Che in Italia il problema fiscale sia un problema prioritario da risolvere, e mai affrontato seriamente, da parte delle nostre forze politiche è un dato di fatto inconfutabile. Negli anni passati tutti i Governi hanno trovato il modo di rimandare il problema, di prendere solo soluzioni-tampone, di creare aspettative di soluzioni poi mai rispettate, per la notoria paura
“politica” di andare a toccare gli interessi dei propri elettori. E di questo passo, anno dopo anno, siamo arrivati ai giorni nostri, dove tasse e tagli sono arrivati a livelli mai toccati prima.
Non si può più tassare oltre e soprattutto non si può più tagliare oltre. Bisogna , per forza di cose, trovare altre soluzioni che vadano oltre gli egoismi partitici che, fino ad ora, hanno salvaguardato solo alcune categorie di cittadini (o comunque alcune più di altre). Si parla di liberalizzazioni generalizzate e di liberalizzare un mercato che ad oggi è evidentemente “ingessato” su posizioni vecchie, teso a salvaguardare rendite di posizione solo di alcune categorie di cittadini o di settori di lavoro, di un mercato che non esiste più. Veniamo considerati un Paese vecchio, ed è vero, e lo siamo ancora di più per questa mancata di capacità di adeguarci ai nuovi mercati ed alle nuove regole di un mercato globalizzato, che non tenga più conto dei confini geografici. Negli altri Paesi europei, liberalizzare i mercati significa anche abbassare le tasse per creare nuove opportunità di crescita, quando da noi si continua a parlare di super–tassazioni su tutto e tutti, che non hanno senso alcuno e che sono delle vere palle al piede di un’economia che stenta a trovare vie di fuga da un evidente sistema malato.
Al Governo attuale chiediamo più coraggio e più decisione. Chiediamo di non lasciarsi imbrigliare dalle politiche conservatrici di un Parlamento che di fatto si pone fuori gioco, e che con “giochini da seconda repubblica”, tenta di darsi quel tono che ha perso per strada davanti a quei problemi che non ha saputo affrontare e risolvere. Problemi che il Parlamento ha sempre avuto dietro l’angolo ma che, colpevolmente, ha fatto finta di non vedere, non occupandosene, stanziandosi di fatto, in altre questioni lontane da quelle reali. Oggi, molti si sono scandalizzati dell’”operazione Cortina”, che pur essendo legittima, viene vista solo in modo punitiva ed inusuale. Ma bisogna entrare nell’ottica che gli evasori fiscali non sono i santarellini da proteggere e tutelare. Le azioni tipo-Cortina ovviamente devono essere considerate solo come dimostrative. Non possono essere le regole di un’Italia che ha intenzione di far pagare le tasse in modo giusto ed equo. Un sistema fiscale “dopato” , come quello attuale, deve assolutamente essere corretto. Non si può fare sempre far pagare le tasse ai soliti noti.
Bisogna avere il coraggio di andare a scovare, con metodi democratici e trasparenti, quel “popolo dei furbi” che tende a non dichiarare, nascondere, occultare. Bisogna innescare un meccanismo culturale nei cittadini che tendi a tutelare i “buoni cittadini”, che i metodi “Cortina” o “Equitalia” debbono essere considerati solo un ricordo di un passato teso solo ad individuare il male senza approntarne la cura.
Giovanni Firera
Vicedirettore
CorriereInformazione.it













