Mercoledi, 23 Maggio 2012

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Pirandello al Teatro Rendano di Cosenza



     

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Pirandello al Teatro Rendano di CosenzaUn allestimento del testo tutto nuovo che evidenzia la tematica del fallimento esistenziale per il giovane regista cosentino Giancarlo Cauteruccio che affronta per la prima volta la scrittura pirandelliana, scegliendo un romanzo e non una scrittura teatrale, grazie anche all’adattamento che ne ha fatto Giuseppe Manfridi.

E’ "Uno, nessuno e centomila" di Luigi Pirandello, prodotto dalla Compagnia Krypton di Firenze, il secondo titolo della stagione di prosa del Teatro Rendano di Cosenza, curata dalla responsabile artistica Isabel Russinova, e che andrà in scena martedì prossimo.

L’interprete principale è Fulvio Cauteruccio nel ruolo di Vitangelo Moscarda, il giovane banchiere siciliano che tenta di ricostruire la sua esistenza affrancandola dai condizionamenti imposti dalle convenzioni, alla ricerca del vero sé, possibile solo attraverso un atto di libertà.

Sul palcoscenico anche Monica Bauco nel ruolo dell’amante Anna Rosa e la giovane attrice Laura Bandelloni nei panni della moglie Dida.
Gli altri ruoli sono presenze incorporee, le voci off di Irene Barbugli, Roberto Gioffré, Riccardo Naldini, Carlo Salvador e Tommaso Taddei.
La scena, firmata da Loris Giancola, è un luogo metafisico abitato da voci ed oggetti.

Fulvio Cauteruccio si muove in un labirinto di sedie dislocate su una scala-altare in cima a cui troneggia, immersa in un buco fino alla vita, il suo alter ego, Anna Rosa. La discesa nel profondo del protagonista, la sua lucida follia, il suo parlare pensato lo conducono alla totale dissipazione di sé, e l’immagine finale dello spettacolo lo vede interrato fino al collo.

Ad officiare tutto il rito c’è uno specchio, occhio indagatore, che diviene simbolo dell’indeterminatezza della realtà. La storia dell’ ”umoristico antieroe della modernità”, viaggio amaro ed ironico dentro l’animo umano e la pena di vivere, da molti definito il “romanzo della solitudine dell’uomo”, fornisce l’occasione di far convergere in quest’opera tutta la visionarietà, la fisicità, il rapporto tra corpo e spazio.

Antonella Grasso


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