Non ha il carisma e il fascino del suo compianto predecessore, ma certamente Tim Cook avrà pochi motivi per lamentarsi del suo conto in banca. Nel 2011, secondo la speciale classifica stilata da Forbes, è stato lui il manager più pagato del mondo. E di gran lunga.
Allo stipendio base di 900 mila dollari annui (che immaginiamo sia sufficiente a coprire le spese di vitto e alloggio) e ad un bonus dello stesso importo che l’azienda gli ha riconosciuto lo scorso anno, bisogna aggiungere infatti un portafoglio di titoli a suo nome che ammonta alla stratosferica cifra di 378 milioni di dollari.
È chiaro che il paragone è impietoso, ma è giusto forse ricordare che Steve Jobs lavorava per un simbolico stipendio nominale di 1 dollaro. Per carità, non è che patisse gli stenti anche lui, visto che aveva in dote 5,5 milioni di azioni che oggi valgono la bellezza di 2,3 miliardi di dollari.
Del resto è inutile stupirsi. Alla faccia di qualsiasi crisi, i compensi dei top manager in America e non solo non hanno praticamente mai cessato di crescere. E infatti, secondo i dati di Forbes, le 500 più grandi aziende americane hanno segnato nel 2011 un incremento del 16% alle retribuzioni dei rispettivi Ceo. Per un totale di 4,5 miliardi di dollari (circa 9 milioni di dollari a testa).
Anche in questo mondo dorato di nababbi, in ogni caso, il cedolino di Cook rimane fuori confronto. Vale infatti più della somma dei dieci manager più pagati in classifica. Che onestamente sembra troppo anche per un’azienda che può vantare il maggiore indice di capitalizzazione della Borsa americana.
Nell’elenco dei paperoni d’azienda ci sono nomi e società poco noti in Italia. Per fortuna, verrebbe da aggiungere, perché coi tempi che corrono se questi fortunati vivessero da noi rischierebbero di trovarsi di fronte folle inferocite.
Basti sapere che il numero uno della Qwest Communications (un’azienda di telecomunicazioni che fornisce servizi di connessione ad internet) si è portato a casa lo scorso anno la bellezza di 65 milioni di dollari, mentre l’amministratore delegato della Walt Disney, Bob Iger, si è accontentato di 53 milioni e 32 mila dollari, tra stipendi, bonus e stock options.
È il capitalismo, bellezza.
Giuseppe De Marco













