicidio, finora a ieri, era il Veneto. Ma il fenomeno si sta allargando, a macchia d’olio.

Una situazione molto simile a quella sperimentata durante la grande Depressione degli anni ’30, dove il “crollo delle speranze altrui” portò a innumerevoli tragiche conseguenze. E mentre, da Nord a Sud, le persone si uccidono, per il 2012 è in arrivo n bastimento carico di innumerevoli nuove tasse: dalla casa, con il debutto dell’Imu, al risparmio, dalle maggiorazioni per l’utilizzo dei servizi pubblici, come già avvenuto a Milano con i biglietti, ai prezzi record di carburanti, all’aumento delle tariffe autostradali, pari al 3,51%, ai rincari bollette di luce e gas. La riforma Fornero poi incrementa, da ieri, primo giorno dell’anno, le aliquote dei contributi previdenziali che i lavoratori autonomi versano, in particolare artigiani, commercianti e coltivatori diretti, fino al raggiungimento del 24%. Aumenti dell’1% anche per le aliquote contributive della gestione separata dei collaboratori coordinati e continuativi.
Il 2012 si preannuncia dunque, un anno molto difficile, soprattutto sul fronte occupazionale, dei licenziamenti e dei consumi. Secondo Federconsumatori, i rincari sono destinati ad arrivare fino a 2.103 euro a famiglia.
Spesso, i segali dell’attuale crisi economica sono stati sottovalutati, dal 2008, a crisi economica inoltrata, 1.600 persone, tra piccoli e medi imprenditori, hanno scelto di suicidarsi. Hanno scelto il suicidio per “dignità ”, per evitare forse, di essere trattati al pari dei delinquenti comuni. 1.600 cadaveri del “dio denaro”, che non hanno trovato spazio nelle cronache nazionali, troppo impegnate con i soliti fatti di cronaca nera familiare. Morti che non fanno notizia, anche perché ledono l’immagine del Paese, in special modo nei confronti dei rapporti internazionali.
Migliaia di famiglie sul lastrico, rimaste sole, abbandonate da Banche ed Istituzioni. C’è da dire però che, le Banche, non li hanno lasciati soli troppo a lungo, infatti hanno quasi subito iniziato a perseguitare i familiari dei morti con il solito e inesorabile “recupero del credito”.

Ovviamente tutto questo non basta a risolvere il rompicapo degli elevati costi politici italiani, quelli della “Casta”, che per primi dovrebbero indurre a pensare alla catena di morti per disperazione.
Le 37 pagine, depositate il 31 dicembre dalla commissione presieduta dal presidente del'Istat Enrico Giovannini, delineano, in parte, i costi della politica italiana, ma non portano a nessuna conclusione. La commissione non è riuscita a calcolare medie retributive europee e chiede una proroga sino al 31 marzo 2012; l’obiettivo resta lontano, ovvero fare un confronto serrato tra i compensi delle cariche elettive e gli organi istituzionali di sei paesi europei.
Mentre la gente si uccide, i benefit e i privilegi politici rimangono. I rincari ci saranno, ma non per tutti, per i politici probabilmente resterà la libera circolazione ferroviaria, autostradale, marittima e aerea, permessa dalla tessera che viene messa in tasca al deputato o al senatore di turno.
Mentre gli imprenditori si impiccano o si danno fuoco, resterà in essere l’indennità mensile di 11.283 euro per un deputato e 11.550 euro per un senatore?
Un articolo di Libero dice che, nonostante la crisi e la necessità di ridurre le spese, a parole accettata da tutti, i politici di Comuni, Province e Regioni non ci pensano proprio a rinunciare ai loro benefit e all’opportunità di qualche missione all’estero, salvo poi, lavarsi la coscienza con parole di sentite condoglianze dichiarate in situazioni estreme, quando la crisi ha oramai ucciso…..
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In Italia, si sa, se vuoi restare onesto devi pagare, anche con la tua stessa Vita. E lo Stato italiano che fa? Forse è sempre più lontano, forse guarda sempre meno ai cittadini onesti. Uno Stato attento e cooperativo solo verso chi sceglie le vie del compromesso e degli accordi di “alto livello”, un alto livello anomalo, becero, che costringe al suicidio gli onesti imprenditori e sostiene quelli disonesti. Chi nasce onesto non può diventare disonesto, e se costretto, preferisce morire.
Una società in cui l’uomo diviene un numero, ed è lasciato solo, alla mercé delle banche e/o dell’usura, che hanno carta bianca su tutto, insegna una sola cosa: farsi strada con l’uso dei compromessi, di ogni sorta. Ma indica anche il fallimento di uno Stato, poiché lo stesso permette di perdere la vita per tutelare disperatamente la propria dignità, evitare la vergogna e la disperazione.

S.Bonvini

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Adduso  - Se non si trova il modo di uscire da certe ‘’sotto |03-01-2012 17:06:15
In Italia, i civili cittadini abbiamo diversi ‘’nemici’’. I primi sono la mafia, la ndrangheta e la camorra, per le quali propongo una volta per tutte ‘’la soluzione finale’’. Poi un reticolato di presuntuosi magistrati distrettuali, che non devono dare forzosamente conto ed hanno alcuna responsabilità, e che sono sprezzanti delle esistenze individuali, sociali ed economiche locali, interessati solo a se stessi ed al potere della propria corporazione. E ancora, un’orda di egocentrici politici nazionali, regionali e provinciali, con ostentate lauree, il cui fine è solo quello di farsi mantenere, senza avere alcun legame empatico con le persone comuni, se non con quelle che gli fanno da portaborse, leccapiatti e finanziatori. infine una dittatoriale legge elettorale che ci vieta di fare democraticamente politica. Se non si trova il modo di uscire da queste ‘’sottomissioni’’, il resto è tutto inutile.