Mario Monti è stato nominato dal Presidente della Repubblica come Presidente del Consiglio dei Ministri a seguito delle dimissioni dell’ex premier, Silvio Berlusconi.
L’azione prioritaria e indispensabile che è stata affidata al governo tecnico era quella di “pareggiare i conti pubblici” e restituire ai mercati (e all’Eurozona) la fiducia sulla stabilità del nostro paese.
Giorgio Napolitano, dopo varie consultazioni, ha scelto una persona che, omai da molti anni, operava all’interno dell’Unione Europea e ne conosceva le esigenze e le previsioni.
L’Economista, però, è stato accusato di essere poco attento alle richieste di partiti e sindacati – nel suo governo tecnico non ci sono parlamentari o politici di professione e sta portando avanti, insieme al ministro Fornero, una riforma dell’articolo 18 che è stata tacciata di favorire i licenziamenti – e molto attento agli interessi delle banche.
Le casse delle banche
La motivazione data dal neo premier è quella di voler “tenere in piedi” il sistema creditizio che, a cascata, potrebbe agevolare famiglie e imprese ma… siamo sicuri che le banche si prodigheranno a sostegno degli italiani? O si sta, invece, favorendo il rafforzamento di una categoria che potrebbe essere definita come una “casta” che accumula solo “privilegi”?
Una domanda che è stata sollevata da molti esponenti del mondo politico e sociale che hanno sottolineato come il nostro sistema bancario è stato supportato anche “dall’esterno” tramite il tasso di interesse dell'1% dettato dalla BCE e che ha fatto entrare nelle tasche delle banche (senza alcun travaso in quelle degli italiani) 116 miliardi di euro.
Fiducia nel sistema bancario e nei grandi gruppi senza, però, alcun riscontro per quei piccoli imprenditori che cercano di superare la crisi (magari spesso dettata da ritardi nei pagamenti delle Amministrazioni Pubbliche) o per quelle famiglie che in poco tempo si sono trovate senza fonti di reddito a causa di un licenziamento inaspettato. Per queste due categorie, infatti, non è cambiato nulla: per avere un prestito bisogna dare credenziali sicure e, nel rifiuto a concedere finanziamenti l’istituto di credito “dimentica” il “superprestito” di cui ha beneficiato grazie alla decisione del consiglio guidato da Mario Draghi a livello europeo.
I “rubinetti” sono stati veramente “chiusi”?
L’accesso al credito è veramente bloccato?
La questione è fortemente correlata alla lotta all’evasione fiscale poiché il Governo, “spettacolarizzando” questa battaglia – un esempio è il bliz a Cortina – distoglie gli occhi su quei “Paperon de’ Paperoni” che incassano e accumulano senza investire dando fiducia al territorio e ai suoi progetti.
Il Governo vuole ancora “stare a guardare” e lasciare questo continuo e costante deupaperamento della fiducia nel sistema imprenditoriale italiano?
Quali prospettive devono attendersi le PMI?
Le azioni che devono essere perseguite dal nuovo governo tecnico devono vertere verso l’incentivazione reale delle banche verso le PMI generando dinamismo, incentivando le idee e i progetti imprenditoriali, stimolando la fiducia dei potenziali imprenditori a lanciarsi nel mercato.
Il caso Unicredit
Campanello d’allarme per la realtà economica italiana è dato dalla situazione interna del Gruppo Unicredit che, a seguito dell’andamento “ballerino” in borsa, pensa a una ricapitalizzazione di matrice europea che porterebbe non soltanto capitali esteri ma – peggio ancora – un vertice più vocato a mire internazionali e poco attento agli interessi dei piccoli creditori italiani.
Quello che accade, potrebbe essere, dunque, l’incipit di una perdita di fiducia negli investimenti nostrani e il soffocamento della morsa per gli imprenditori italiani.
Il Gruppo, con una nota, ha già fatto sapere che la loro politica creditizia è sempre la stessa: “La clientela che ci richiede fidi o prestiti viene giudicata in base a una scala di rating che va da 1 a 9, dove 1 equivale a rischio insolvenza pari a zero e dove 5 oggi rappresenta un'asticella da non superare", ha chiarito una fonte del gruppo, aggiungendo che "il rating viene fornito in modo automatico da un software a conclusione della pratica. Vengono presi in considerazione sia dati di bilancio sia dell'analisi andamentale, eventuali insoluti e andamento del settore merceologico di appartenenza".
Marcella Sardo
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